Viva la scuola

La scuola in Italia è chiusa da giorni a causa dell’emergenza Coronavirus. Non era mai successo dal dopoguerra: chiudere le scuole di ogni ordine e grado, Università comprese, vuol dire stravolgere la vita del Paese e per questo, da subito, avrebbe dovuto convincerci che l’emergenza era vera.

Gli Istituti scolastici si stanno adoperando per arrivare ad una Didattica di Vicinanza (DdV), convogliando in una direzione condivisa e indirizzando verso un’organizzazione articolata tutta la ricchezza formativa prodotta inevitabilmente in maniera scoordinata con la Didattica a Distanza.

Qualche Istituto più evoluto, da subito, ha attivato piattaforme idonee con codici di accesso e collegamento diretto con gli insegnanti ma gli studenti non hanno ancora un assetto mentale pronto a questa nuova modalità di fare scuola inoltre alcuni non dispongono di un computer oppure quello di casa è utilizzato dai genitori in smart working. Certamente anche in questa fase a restare indietro sono i più fragili, senza un aiuto a casa e senza l’insegnante di sostegno.

Mentre l’istruzione italiana è impegnata a superare queste difficoltà, fermiamoci a pensare che in alcune zone del Mondo le scuole sono sempre chiuse, perché non esistono.

Secondo le stime dell’Unesco, sono circa 758 milioni gli adulti completamente analfabeti e 122 milioni i giovani, di età compresa tra 5 e 16 anni, che non sanno né leggere né scrivere. Circa il 60% del totale degli analfabeti è costituito da donne. Nell’Africa subsahariana, ad esempio, l’analfabetismo, soprattutto femminile, è praticamente la regola e in regioni come la Somalia il 98% delle bambine non andrà mai a scuola, nemmeno un giorno, in tutta la vita. E così in Niger, Mali, Burkina Faso. Anche in Pakistan, Yemen, Iraq e Siria la povertà e le precarie situazioni politiche ed economiche negano ai più piccoli il diritto all’istruzione, al gioco e di fatto a vivere la propria infanzia.

L’analfabetismo è uno dei più gravi problemi del mondo poiché la scolarizzazione è uno dei fattori chiave verso l’emancipazione, il riscatto sociale e il rispetto dei diritti umani ed è proprio l’esclusione dal percorso scolastico a perpetuare l’indigenza, con conseguenze devastanti su tutta la comunità mondiale.

Nel settembre 2015 più di 150 leader internazionali si sono incontrati alle Nazioni Unite per contribuire allo sviluppo globale, promuovere il benessere umano, proteggere l’ambiente. L’Agenda 2030 che hanno approvato prevede 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile per porre fine alla povertà, lottare contro l’ineguaglianza, promuovere lo sviluppo sociale ed economico sostenibile, affrontare i cambiamenti climatici e costruire società pacifiche appunto entro l’anno 2030.

Le Nazioni partecipanti hanno ribadito l’importanza della formazione e dell’istruzione di buona qualità per il miglioramento delle condizioni di vita delle persone, delle comunità e dell’intera società e il quarto punto dell’Agenda infatti recita: “Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva e opportunità di apprendimento per tutti”. Oltre all’istruzione dei giovani, si evidenzia anche l’importanza del legame tra istruzione e formazione professionale, della riqualificazione delle competenze, in linea con progresso e tecnologia, e quindi dell’apprendimento di qualità per tutta la vita.

Il fattore istruzione è fondamentale per rendere il mondo più sicuro, sostenibile e interdipendente e per raggiungere obiettivi quali la lotta alla povertà, la riduzione delle disuguaglianze, la tolleranza tra le società.

Una buona istruzione e lo stretto legame tra scuola e impresa aiutano lo sviluppo economico di un Paese.

Il valore del mercato globale dell’istruzione, al momento, è stimato intorno ai 5.000 miliardi di dollari, e gli analisti prevedono che possa raddoppiare entro il 2030, incentivato anche da megatrend quali cambiamenti demografici e sociali e rivoluzione tecnologica.

Il sistema istruzione ha le caratteristiche per offrire un potenziale interessante per gli investimenti e, trattandosi di un trend promettente praticamente agli albori, potrà inserirsi in dinamiche di crescita significative nel lungo periodo.

Nella speranza che entro il 2030 anche chi vive nei paesi più emarginati e vulnerabili abbia accesso all’istruzione e alla formazione professionale, adeguate alle esigenze e al contesto in cui vive, ricordiamo ai nostri ragazzi svogliati che andare a scuola è una fortuna.

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