Verso un’economia sostenibile

Banca Consulia, da sempre sensibile ai temi di sostenibilità ambientale, benessere sociale e rispetto delle persone e dell’ambiente, molto presto darà ulteriore concretezza a questa scelta

La roadmap dell’UE verso lo sviluppo di un’economia sostenibile

Ci siamo. Il 31 gennaio 2018 la Commissione Europea ha pubblicato la relazione finale del gruppo di esperti (High Level Expert Group on Sustainable Finance – HLEG) dal titolo “Financing a Sustainable European Economy”, che contiene una serie di raccomandazioni per realizzare una strategia globale in materia di finanza sostenibile e integrare la sostenibilità nella politica finanziaria dell’UE. Si tratta, senza alcun dubbio, dell’inizio di una vera e propria rivoluzione.

ll Final Report propone infatti una serie di riforme che coinvolgono l’intera filiera di protagonisti dell’economia e della finanza: dalle norme sulla trasparenza dei prodotti al risparmio, alle regole di comportamento dei gestori, all’obbligo di attivismo per gli investitori istituzionali, fino a includere nella discussione i compiti delle Authority e le direttive europee Mifid II, Solvency II e Iorp.

Come segnalato dall’HLEG, la finanza sostenibile si basa essenzialmente su due imperativi.

  • migliorare il contributo della finanza alla crescita sostenibile e inclusiva nonché alla mitigazione dei cambiamenti climatici.
  • rafforzare la stabilità finanziaria incorporando fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) nelle decisioni di investimento.

Entrambi tali imperativi sono urgenti ed il gruppo HLEG ha proposto otto raccomandazioni chiave, che proviamo a riassumere di seguito.

1. Stabilire una classificazione di sostenibilità comune a livello di UE.

Capire chiaramente di cosa si parla. Se l’Europa vuole mobilitare capitali su larga scala per uno sviluppo sostenibile serve un sistema di classificazione tecnicamente solido. Occorre cioè sviluppare un sistema condiviso di definizione e classificazione dei prodotti e strumenti finanziari che possono essere considerati sostenibili. Questo significa che, finalmente, ci sarà un intervento chiarificatore in un mondo in cui ancora non è chiaro cosa si intenda con investimento etico o investimento Sri, quale sia la differenza tra filantropia strategica e impact investing, cosa significhi “esclusione” o analisi dei fattori Esg.

2. Definire l’impegno degli investitori che dovranno considerare un orizzonte di lungo termine e gli obiettivi di sostenibilità.

Finalmente, come da tempo proponeva anche Al Gore, si dovrebbero archiviare tutte le pratiche orientate allo “shortermismo”.

Questo significa, per esempio, che fondi pensione, fondazioni, casse di previdenza, assicurazioni, ma anche i normali fondi comuni, saranno obbligati a diventare, in qualche modo, degli investitori attivi e orientati al lungo termine. Il primo passo sarà, pertanto, indirizzare gli investimenti verso forme più coerenti con la sostenibilità del patrimonio in gestione. E questo comporterà un significativo impegno, lungo l’intera filiera dell’investimento.

3. Aggiornare le regole di comunicazione per rendere i rischi di sostenibilità completamente trasparenti, iniziando da quelli relativi ai cambiamenti climatici.

Per migliorare le regole inerenti i rischi e le opportunità del cambiamento climatico è necessario un framework efficiente di informazioni sulla sostenibilità, che coinvolga prodotti, assets finanziari, istituzioni e autorità finanziarie.

4. Rendere più funzionale ed efficiente il sistema di regole per la rendicontazione delle attività non finanziarie da parte delle imprese, a cominciare dai rischi e dalle opportunità legati al cambiamento climatico.

Questo punto è connesso al precedente. Per consentire agli investitori di verificare la sostenibilità degli asset in cui investono, le aziende dovranno produrre una rendicontazione sempre più trasparente e standardizzata delle proprie cosiddette attività non finanziarie. Sono ancora poche le Borse che chiedono obbligatoriamente di avere uno specifico reporting ESG, quale requisito di ammissione a quotazione.

5. Sviluppare e implementare standard e label ufficiali europei di sostenibilità.

Questo allo scopo di aumentare la trasparenza del mercato finanziario e di offrire agli investitori una maggior garanzia sull’effettivo impiego dei proventi in progetti con impatto ambientale positivo e misurabile. Viene infatti richiesta una disclosure per i fondi e quindi una green label, da sviluppare entro la fine del 2018. Per i bond la questione è anche più esplicita. L’obiettivo è creare uno standard europeo nel 2018, compresa una regolamentazione di certificatori e consulenti vari, che porti all’introduzione di una ‘green bond label’.

6. Realizzare “infrastrutture sostenibili in Europa”

Istituire il Sustainable Infrastructure Europe (SIE) con la funzione di stimolare gli investimenti in infrastrutture sostenibili, per esempio nei settori dell’ambiente e dell’energia, delle risorse idriche e della gestione dei rifiuti. Questo punto riguarda la creazione di un mondo reale “investibile” in modo sostenibile. Un grande impatto, quindi, anche per il mondo del Private Equity.

7. Governance e Leadership.

Modificare la governance e la leadership delle aziende per acquisire competenze per una finanza sostenibile. La cultura del settore finanziario deve essere allineata più strettamente con le prospettive di lungo termine e utili per la società. Da questo punto di vista, ciò che l’Hleg scrive in termini di engagement, utilizzo dei diritti di voto, integrazione degli ESG nelle strategie aziendali, ruolo e responsabilità dei componenti del board e, specificatamente, degli indipendenti, deve essere considerato un manifesto aziendale.

8. Includere la sostenibilità nel mandato di vigilanza della European Supervisory Authorities (ESAs) ed estendere l’orizzonte di monitoraggio del rischio.

Ampliare il ruolo e le capacità delle ESAs per promuovere la finanza sostenibile come parte dei loro mandati. Nel mese di settembre 2017 la Commissione ha annunciato che l’imminente piano di azione per la finanza sostenibile (primo trimestre 2018) includerà disposizioni volte a rafforzare il framework normativo e di vigilanza delle ESAs. Il gruppo di esperti HLEG fornisce alcune raccomandazioni specifiche su come interpretare l‘inclusione della sostenibilità nei loro mandati.

Si tratta, come possiamo immaginare, di un progetto ambizioso, che porterà ciascuno di noi a ragionare e soprattutto ad agire con priorità e impegni differenti rispetto al passato. Perché l’ecologista non è l’uomo che dice che il fiume è sporco, ma l’uomo che lo pulisce.

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