Se non ora, quando?

Primo Levi ha pubblicato nel 1982 un romanzo che racconta la storia di alcune brigate partigiane polacche e russe durante la Seconda Guerra Mondiale e delle loro lotte, spesso d’avanguardia, per la conquista di una patria, di una identità sino allora negate. “Nella neve e nel fango avevano trovato una libertà nuova: se non ora, quando avrebbero potuto agire da protagonisti?”.

Quando le generazioni future guarderanno indietro a come i Paesi hanno reagito alla peggiore crisi della sanità pubblica e al più grande shock economico dell’ultimo secolo, cosa vedranno?

Vedranno leader che erano bloccati in vecchi modi di pensare e hanno cercato di salvare le tecnologie in declino del passato? Oppure vedranno leader che hanno riconosciuto l’opportunità di costruire un futuro migliore e più intelligente e trasformeranno una crisi devastante in un punto di svolta?

Presto avremo una risposta a queste domande.

I governi in tutto il mondo stanno discutendo su come mobilitare somme di denaro senza precedenti per stabilizzare le economie nazionali e contrastare la devastazione provocata dal nuovo coronavirus. In questo percorso, tutti si trovano di fronte a una scelta tra la vecchia strada e una nuova. Tra la protezione dei posti di lavoro nelle vecchie industrie e la creazione di posti di lavoro in quelle nuove. Tra la combustione del carbone e del gas e lo sfruttamento dell’energia rinnovabile. Tra danneggiare la nostra salute e migliorarla. E tra il peggioramento del cambiamento climatico e una pausa mentre si costruisce la resilienza del nuovo mondo.

La scelta è assolutamente chiara e non è solo tra la protezione dell’ambiente e la crescita economica, come alcuni cercheranno di sostenere. È una scelta tra capitalizzare le forze di mercato o combatterle.

Anche prima dell’arrivo della crisi coronavirus, la redditività dell’industria petrolifera era inferiore a quella registrata durante la Grande Recessione del 2008 e infatti le centrali elettriche a carbone hanno chiuso sia sotto Obama che sotto Trump. Nel frattempo, l’industria delle energie rinnovabili si è mossa costantemente e rapidamente nella direzione opposta: rendimenti in crescita, aumento degli impianti e aumento del numero di posti di lavoro.

Queste tendenze riflettono forze economiche più grandi, in quanto i leader aziendali, i consumatori e la finanza vedono valore in un’economia più verde. Nessuno ha più dubbi: è il mercato e non si può fermare.

La domanda di infrastrutture moderne e pulite continuerà quindi a rafforzarsi. Ma questa domanda rischia di rallentare senza un’azione governativa per finanziare progetti su larga scala che attirino gli investimenti privati di cui la nostra economia ha così tanto bisogno.

Sappiamo che questo tipo di investimenti pubblici in infrastrutture più moderne può accelerare la ripresa economica e stimolare una crescita sostenuta e a lungo termine, perché l’abbiamo già visto accadere nel passato.

La buona notizia è che il mercato degli investimenti in infrastrutture pulite non è mai stato così favorevole. Negli ultimi anni il costo dell’energia pulita è diminuito drasticamente, il che ha reso l’energia eolica e solare due delle industrie che creano posti di lavoro in più rapida crescita. Oggigiorno queste forme di energia sono più economiche dei combustibili fossili in gran parte del mondo e producono rendimenti migliori per gli investitori.

Allo stesso tempo, la capacità di stoccaggio delle batterie è ben al di là di quello che era solo pochi anni fa, rendendo i veicoli elettrici più attraenti per gli acquirenti. Gli investimenti pubblici nelle infrastrutture, tra cui un maggior numero di stazioni di ricarica, contribuiranno a ridurre ulteriormente i costi.

Non sorprende, tuttavia, che la risposta di alcuni governi alla pandemia abbia favorito al contrario i salvataggi delle compagnie petrolifere e del carbone rispetto al cosiddetto “potere pulito”. Nel creare progetti di aiuti e di recupero, occorrerebbe ascoltare non i lobbisti dei combustibili fossili, ma gli amministratori e i leader aziendali più vicini ai mercati dei consumatori.

