Video killed the radio star

“We can’t rewind we’ve gone to far” (non possiamo tornare indietro, siamo andati troppo lontano), “pictures came and broke your heart” (sono arrivate le immagini e ti hanno spezzato il cuore): siamo nel 1979 e queste sono due strofe del brano “Video Killed The Radio Star” dei The Buggles. Perché mi è venuto in mente? Pensando a quello che è successo a Blockbuster e alla TV. È il 1997 quando, in una piccola contea della California, Reed Hasting, dopo aver pagato 40 dollari di penale per aver restituito in ritardo il DVD “Apollo 13” al proprio Blockbuster, pensa di lanciare un nuovo servizio di noleggio via internet di DVD, VHS e videogiochi, recapitati per posta. Il servizio permette di farsi spedire fino a 3 titoli mensili che devono essere restituiti per poterne ordinare dei nuovi, anche più volte nello stesso mese. L’idea funziona e nel 2006 Netflix raggiunge 6,3 milioni di abbonati. La vera rivoluzione si avrà nel 2007 quando, a seguito della spedizione del miliardesimo DVD, viene annunciata una piattaforma di streaming con abbonamento mensile e visione senza limiti via internet di tutti i titoli presenti in catalogo. Comincia una crescita senza sosta: nel 2010 gli abbonati diventano 20 milioni tra California, Nord America e Canada. L’approccio successivo comprende l’America Latina e nel 2012 lo sbarco nel vecchio continente. Nel 2016 gli utenti sono 86 milioni con una diffusione in 190 paesi; per il futuro Netflix tenterà l’espansione anche in Asia, uno dei territori più ostili per le multinazionali americane, ma Netflix ci crede e ha da poco annunciato il lancio del servizio in tutto il mondo ad eccezione di Cina, Siria, Corea del Nord e Crimea.

Il nuovo fenomeno della TV on Demand sta cambiando radicalmente il modo di utilizzare e di fare la televisione e “ha ucciso” quello che è stato il fenomeno del noleggio DVD, comportando il fallimento di Blockbuster. Il vero segreto del successo, oltre al costo dell’abbonamento mensile abbordabile, è la produzione di contenuti originali. Producendo i propri titoli, infatti, Netflix rende il proprio catalogo unico ed inimitabile inoltre, in questo modo, evita il problema dei diritti televisivi e può lanciare le serie in contemporanea mondiale. Altro aspetto positivo è che gli episodi di una stagione della serie vengono rilasciati tutti nello stesso momento, lasciando agli utenti la libertà di scegliere quando e come guardarli, anche tutti in una volta, facendo “Binge Watching” ossia guardando consecutivamente tanti episodi di serie televisive senza staccarsi dallo schermo per un periodo superiore al consueto. Una “maratona televisiva”.
Secondo il parere di alcuni esperti, queste abbuffate di serie TV sarebbero pericolose per la salute. La visione continuativa della televisione porta a una vita sedentaria, danneggia la vista, fa perdere la cognizione del tempo, crea disturbi del sonno e di natura relazionale con le persone. Esagerazioni a parte, il fenomeno ormai è inarrestabile e Netflix non ha intenzione di fermarsi anzi è sempre alla ricerca di novità e continua ad implementare nuovi servizi come ad esempio applicazioni dedicate al mobile con l’accesso a contenuti offline.

I mercati si evolvono e i player che non sanno cogliere il cambiamento, adattarsi o, meglio ancora, segnare la strada per primi, sono destinati a perdere.

Abbiamo salutato per sempre i video di Blockbuster ma la TV on demand prospera, d’altronde, come diceva Freddie Mercury: “The Show Must Go On”.

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