La rivoluzione cinese dell’auto

Tutti abbiamo cominciato a cogliere gli effetti dirompenti dei piani di investimento portati avanti dalla Cina nel settore della telefonia mobile. Pochi invece hanno una visione di cosa stia succedendo nel mondo dell’automobile.

Li Shufu è il nome di un importante imprenditore cinese, forse poco noto a molti di noi.

Nel 1980 inizia la sua carriera fondando la Geely Group, una piccola azienda di frigoriferi.

Oggi Li Shufu è a capo della Geely Automobile Holdings, una delle maggiori case automobilistiche cinesi (una delle poche a non essere sotto il controllo governativo) e recentemente è diventato anche il maggiore azionista del colosso tedesco Daimler AG. La Geely, controllata da Li Shufu attraverso Zheijang Geely Holding Group, ha infatti confermato di avere acquisito una quota del 9,7% (per un valore di circa 7,5 miliardi di euro) del produttore di Mercedes-Benz.

Daimler sottolinea di “conoscere e apprezzare Li Shufu come un imprenditore cinese particolarmente preparato, con una chiara visione per il futuro”, un interlocutore “con il quale sarà possibile discutere in maniera costruttiva sui cambiamenti nel settore”.

Come per molti dei grandi imprenditori, gli inizi della carriera di Li sono stati modesti. Cominciò a produrre componenti per frigoriferi per poi passare alle auto, in un momento in cui pochi pensavano che un giorno i cinesi potessero acquistare e possedere automobili. Oggi è il decimo uomo più ricco della Cina con un patrimonio di 16,5 miliardi di dollari che lo pone alla posizione 209 della classifica dei miliardari mondiali stilata da Forbes. E con un fatturato che supera i 42,7 miliardi di dollari nel 2017, Zheijang Geely Holding è il più grande gruppo automobilistico privato cinese: fra i suoi asset, oltre alla Geely Automobile (con una quota del 46 %), anche Volvo Cars (100 %), Volvo Trucks (8,2 %), Lotus Motor Cars (51%), Proton Cars (49,9%), London Taxi (100%) e Cao Cao (100%), il più grande fornitore cinese di car sharing, che gestisce una flotta di circa 16.000 veicoli elettrici in tutto il mondo.

Tra le altre attività in cui è impegnato Li c’è Lynk & Co., che sfrutterà l’ingegneria sviluppata per Volvo per creare un nuovo marchio che punterà molto sulle vendite online. Le vendite della 01, Suv compatto ibrido, primo modello del marchio, dovrebbero espandersi all’Europa dal 2019 e agli Stati Uniti dal 2020.

L’ambizione cinese di diventare un player globale del “nuovo” settore auto non è sicuramente unicamente riposta sul signor Li.

Lo scetticismo globale è ancora grande: molti pensano che l’auto cinese potrà al limite rivaleggiare solo con quella di altri produttori asiatici, quali i coreani e i giapponesi.

Intanto, però, l’industria cinese negli ultimi cinque anni ha messo sul piatto 31 miliardi di UDS in acquisizioni fuori dai propri confini.

La storia, inoltre, ci insegna che si sbaglia a sottovalutare le capacità competitive dei player asiatici.

Discorsi non molto diversi erano stati fatti 10 anni fa, quando si parlava delle prospettive del gruppo coreano Hyundai, oggi invece diventato il quinto produttore di auto al mondo, con oltre 1,2 milioni di auto vendute solo negli USA e fabbriche in Alabama e Georgia.

Come il Ceo di GM – Mary Barra – ha recentemente dichiarato, nel settore dell’auto si vedranno più evoluzioni nei prossimi 5 anni che negli ultimi 50. E questo cambierà il contesto competitivo.

Dove il sorpasso con i player occidentali sembra già avvenuto è proprio nel mondo delle nuove tecnologie legate all’auto, dove i confini tra settori si stanno molto assottigliando.

Baidu, ad esempio, sta correndo veloce. Il Ceo del più importante motore di ricerca cinese (e terzo al mondo) Robin Li, ha annunciato che la sua piattaforma per l’intelligenza artificiale sarà disponibile a tutti e senza spendere un dollaro. Apollo, questo il nome del progetto di IA, permetterà ai giovani ingegneri automobilistici di sviluppare progetti legati alla mobilità autonoma senza spendere denaro, a discapito dei numerosi avversari che stanno creando sistemi ben chiusi. Una sorta di Linux o Android dell’IA per l’auto, per intenderci. Baidu sta inoltre portando avanti la sua partnership con Microsoft, Tom Tom e Nvidia, per creare una piattaforma completa di guida autonoma.

Ricordiamo poi che Tencent, l’altro gigante internet cinese, ha da poco comprato il 5% di Tesla, dimostrando ancora una volta – caso mai ce ne fosse bisogno – la fluidità del settore.

