Tutta colpa di un guanto da sci

A Pechino, alla fine di dicembre 2020 è stato allestito un nuovo caffè, in un importante quartiere finanziario nel sud della capitale. Fin qui nulla di strano.
Shen Xue, tre volte campionessa del mondo di pattinaggio artistico, negli stessi giorni, ha scaricato una nuova applicazione nel nuovo aeroporto di Pechino Daxing che, grazie a un chip attaccato al suo guanto da sci (sì, avete letto bene, guanto), le ha permesso di acquistare un biglietto della metropolitana, recarsi in città e comperarsi un caffè, proprio in quel locale attrezzato per accettare una nuova forma di pagamento, familiarmente chiamata “yuan digitale”.

Questo gesto, apparentemente semplice, nasconde una delle più grandi sfide politico/finanziarie/tecnologiche di Xi Jiping, e spiega molto di quello che sta succedendo su vari fronti, primo fra tutti l’attacco al bitcoin e alle big tech quotate.
Il leader cinese Xi Jinping ha chiuso recentemente le celebrazioni del centenario del Partito con un solenne discorso di oltre un’ora, pronunciato in piazza Tienanmen.
Lo sguardo di Xi è stato molto rivolto al futuro, e neppure tanto prossimo. Nel suo discorso, ha citato l’obiettivo di realizzare una “società armoniosa” e un paese “socialista forte, civile, moderno e democratico”. L’obiettivo della “società armoniosa” è da raggiungere entro il 2049, anno del secondo grande centenario, quello della Repubblica Popolare.

A metà strada c’è il 2035, anno entro il quale Xi dovrà completare invece la sua eredità politica. Un’eredità che lui sogna possa essere il completamento di quella che Pechino definisce “riunificazione nazionale”. Dopo aver azzerato l’autonomia di Hong Kong, nel mirino c’è adesso Taiwan. È proprio intorno all’Isola che si gioca la più delicata partita geopolitica globale. Non a caso, proprio in questi giorni si stanno effettuando nella zona importanti esercitazioni congiunte USA/Giappone. A buon intenditore…

Xi ha lanciato diversi messaggi significativi: “Qualsiasi tentativo di dividere il partito dal popolo cinese è destinato a fallire”, ribadendo così che il Partito è il centro di tutto e che nessuno deve illudersi di avanzare l’idea di un cambio di sistema politico in Cina, ipotesi suggerita più volte nell’ultimo anno dagli Stati Uniti. Sì, perché la Cina “macellata e vittima di bullismo è finita per sempre” e il “grande ringiovanimento della nazione è un percorso storico irreversibile”.
Irreversibile, così come pare essere l’adozione dello yuan digitale.

Quando la Cina ha iniziato a testare il suo nuovo yuan digitale, molti osservatori temevano che la valuta digitale emessa dalla Banca centrale rappresentasse una minaccia per il ruolo del dollaro Usa come valuta di riserva mondiale e mezzo di scambio preferito. Forse questo sarebbe un obiettivo troppo ambizioso: la vera minaccia potrebbe invece riguardare il settore privato.

Le imprese occidentali, per fare affari in Cina, in futuro saranno quasi certamente costrette ad accettare scambi e pagamenti in valuta virtuale e dovranno anche prendere in seria considerazione che il governo terrà sotto controllo i loro flussi di denaro. Perché, inutile nasconderlo, tra le varie implicazioni dello yuan digitale c’è anche quella di controllare agevolmente le transazioni e i pagamenti.
Il percorso potrebbe iniziare in maniera soft nel 2022, in occasione delle Olimpiadi invernali di Pechino. Arrivando all’aeroporto, si scoprirà forse che né i commercianti cinesi né i trasporti pubblici accetteranno la carta di credito Visa o MasterCard. Anche WeChat Pay e Alipay saranno inutilizzabili per gli stranieri, in quanto non dispongono né di un numero di telefono né di un conto corrente bancario in Cina.

