Ricapitolando…

Come di consueto, a dicembre ripercorriamo insieme i principali temi che abbiamo trattato nell’anno.

Avevamo iniziato richiamando le teorie di Nash (il matematico che ha ispirato il film “A beautiful mind”) e il crescente disequilibrio economico mondiale. Risultava abbastanza evidente a inizio anno che le tensioni della trade war scatenata da Trump avrebbero cominciato a far danno anche nell’altro paese esportatore per eccellenza, la Germania. La quale peraltro non si faceva mancare gli effetti negativi e tutti interni di un sistema bancario non all’altezza dei suoi meriti industriali e di una transizione politica che non riusciva a trovare un’alternativa credibile alla cancelliera Merkel.

Anche come reazione alle difficoltà per molti governi occidentali di trovare un antidoto ad una crescita sempre più asfittica, hanno cominciato ad emergere nuove proposte in tema di politica monetaria e fiscale, note come MMT. La sigla MMT sta per Modern Monetary Theory.

Secondo il pensiero economico convenzionale, un governo che spende più di quanto incassa (questa è la definizione di deficit) ha due scelte: aumentare le tasse oppure prendere in prestito quanto manca, aumentando il debito. In entrambi i casi, si tratterebbe di comportamenti, nel complesso, non desiderabili. I dibattiti televisivi italiani, con lo scontro tra Governo e opposizioni sul tema dello sforamento del deficit al 2,4%, o le polemiche sulla Francia al 3,4%, ci hanno insegnato alcune cose, ma non è stato ancora detto proprio tutto.

Se l’uso aggressivo del deficit è un taboo profondo nell’area Euro, una visione alternativa sta invece prendendo piede tra i politici statunitensi (soprattutto nell’area democratica, ma non solo), i cui programmi elettorali vogliono garantire a tutti un lavoro, sistemare le infrastrutture, rendere l’istruzione superiore priva di prestiti e assicurare a tutti l’accesso all’assistenza sanitaria. L’ala progressista rinvigorita del partito democratico statunitense sta usando proprio la MMT per respingere “decenni di falchi fiscali,” che affermano che la nazione non può permettersi progetti sociali su larga scala come il New Deal verde, recentemente proposto.

Quali sono le basi della MMT? Il suo argomento principale è che i Paesi che hanno le proprie banche centrali e prendono a prestito nelle proprie valute – ad esempio gli Stati Uniti e il Giappone – non possono andare in rovina e non devono essere così preoccupati di spendere troppo.

Chissà se e come verrà ripreso il tema della MMT qui in Eurozona, dove ci sarebbe bisogno più che mai di politiche espansive. Pompare liquidità nelle casse delle banche commerciali non basta più per rimettere in moto una crescita autonoma della nostra economia, poiché è evidente che il meccanismo di trasmissione è inceppato, e la BCE ne è consapevole. Il tema della staffetta tra politiche monetarie e politiche fiscali dovrebbe davvero surriscaldare gli animi durante le prossime campagne elettorali, ma purtroppo l’aspetto ideologico della immutabilità della costruzione dell’Euro sembra prevalere su qualunque (e scarso) confronto costruttivo. Nel frattempo, in un mondo globalizzato e dove gli altri giocatori utilizzano tutti i mezzi a disposizione, noi continueremo a vantarci di avere il più bel campo di gioco al mondo, senza riuscire a vincere una partita, purtroppo.

E a proposito di globalizzazione, in questo quadro confuso al massimo, ai temi congiunturali occorre aggiungere gli effetti di dinamiche geopolitiche, demografiche e tecnologiche importanti. In particolare, sempre più rilevante è il ruolo che stanno giocando le tecnologie di Intelligenza Artificiale, oramai applicate nei più diversi settori, dall’industria alla medicina fino a giungere alla finanza, con conseguenze ancora tutte da accertare sul fronte del lavoro.

Per quanto riguarda la finanza e gli investimenti, c’è la realizzazione che oggi l’accesso all’informazione tradizionale non è più il principale vantaggio competitivo per chi deve prendere decisioni d’investimento. Infatti, grazie ad Internet, l’accesso all’informazione si è livellato drasticamente riducendo le asimmetrie informative.

Sui mercati quindi, il valore che può essere sfruttato deriva sempre di più dalla capacità di esporsi sistematicamente a piccole inefficienze di mercato. Per farlo, vista la nuova complessità da gestire, la mole di dati generati in ogni momento dall’incontro di domanda e offerta e una nuova dinamicità nelle condizioni di mercato, entra in gioco l’Intelligenza Artificiale.

La finanza quantitativa e gli algoritmi di investimento non sono una novità, ma il modo in cui l’AI impara (Machine Learning) e riesce a sfruttare le anomalie di mercato non è una semplice automazione, bensì la capacità della macchina di imparare dalle osservazioni e di produrre autonomamente soluzioni in linea con i dati osservati, apprendendo costantemente dai propri errori.

Con questi strumenti a disposizione si possono costruire strategie intelligenti che evolvono insieme ai mercati, portando gli utilizzatori di questa tecnologia a decisioni data-driven piuttosto che guidate dall’istinto e dall’emotività umana.

Fra i temi finanziari che hanno contraddistinto la metà dell’anno, restando in ambito “Megarend”, abbiamo discusso della quotazione di due dei principali attori di questi cambiamenti epocali, ovvero Uber e Lyft, due dei più conosciuti “unicorni” giunti infine a quotazione, tra molte polemiche per il prezzo definito in fase di IPO. Nonostante la discesa importante dai valori di collocamento, si tratta comunque di una creazione di ricchezza incredibile.