Ma, fortunatamente, non tutto va in questa direzione.

Recentemente infatti la Commissione europea ha presentato la sua proposta per un importante piano di ripresa. Per garantire che la ripresa sia sostenibile, uniforme, inclusiva ed equa per tutti gli Stati membri, la Commissione europea propone di creare un nuovo strumento di recupero, Next Generation EU, integrato in un bilancio UE potente e rinnovato con una visione di lungo termine.

Sappiamo che per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 l’Europa deve trasformare il suo sistema energetico, responsabile del 75% delle emissioni di gas a effetto serra dell’UE. La strategia dell’UE per l’integrazione del sistema energetico e quella per l’idrogeno, entrambe adottate recentemente, getteranno le fondamenta per un settore dell’energia più efficiente e interconnesso, orientato al duplice obiettivo di un pianeta più pulito e di un’economia e una ripresa più forti.

Una parola chiave del progetto è proprio “integrazione” del sistema energetico.

La strategia dell’UE per l’integrazione del sistema energetico sarà il quadro di riferimento per la transizione all’energia verde. Il modello attuale – in cui ogni settore (trasporti, industria, gas, edilizia) costituisce un compartimento stagno di consumo energetico con catene del valore, norme, infrastrutture, pianificazione e operazioni proprie – non può traghettarci verso la neutralità climatica con efficienza di costo; il modo in cui gestiamo il sistema energetico deve integrare l’evoluzione dei costi delle soluzioni innovative. Bisogna creare nuovi collegamenti intersettoriali e sfruttare i progressi tecnologici.

Integrare il sistema energetico vuol dire pianificarlo e gestirlo nel suo insieme, collegando diversi vettori energetici, infrastrutture e settori di consumo. Un sistema del genere, interconnesso e flessibile, risulterà più efficiente e ridurrà i costi per la società: ciò significa ad esempio che l’energia elettrica che alimenta le auto europee potrebbe arrivare dai pannelli solari sui nostri tetti, mentre le nostre case potrebbero essere riscaldate dal calore generato da una fabbrica nelle vicinanze, la quale a sua volta si servirebbe dell’idrogeno pulito prodotto grazie all’energia eolica off-shore.

La strategia si basa su tre assi portanti:

  1. in primo luogo, un sistema energetico più circolare, imperniato sull’efficienza energetica. La strategia individuerà azioni concrete per mettere in pratica il principio dell’efficienza energetica al primo posto e usare in modo più efficace le fonti di energia locali negli edifici e nelle comunità. Esiste infatti un notevole potenziale di riutilizzo del calore di scarto proveniente da siti industriali, centri dati o altre fonti;
  2. in secondo luogo, una maggiore elettrificazione diretta dei settori d’uso finale. Poiché l’energia elettrica vanta la quota più consistente di fonti rinnovabili, dovrebbe essere sempre più spesso la scelta privilegiata per i trasporti. Ciò si tradurrà tra l’altro in una rete di un milione di punti di ricarica per veicoli elettrici, che affiancherà l’espansione dell’energia solare ed eolica;
  3. nei settori difficili da elettrificare la strategia promuove i combustibili puliti, compresi l’idrogeno rinnovabile, i biocarburanti e i biogas sostenibili.

Gli investimenti previsti hanno il potenziale di rilanciare l’economia dopo la crisi del coronavirus, creando posti di lavoro in Europa e rafforzando la nostra leadership e la nostra competitività in industrie strategiche fondamentali per la resilienza europea.

La posta in gioco non potrebbe essere più alta, per la nostra economia e il nostro ambiente. La disoccupazione continua ad aumentare e la finestra per evitare gli effetti peggiori del cambiamento climatico continua a chiudersi. Le decisioni che i governi prendono ora e nel corso dei prossimi mesi avranno profonde conseguenze economiche e ambientali per le generazioni a venire.

La scelta è solo nostra.
Se non ora, quando?

 

Paolo D’Alfonso
Co-head della Direzione Wealth Management

Collegamenti esterni:
Energy system integration strategy
Hydrogen strategy

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