All’aeroporto, invece, le banche cinesi proporranno forse un nuovo sistema: scambiare, senza spese, i dollari o euro con yuan virtuali. Basterà scaricare l’applicazione creata a questo scopo dalla Banca Popolare Cinese o, ancora più semplicemente, attaccare un chip a un badge da portare al collo o anche su uno dei guanti. Già, i guanti…

Lanciati dopo sei anni di lavoro preparatorio, i test della Banca Centrale Cinese sonosia tecnici – Pechino è ancora alla ricerca di una tecnologia in grado di elaborare eventualmente 300.000 transazioni al secondo – sia psicologici. I cinesi accetteranno che le autorità controllino le loro spese in tempo reale?
Nel frattempo, è quindi facile pensare che uno degli obiettivi della Banca Centrale sia anche quello di porre fine al duopolio nel sistema dei pagamenti. Insieme, i due giganti rappresentano il 94% dei pagamenti online del paese! Uno dei motivi della colpa di Jack Ma, fondatore di Alibaba, sarebbe stato, secondo il Wall Street Journal, il rifiuto di trasmettere i dati raccolti sui consumatori alla Banca Popolare Cinese.
In questa linea vanno interpretati i numerosi interventi regolamentari sulle varie big tech cinesi, ufficialmente legati solo a un miglioramento della struttura concorrenziale del paese, troppo sbilanciata verso situazioni di quasi monopolio.

Significative in questi giorni le difficoltà di Didi, l’equivalente cinese di Uber che, colpevole di essersi quotata negli USA con una delle più grandi IPO della storia, a pochi giorni dalla quotazione si è vista mettere sotto inchiesta dalla autorità cinesi. I funzionari di Pechino hanno infatti ordinato che l’app di ride-hailing, utilizzata giornalmente in Cina da milioni di utenti, venisse rimossa dagli app store, ufficialmente per “preoccupazioni sulla gestione dei dati dei clienti”.

Proviamo adesso ad unire i puntini su un altro fronte. Qualcuno potrebbe essere portato a vedere anche i recenti attacchi delle autorità cinesi al Bitcoin sotto questa luce, ovvero di facilitazione dell’avvento dello yuan digitale. Come diceva Andreotti, a pensare male si fa peccato ma spesso si indovina.
A causa della repressione sempre più decisa del governo cinese, nelle ultime settimane molti miners di bitcoin hanno interrotto le proprie operazioni nel paese. Stando a quanto scritto da diversi media del settore, buona parte di loro si starebbe trasferendo all’estero, in posti dove l’energia elettrica costa poco e la legge è più favorevole nei loro confronti, come il Kazakistan e, incredibilmente, il Texas, diventato la mecca delle criptovalute.

Le dimensioni attuali del fenomeno – che ha preso il nome di “great mining migration” (grande migrazione dei miners) – non sono ancora chiare, ma secondo il Global Times, tabloid in lingua inglese di proprietà del Partito Comunista Cinese, il 90 per cento della capacità dell’industria nel paese sarebbe già stata fermata. Questo dato potrebbe essere esagerato, ma al momento sembra verosimile che gran parte degli operatori cinesi intenzionati a continuare le proprie attività dovrà delocalizzarle all’estero.

Per la comunità internazionale la posta in gioco è alta. Circa dieci anni fa, i fondatori di Bitcoin volevano creare uno strumento monetario che non dipendesse più dalle banche centrali. Oggi la Cina sta realizzando un progetto diametralmente opposto.
Questa moneta virtuale in fieri ha il potenziale per creare il più grande deposito di dati sulle transazioni finanziarie del mondo. E sappiamo che i dati sono il nuovo oro nero. Gli esperti di un think tank australiano, l’Australian Strategic Policy Institute, nell’ottobre 2020 hanno pubblicato uno studio intitolato: “The Downside of the People’s Bank of China’s Virtual Currency”, nel quale hanno evidenziato che tali dati potrebbero creare “opportunità senza precedenti per la sorveglianza di massa”.

La conclusione di un ex funzionario Cia molto esperto sul tema è chiara. La Cina non sta cercando di superare la concorrenza e la supremazia del dollaro, bensì di costruire un’infrastruttura monetaria alternativa per mettere sotto controllo il sistema industriale, ovvero le imprese, e controllare altresì i dati comportamentali di centinaia di milioni di consumatori.
Pechino vuole porre le basi per una futura innovazione che renderà la Cina il centro dell’economia globale, più o meno allo stesso modo in cui lo sono diventati gli Stati Uniti negli anni Novanta, con Internet.

Pugno di ferro senza il guanto di velluto: il primo round è andato al padrone di casa, ma guai a sottovalutare le forze del mercato e gli animal spirits. La partita non è ancora finita e si giocherà su un terreno molto favorevole agli USA, la tecnologia dei semiconduttori.

Nel frattempo, “stay tuned” e arrivederci alla prossima edizione di settembre.
Buone vacanze a tutti!

Paolo D’Alfonso
Co-head della Direzione Wealth Management

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