La globalizzazione, la digitalizzazione, la crescente popolazione urbana e la precarietà dei posti di lavoro, hanno sicuramente aiutato Uber e Lyft a crescere molto rapidamente. Infatti, le app e la geolocalizzazione hanno reso possibile l’utilizzo di determinati servizi su richiesta, la necessità di entrate aggiuntive ha creato un “mercato del lavoro a basso costo” (la cosiddetta Gig Economy), mentre le crescenti preoccupazioni ambientali hanno reso le persone più consapevoli delle loro scelte di trasporto.

E a proposito di sfide ambientali, gli esiti delle elezioni europee di maggio, pur non avendo determinato stravolgimenti in seno al Parlamento, qualche spunto di riflessione importante ce lo hanno offerto.

In particolare, il vero exploit lo hanno avuto i Verdi, specie nei Paesi dell’Europa “core”. A pesare di più sul successo dei Verdi, per la prima volta secondo partito, ad esempio, in Germania, sono stati i giovani elettori, che hanno fatto raggiungere il 33% dei consensi. Un risultato dovuto in particolare alla loro trasversalità: i Verdi tedeschi hanno infatti smesso di essere un riferimento solo per la sinistra ecologista, sposando una linea fortemente europeista ma allo stesso tempo critica nei confronti dello status quo.
Sicuramente il tema green è qui per durare, e sarà trasversale non solo in politica, ma anche in tutti i settori economici, producendo conseguenze difficili da stimare ma complessivamente positive.
Perché, come ci piace ripetere, “Green is the new black”.

Senza scomodare troppo la scienza e l’IA, qualche nozione di matematica di base e un po’ di buon senso potrebbero essere di gran aiuto per proiettarci meglio negli anni a venire. Intendiamoci sulla parola “meglio”, che per me significa più consapevoli e proattivi rispetto ai cambiamenti che verranno.
Ad esempio, compito di un bravo consulente finanziario non dovrebbe essere indovinare il futuro delle borse nei prossimi mesi ma costruire percorsi di pianificazione finanziaria completi, integrando proprio quelle dimensioni di investimento, previdenziali e assicurative più adatte al mondo che verrà.

Occuparci del futuro, soprattutto della parte più prevedibile, è un dovere verso noi stessi e verso le generazioni che seguiranno e per questo – nei limiti del possibile – dobbiamo usare gli strumenti migliori.
Nel mondo degli investimenti occorre pertanto utilizzare un approccio di lungo termine cercando di evitare il market timing, che le statistiche ci dicono, alla fine, distruggerà valore. D’altra parte, Warren Buffet, ha sempre affermato che i mercati finanziari sono un modo eccellente per trasferire ricchezza dagli impazienti ai pazienti!
Per le altre questioni servirà che la politica, nazionale ed internazionale, cominci ad affrontare seriamente tutte quelle tematiche che, per essere risolte, porteranno impatti su diverse legislature e avranno bisogno di approcci necessariamente bipartisan.
Non è una missione impossibile. Un esempio ce lo offre la neo-eletta Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen.
Nel suo discorso di insediamento ha parlato ampiamente di molti temi intergenerazionali, primo tra tutti l’ambiente.
Per giungere a questo traguardo, propone un «Green Deal» per l’Europa nei primi 100 giorni del suo mandato, con la prima vera e propria “Legge europea sul clima”, che tradurrà l’obiettivo del 2050 in disposizioni giuridicamente vincolanti.
Tale ambizione richiederà investimenti più consistenti. I fondi pubblici non basteranno. Servirà un piano di investimenti per un’Europa sostenibile, grazie alla trasformazione di una parte della Banca Europea per gli Investimenti in una Banca Climatica Europea. Ciò permetterà di sbloccare mille miliardi di euro di investimenti nel prossimo decennio.
Peccato che dalle parole ai fatti la strada sia ancora lastricata da una miriade di interessi nazionali che difficilmente potranno trovare soluzione a breve, come testimoniato dal recentissimo fallimento della conferenza COP25.

E mentre pensiamo al nostro pianeta, qualcuno sta seriamente ricominciando a pensare alla luna, e non in senso metaforico.

Qualche mese fa, proprio su queste pagine, notavamo che gli Stati si stanno progressivamente allontanando da molti settori di intervento economico e sociale, lasciando uno spazio crescente ai privati.
Questo perché l’iniziativa privata sembra essere più produttiva ed economica in molti settori, dove il concetto di Stato viene spesso associato a quello di spreco.
Difesa, sanità, trasporti, sono oramai settori a crescente iniziativa privata.
Quello che non si è chiaramente percepito è che anche lo Spazio sta diventando un settore a grande rilevanza per l’industria privata, soprattutto negli USA.
Due sono i protagonisti della nuova corsa allo spazio americana: Elon Musk (padre padrone di Space X, Tesla, Hyperloop) e Jeff Bezos (fondatore di Amazon) ovvero due tra gli uomini più visionari e ricchi del pianeta.
Perché, come scriveva Shakespeare: “Folle è l’uomo che parla alla luna. Stolto chi non le presta ascolto.”

Ma torniamo sulla terra. Anche perché l’anno si conclude in queste settimane, con tutta una serie di notizie che hanno ridotto quella cappa di incertezza che stava gravando da mesi sulle economie di mezzo mondo.
I mercati, che hanno risposto entusiasticamente alla disponibilità delle Banche Centrali di non interrompere il ciclo espansivo monetario, sono riusciti a guardare al di là (forse troppo) dell’attuale congiuntura, festeggiando con rialzi importanti un ciclo al quale pochi strategist hanno davvero creduto.

Il nuovo anno ci porterà sicuramente tantissimi nuovi spunti e sarà un piacere poterli approfondire su queste pagine.

Nel frattempo, porgiamo a tutti un sincero augurio di Buone Feste.

 

Paolo D’Alfonso
Co-head della Direzione Wealth Management

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