Scudo fiscale per chi ha lavorato all’estero

In sede di conversione in legge del Collegato fiscale 2018 (D.L. 148/2017), incassata la fiducia dal Senato sull’approvazione del maxi-emendamento, è stata introdotta una sorta di scudo fiscale «riservato» poiché fruibile soltanto da alcuni soggetti e soltanto per alcune attività finanziarie ovvero quelle la cui fonte reddituale non è riconducibile ad attività di impresa.

Ambito soggettivo di applicazione della regolarizzazione

I beneficiari del terzo round di regolarizzazione di attività illecitamente detenute all’estero, dopo le due versioni di voluntary disclosure, sono:

  • i soggetti fiscalmente residenti in Italia (o loro eredi) ex residenti all’estero iscritti all’AIRE;
  • i soggetti che hanno prestato la propria attività lavorativa in via continuativa all’estero in zone di frontiera e in Paesi limitrofi.

Ambito oggettivo di applicazione della regolarizzazione

Sono oggetto di regolarizzazione le attività depositate e le somme detenute all’estero, alla data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L. 148/2017, su conti correnti e sui libretti di risparmio, per le quali non sono stati assolti gli obblighi dichiarativi previsti dalle disposizioni sul monitoraggio fiscale (RW).
Le attività oggetto di regolarizzazione sono limitate alle sole attività derivanti da redditi di lavoro autonomo o da redditi di lavoro dipendente prodotti all’estero.
Sono incluse anche le somme e le attività derivanti dalla vendita di beni immobili detenuti nello Stato estero di prestazione della propria attività lavorativa in via continuativa.
Sono espressamente escluse le attività e le somme che siano già state regolarizzate ricorrendo alla voluntary disclosure 1 o 2.

Modalità di regolarizzazione

La regolarizzazione, anche ai fini delle imposte sui redditi, delle somme illecitamente detenute all’estero, avviene mediante

  1. la presentazione dell’istanza di regolarizzazione che deve essere trasmessa entro il 31 luglio 2018;
  2. il versamento in autoliquidazione di un’imposta sostitutiva pari al 3% del valore delle attività e della giacenza al 31 dicembre 2016 a titolo di imposte, sanzioni e interessi.

Il versamento di quanto dovuto può essere effettuato:

  • in unica soluzione entro il 30 settembre 2018, senza possibilità di avvalersi dell’istituto della compensazione
  • in tre rate mensili di pari importo con il pagamento della prima rata che deve essere effettuato entro il 30 settembre 2018.

La procedura di regolarizzazione si intende perfezionata solo con il versamento di quanto dovuto in unica soluzione o, se si è optato per il versamento rateale, con il versamento dell’ultima rata.
Nella disposizione in commento nulla è precisato se la regolarizzazione consenta di sanare anche quanto dovuto ai fini IVIE e IVAFE.

dr. Federico LOZZI

Dottore Commercialista e Revisore Legale
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