Anche Didi, il temibile rivale cinese di Uber (nel quale anche Apple ha investito) ha portato recentemente la sua valutazione di mercato a ben 50 mld di $ e sta investendo cifre importanti nei progetti legati alla Self Driving Car.

Peraltro il governo cinese ha l’aspirazione di portare 30 milioni di auto a guida autonoma sulle strade e questo, a sua volta, sta spingendo in un circolo virtuoso anche l’industria dei semiconduttori e delle infrastrutture di comunicazione.

Tra le realtà operanti nel settore spicca la start up Horizon Robotics, che sta commercializzando il primo chip integrato con tecniche di intelligenza artificiale destinato alla “comprensione e visione” del movimento sulle strade di altri veicoli e pedoni.

Uno dei punti essenziali del progetto sull’auto autonoma risiede poi nella capacità di comunicazione wireless auto/auto (C2C) e auto/infrastrutture (C2X). Bene, ricordiamoci che ad oggi il leader mondiale nell’infrastruttura 5g sta diventando proprio la cinese Huawey, peraltro più come produttore di apparecchi mobili, dove è indirizzata a diventare il secondo player al mondo come quota di mercato.

Contemporary Amperex Technology Ltd sta invece emergendo come una delle più dinamiche realtà nel mondo delle batterie per auto. Fondata solo nel 2011, a oggi è già diventata il terzo produttore mondiale dopo Panasonic e BYD. La società farà un aumento di capitale (per una valutazione di oltre 20 mld di $) per realizzare investimenti che la faranno diventare il primo produttore al mondo di batterie per veicoli elettrici.

E a proposito di BYD, bisogna ricordare che la metropoli cinese Shenzhen (12 milioni di abitanti) nel giro di un paio di anni è riuscita a convertire totalmente in elettrico la propria flotta di autobus, grazie ai modelli prodotti da BYD. Ben 16.359 mezzi pubblici “verdi” viaggiano per le strade della grande città della Cina meridionale. Un dato davvero impressionante se si pensa che a New York (8 milioni di abitanti sono attivi “solo” 5.170 autobus e nemmeno tanto ecologici.

Shenzhen ha portato dunque a termine uno dei compiti che le sono stati affidati, ormai anni fa, dal governo centrale di Pechino, che nel 2009 la nominò “città porta bandiera della transizione alla mobilità elettrica”.

Il traguardo della totale conversione della flotta di autobus è poi affiancato dall’altissima percentuale di taxi a zero emissioni: il 63% su circa 17mila taxi circolanti nella città.

Si tratta di un progetto molto complesso, specie a livello di infrastrutture. A Shenzhen sono infatti presenti ben 510 stazioni di ricarica per autobus, composte complessivamente da 8 mila punti di ricarica: il che significa poter fare il pieno di energia a metà della flotta alla volta.

Non c’è da stupirsi del fatto che la Cina sia ,pertanto, diventata il punto di riferimento mondiale in questo ambito, con una quota di penetrazione del 99% – con un parco di ben 385.000 bus elettrici. In UK, il secondo paese più avanzato, circolano qualcosa come 350 (avete letto bene, non ho scordato degli zero) bus elettrici.

Fonte: Cleantecnica

Gli autobus sono estremamente inquinanti. Giusto per dare un’idea in termini di risparmio per l’ambiente, i 16.000 bus elettrici di Shenzen evitano l’emissione di circa 18 mln di tonnellate di Co2, che è l’equivalente di quanto producono 3,8 milioni di auto.

Passiamo, per finire, dal settore dei bus a quello dei camion. Anche in questo campo l’innovazione è impressionante.

TuSimple è una start up che sta lanciando servizi di trasporto con camion senza guidatore nei porti cinesi, tra i quali quello di Yanghsan, il più grosso terminal per container al mondo. Ma si tratta solo della fase uno di un progetto ben più ambizioso. Oggi il settore dei trasporti via truck in Cina impiega 16 milioni di persone, che rappresentano circa il 40% del costo totale di spedizione. Peraltro si sta creando un’importante strozzatura nel rapporto tra domanda e offerta di guidatori, in quanto si tratta di un lavoro sempre meno gradito ai giovani. La società sta quindi realizzando una joint venture con un produttore di camion (per ora segreto) per rivoluzionare anche questo settore. Che non si tratti di una semplice visione lo mostra il fatto che sia Tesla che Baidu stanno investendo in progetti analoghi.

Occorre riconoscere che il livello di ambizione di tutti questi progetti è decisamente importante, ma “solo se la corda è lunga, l’aquilone volerà molto in alto”, recita un famoso proverbio cinese.

Difficile quindi credere che le targhe alterne siano la nostra risposta più lungimirante ai problemi della mobilità e dell’ambiente.

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