Start up

Start up: dall’idea al mercato o viceversa?

Di questi tempi la “parola d’ordine“ è investire nell’economia reale, attraverso strutture finanziarie specializzate ( spac, sicaf ), aventi l’obiettivo di intervenire nel capitale sociale delle start up – o della loro versione più strutturata cioè le PMI non quotate – al fine di farle crescere e realizzare, con l’exit, le conseguenti plusvalenze e ciò senza contare le piattaforme di equity crowdfunding, approvate dalla Consob, o, più semplicemente, le “ vetrine televisive “, finalizzate a presentare al grande pubblico “giovani” imprese, onde ottenere l’interesse di qualche investitore.

D’altro canto il sistema normativo fiscale attuale , segnatamente l’aggiornamento della legge di stabilità , prevede numerosi incentivi, proprio per favorire la crescita delle start up e delle piccole e medie imprese innovative , quali ad esempio una detrazione, ai fini IRPEF ( se si agisce come privato ) del 30 % dell’investimento -fino ad un massimo di 1.000.000 di euro l’anno e ciò in sede di dichiarazione dei redditi per l’anno successivo- effettuato, anche indirettamente, tramite organismi di investimento collettivo del risparmio o altri tipi di strutture che interagiscono prevalentemente con le siffatte newco, beneficio previsto anche per le persone giuridiche ( 30 % di deduzione ai fini Ires, fino ad un massimo di 1,8 milioni di euro l’anno ) purchè l’investimento venga mantenuto per almeno tre anni, al fine di permettere alla società in cui si investe di crescere.

Tale contesto ha certamente favorito il proliferare delle nuove idee imprenditoriali, che si sono affacciate sul mercato attraverso i cosiddetti “incubatori aziendali” (business incubator), strutture organizzate che implementano ed accelerano lo sviluppo della nuova impresa, fornendo una vasta gamma di servizi di supporto integrati che includono – secondo la definizione fornita dalla Commissione Europea “gli spazi fisici dell’incubatore, i servizi di supporto allo sviluppo del business e le opportunità di integrazione e networking”.

L’erogazione di tali servizi e il contenimento delle spese derivante dalla condivisione dei costi e dalla realizzazione delle economie di scala – sulla scorta dei propositi addotti dalla European Commission Entreprise Directorate General – avrebbe dovuto migliorare, in modo significativo, la sopravvivenza e le prospettive di crescita delle nuove start up.
In realtà, la problematica di fondo scaturisce dalla tiepida reazione del sistema bancario che, pur apprezzando il supporto fornito alle newco dagli incubatori, sia nell’ambito di cluster e network, che nell’acquisizione di uno stile di gestione imprenditoriale, è apparso, di fatto, titubante a finanziare la nuova idea , proveniente dal giovane imprenditore , proprio per l’indubbia difficoltà di trovare una concreta collocazione della stessa sul mercato reale e ciò al di là del consueto rilascio delle fideiussioni personali ( dai genitori ) a garanzia della restituzione del finanziamento.

In altre parole, idee all’apparenza straordinarie, quale ad esempio quella di abilitare l’apertura dei bancomat bancari attraverso la lettura dell’iride dell’utente (che , come è noto , costituisce un unicum) in realtà difficilmente potrebbero rinvenire un’ adeguata risposta applicativa, proprio per i costi che, nell’esempio citato , comporterebbe la trasformazione di tutti gli sportelli automatici, al fine di adeguarli alla proposta nuova tecnologia.
In sintesi, solo assicurando la probabile esistenza del cosiddetto “ primo mercato “ alla start up – cioè l’interesse del mercato all’acquisizione dei prodotti che la newco interebbe realizzare – il sistema del finanziamento, di matrice bancaria o di altra provenienza ( business angel , fondi ecc ) potrebbe realisticamente mettersi in moto, costituendo, esso stesso, la miglior garanzia per la riuscita dell’operazione e per la restituzione del finanziamento o investimento.

Chi scrive aveva compreso, da anni, la necessità di invertire l’attuale “circuito logico “, che prende le mosse dall’idea del giovane imprenditore, prima “incubata” e successivamente proiettata sul mercato al fine di rinvenire degli investitori, per partire, al contrario, dal mercato stesso, il quale deve fornire , nell’ambito della programmata attività di pianificazione del modello di business – che ogni struttura imprenditoriale, ben radicata sul territorio, pone in essere – quel ventaglio di esigenze, all’interno delle quali deve svilupparsi l’idea.

Solo in tal modo la start up – e quindi l’intero sistema del finanziamento che gli ruota intorno – potrà avere la certezza di vendere i prodotti che produce , proprio perché gli stessi si allineano alle esigenze che lo stesso mercato richiede.

In tale ottica, iniziano a strutturarsi sul territorio nazionale piattaforme di corporate che , proprio nell’intento di partire dal mercato , indicano ai potenziali giovani imprenditori – attraverso strutture appositamente create, anche utilizzando il network universitario, quale fucina di idee – quali possano essere le loro esigenze imprenditoriali, al fine di far convergere l’idea con le necessità economiche di chi dovrà poi acquistarla, quando la stessa si sostanzierà in un prodotto commerciale.

Appare, peraltro, immediatamente indispensabile, e ciò dopo la creazione del primo contatto tra il corporate e la newco, procedere alla stesura di un contratto di partenariato – già testato con successo da parte di chi scrive – atto a regolare il costituito rapporto di joint venture tra i due soggetti, successivamente trasformabile, in ipotesi -posto che vi sia una comune volontà in tal senso- in un rapporto societario più strutturato, attraverso l’ingresso dell’imprenditore, che ha realizzato il primo mercato, nel capitale sociale della start up .
Solo in tal modo l’idea potrà divenire veramente appetibile, ben potendo, attraverso la realizzazione della newco, non solo avere consistente probabilità di essere finanziata, ma, soprattutto, di collocarsi, con successo , nel relativo segmento di mercato.

 

Avv Fabrizio Bracco
Studio Legale Bracco
Via G. Manessero n. 27
12084 Mondovi’ (CN) Italy
Telefono: (+0039) 0174.330054
Fax: (+0039) 0174.555452
E-mail: studiolegalebracco@gmail.com

Iscriviti a What's UP

Ricevi in anteprima tutti gli aggiornamenti