Star Trek ci può aiutare a investire?

Star Trek ci può aiutare a investire meglio?

Chi non ha mai visto qualche puntata di Star Trek? Per me era un appuntamento fisso, iniziato a metà degli anni ’60.

Ci ricordiamo quindi senz’altro del Dr. McCoy (il medico di bordo dell’astronave) e di Mr. Spock. McCoy era indiscutibilmente un umano, con le emozioni che giocavano un ruolo determinante nella sua vita quotidiana. Il Dr. Spock (metà umano, metà Vulcaniano) viveva determinato a impedire che le emozioni potessero prendere il sopravvento, lasciando alla mera logica il compito di guidare ogni sua azione. Possiamo utilizzarli come metafora per il funzionamento del nostro cervello, organizzato sostanzialmente in due emisferi, quello sinistro, che chiameremo Spock, dedicato alle operazioni logiche, analitiche, deduttive. E la parte destra, McCoy, destinata a prendere decisioni in maniera più intuitiva, sulla base di criteri di familiarità, similitudine, disponibilità. Queste scorciatoie mentali sono l’unico modo per poter affrontare problemi la cui risoluzione richiede una grande quantità di informazioni e che il sistema Spock non riesce assolutamente a fronteggiare. Il sistema McCoy è il sistema di default, nel senso che è quello che si mette in funzione automaticamente per ogni decisione, a meno che non si decida deliberatamente di attivare l’altro, che però consuma molta energia e si stanca velocemente. Al primo segno di surriscaldamento, riparte il sistema McCoy, l’emisfero destro, con le sue scorciatoie.

Quanti pensano di essere più simili al Dr. Spock, sbagliano di grosso. Si stima infatti che ben il 95% delle decisioni siano prese da McCoy. I neuroscienziati hanno scoperto che le parti del nostro cervello associate a McCoy hanno origini molto più remote delle altre. Abbastanza logico (scusate il gioco di parole), abbiamo avuto prima la necessità di sopravvivenza e poi quella di fare pensieri logici.

Il sistema McCoy ha innanzitutto il compito di farci stare sicurie pertanto comunica direttamente con l’amigdala (il processore destinato a gestire rischio e paura), che comanda direttamente il nostro corpo, facendolo reagire prontamente agli stimoli e bypassando completamente il simpatico ma lento Dr. Spock.

Vi immaginate se durante il processo evolutivo dell’uomo fosse stato il Dr. Spock a dover decidere se quel rumore dietro un cespuglio fosse quello di una tigre con i denti a sciabola o il semplice rumore del vento? Prima scappo, poi mi faccio la domanda, così è stato il nostro processo di evoluzione. Dal punto di vista evolutivo, meglio un falso positivo che un falso negativo!

Abbandonata la tigre dai denti a sciabola, torniamo a cercare di capire in quali occasioni facciamo maggior affidamento al pensiero ‘veloce’.

Uno studio dell’università di Cambridge (Gay Klein) mostra che la probabilità di usare il sistema ‘veloce’ aumenta se:

  • il problema è strutturato e complesso
  • l’informazione è incompleta e mutevole
  • lo stress è alto a causa della scarsità di tempo o a causa della posta in gioco elevata
  • la decisione si intreccia con decisioni che sono prese anche da altri.

Direi che non ci sono dubbi sul fatto che quasi tutte le decisioni di investimento rientrino in questa casistica pertanto possiamo ammettere di sapere che siamo esposti a tutti i condizionamenti del nostro emisfero destro, quando decidiamo cosa fare dei nostri soldi.

Facciamolo dire a Warren Buffet: “Il successo negli investimenti non è correlato al quoziente intellettivo. Accertato di disporre di una intelligenza normale, la differenza è fatta dalla capacità di tenere sotto maggior controllo ciò porta gli altri a crearsi i problemi, ovvero l’istintività”.Allora basta dire che tanto più siamo in grado di esercitare l’autocontrollo, tanto meglio potremmo dominare i nostri errori più comuni nell’attività di investimento?

La risposta è duplice. Per certi versi, conoscere i più comuni e pericolosi bias comportamentali è importantissimo per poter sviluppare un processo di investimento che provi a minimizzare gli errori.

Per contro, la conoscenza da sola non basta, in quanto è dimostrato che l’auto-controllo è come un muscolo, una facoltà che si acquisisce solo dopo innumerevoli tentativi ed esercizi.

È per questo che non tutti gli analisti finanziari, di cui Wall Street è ben fornita, riescono a diventare buoni investitori, nonostante molti ci abbiano provato.

L’investimento è più simile ad un’arte che non ad una scienza, che impone di far operare la parte destra e sinistra del nostro cervello con grande equilibrio e saggezza.

Solo persone eccezionali come il capitano Kirk – leggendario comandante della USS Enterprise – riescono infatti a far convivere McCoy e Spock nella stessa astronave possono ottenere gli stessi successi che la serie televisiva ha avuto negli ultimi 50 anni.

“Un semplice computer non potrà mai sostituire l’intuito, l’intuito dell’uomo che ha a disposizione tutte le risorse”. Così si esprimeva il Capitano Kirk, e come dargli torto?

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