Sarà l’Aurora

Oltre due milioni di alberi e arbusti piantati per far rinascere centinaia di ettari di terra rossa nel sud dell’India. I giovani di 124 diverse nazioni e di 23 stati indiani, circondati da una folla di presenti, mettono simbolicamente una manciata della loro terra natia e la Carta con i princìpi ispiratori in un bocciolo di loto realizzato nel marmo per inaugurare Auroville, la Città dell’Aurora, “luogo di un’educazione senza fine, di un progresso costante e di una giovinezza che non invecchia mai”. Il disegno della città è stato realizzato dall’architetto francese Roger Anger che, con i tratti di un’urbanistica innovativa e avveniristica, l’ha progettata per essere una città universale, dove persone di ogni nazione, di ogni orientamento politico e religioso vivono in pace ed in armonia tra loro, con la Natura e con l’Universo. Quattro aree concentrice: residenziale, industriale, internazionale e culturale. Inaugurazione il 28 febbraio 1968 con cerimonia trasmessa dalle radio dell’epoca e una folla accorsa per assistere.

*Foto originale, scattata il 28 febbraio 1968 tratta dal sito di Auroville

Stati Uniti d’America. Stephen Gaskin, professore di inglese e semantica alla San Francisco State University, nelle sue lezioni parla di tutto: pace, famiglia, liberazione sessuale, ecologia, nuova sensibilità sociale ed è talmente carismatico da attirare folle di studenti. Espulso dall’università, tiene le sue lezioni il lunedì sera, in un auditorium per concerti rock, richiamando sempre più giovani intorno alla necessità di un grande cambiamento. Nel 1971 fonda The Farm, il primo ecovillaggio del mondo, a Summertown, Tennessee.

Il ruolo delle città come poli aggreganti, fondamentali per lo sviluppo della società e per quello economico, ha subìto importanti trasformazioni nel tempo e non sono mancati esperimenti alternativi, animati da ideologie utopistiche. Oggi, nuovi bisogni e sfide diverse spingono più che mai a rivedere modelli e a proporre evoluzioni per ridisegnarne forma e contenuti. Concorrono a definire le nuove esigenze lo sviluppo demografico e l’urbanizzazione in alcune zone del mondo, l’invecchiamento della popolazione e l’adozione di nuovi modelli di famiglia in altre. Aspetti rilevanti che influiscono sulla rimodulazione urbana sono anche la crescente scarsità delle risorse, con la conseguente necessità di sfruttarle in modo più efficiente e sostenibile, e la tecnologia. Le città stanno cambiando profondamente e siamo solo all’inizio perché si prospettano rivoluzioni negli ambiti in cui c’è ancora tanto da fare quali l’edilizia intelligente e la domotica, i trasporti pubblici e privati, l’efficienza energetica, la digitalizzazione, la gestione dei rifiuti.

Per un virtuoso sviluppo dell’urbanizzazione secondo princìpi di sostenibilità ambientale e per migliorare la qualità di vita dei cittadini, si sente parlare sempre più frequentemente di smart city. Una smart city gestisce le risorse in modo intelligente e green, è autosufficiente energeticamente e attenta ai bisogni degli abitanti. I nuovi modelli urbani prevedono housing sociale, ossia alloggi di classe energetica elevata e con affitti abbordabili, mobilità veloce e sostenibile, servizi per la sanità efficienti, opportunità di educazione scolastica e di lavoro, attività ricreative, integrazione sociale.

Lo sviluppo della bioedilizia propone soluzioni che garantiscono il massimo comfort ambientale interno, riducendo consumi energetici e necessità impiantistiche. L’architettura bioclimatica, partendo dallo studio di temperatura, umidità ed esposizione al sole, disegna edifici, progetta la distribuzione degli ambienti, quella di finestre e balconi in modo da sfruttare l’irraggiamento solare con soluzioni per il risparmio energetico come l’alimentazione di serre bioclimatiche, muri massivi, camini solari, tetti e pareti verdi, facciate ventilate e sistemi di schermatura termica.

Gli esempi cominciano ad essere tanti. Neom, in Arabia Saudita, punta ad essere la prima città al mondo completamente high tech, oltre che la più vasta.

Woven City, città del futuro alla base del monte Fuji, con progetto presentato da Toyota, è pensata come un “ecosistema completamente connesso alimentato da celle a idrogeno” con costruzioni in legno e pannelli solari (il progetto è dell’architetto danese Bjarke Ingels).

Telosa (tèlos in greco è uno scopo superiore) è la smart city sostenibile che l’ex CEO della catena di supermercati Walmart, Marc Lore, intende costruire nel deserto americano secondo princìpi di architettura ecologica e di un “nuovo modello per la società” che preveda la proprietà condivisa della terra e la partecipazione dei residenti ai processi decisionali.

Anche in Italia non mancano progetti avveniristici. Un’area abbandonata, immersa nella natura prospiciente la Laguna di Venezia, potrebbe trasformarsi con 27 ettari di parco aperto a tutti, 3.500 alberi, impianti sportivi, una grande biblioteca, un auditorium, un campus per percorsi formativi completi, dalla scuola elementare alla specializzazione post-laurea, autosostenibilità energetica e creazione del bello, nell’accezione più ampia del concetto, partendo dal degrado di vecchie costruzioni fatiscenti. È H-Campus, progetto finalista al Prix d’Excellence FIABCI* che Filippo Jelmoni, Real Estate Investment Director di Finint SGR, ha presentato nel corso dell’evento Re Italy Meeting 2021, la convention italiana del real-estate organizzata da Monitor Immobiliare.

Insomma, nuove visioni di sviluppo ci portano già ora a nuove visioni del mondo e questo potrà orientare anche opportunità di investimento.

P.S. La Città dell’Aurora del 1968 è stata riconosciuta patrimonio dell’umanità dall’Unesco, conta circa tremila abitanti provenienti da 56 nazioni diverse, è energicamente autosufficiente, sfrutta l’energia solare, è attenta al riciclo, ha coltivazioni biologiche e costruzioni realizzate con le tecniche della bioedilizia.

*Per vedere l’intervento di presentazione del progetto:
https://lnkd.in/ex3S6TtE

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