Questione di scelte

Gli investimenti SRI coniugano il rendimento finanziario con l’attenzione agli aspetti ambientali, sociali e di governance.

È chiaro che la finanza sostenibile sia un modo evoluto di guardare agli investimenti e comporti pertanto conoscenze più ampie rispetto alla media tuttavia, oggi, i gestori hanno a disposizione una quantità considerevole di informazioni sulle aziende in cui investono: di natura economica, certo, ma anche informazioni relative ai contesti sociali e ambientali.

Investire con criteri ESG offre pertanto un’opportunità interessantissima: quella di effettuare delle scelte esprimendo il proprio orizzonte valoriale, guardando al rendimento e anche a come viene prodotto e prediligendo quindi gli ambiti verso i quali si avverte una maggiore sensibilità.

Ma la finanza può orientarsi al bene comune?

Il Forum per la Finanza Sostenibile, di cui Banca Consulia è socia, nel 2018 ha svolto un lavoro di approfondimento su temi collegati a questo quesito chiedendosi se la Finanza Sostenibile possa ridurre le disuguaglianze. I tassi di disuguaglianza e di povertà, infatti, stanno aumentando nel mondo e in Italia eppure la nostra spesa destinata all’assistenza sociale, negli ultimi 5 anni, è aumentata del 21%, superando i 60 miliardi di euro.

Cosa non sta funzionando?

È fondamentale che le politiche di welfare non siano incentrate in trasferimenti monetari fine a se stessi. Una politica sociale illuminata mira ad uno sviluppo sostenibile e solidale. Misure assistenziali prive di qualunque criterio di distinzione non aiutano a progredire e a migliorare le proprie condizioni. È fondamentale investire in nuove forme di incontro tra diritti e doveri per evitare di raccogliere e ridistribuire senza l’impegno a moltiplicare il valore economico e sociale a disposizione.

Un welfare virtuoso è interessato a valorizzare le capacità delle persone e delle comunità, a finanziare progetti in ottica di riduzione delle disuguaglianze più che a erogare sussidi anche a chi non ne ha bisogno o a garantire diritti senza doveri.

Un’ampia disanima che ha analizzato le iniziative italiane a favore della coesione territoriale, le iniziative europee per una crescita inclusiva e sostenibile, la finanza sostenibile in relazione alle disparità territoriali in Italia e la finanza sostenibile in relazione alle disuguaglianze nei paesi emergenti ha evidenziato diversi assunti fondamentali.

L’iniqua distribuzione delle risorse e le disuguaglianze economiche e sociali tra centro e periferia sono rilevabili non solo a livello internazionale tra paesi in via di sviluppo e paesi sviluppati ma anche a livello europeo tra Centro-Nord Europa e Europa-Orientale e Meridionale, a livello nazionale tra Centro-Nord Italia e Sud e Isole, a livello locale tra metropoli e centri più piccoli.

Alcuni contesti attraggono forme di capitale finanziario, economico e umano a discapito di altri, esposti a limiti di natura economica (mancanza di mezzi), sanitaria, sociale (isolamento) e ambientale (inquinamento, degrado).

Le valutazioni economico-finanziarie tradizionali considerano tendenzialmente gli investimenti nelle zone svantaggiate, nelle aree emergenti e nei paesi in via di sviluppo rischiosi o mere opportunità speculative.

La finanza sostenibile, caratterizzata da un orizzonte temporale di lungo periodo e dall’attenzione ai criteri ambientali, sociali e di governance, si pone invece come forza con la capacità di contribuire alla riduzione del divario tra aree ricche e aree svantaggiate e in questi termini può certamente contribuire a ridurre le disuguaglianze e orientarsi al bene comune.

Politiche attente alle disuguaglianze e ispirate ai criteri di sostenibilità sono pertanto necessarie anche nei paesi sviluppati.

In Italia, intanto, la sostenibilità entrerà nel codice di autoregolamentazione delle società quotate. Durante i lavori dell’Italy Corporate Governance Conference (ICGC) del mese scorso, il Comitato italiano, costituito da Abi, Ania, Assonime, Confindustria, Assogestioni e Borsa Italiana ha deciso di avviare “una revisione del Codice di Autodisciplina che porrà la sostenibilità al centro delle proprie raccomandazioni di governance”, secondo quanto dichiarato dalla Presidente Patrizia Grieco.

In sostanza, tra gli standard da rispettare delle società quotate italiane saranno previsti anche principi legati a temi sociali e di rispetto dell’ambiente.

Anche i Codici di Autodisciplina dei più importanti paesi europei si stanno allineando in questo senso: “Con i Presidenti dei Comitati per la Corporate Governance di Francia, Germania, Olanda, Regno Unito e Svezia abbiamo recentemente preso l’impegno di coordinare le nostre attività su questi temi con l’obiettivo di giungere alla definizione di un insieme di principi comuni che affermino il ruolo centrale della sostenibilità nella definizione delle strategie, della gestione dei rischi e delle politiche retributive delle società quotate” ha dichiarato la Presidente Grieco.

Tra le diverse iniziative UE in tema, la Commissione Europea ha annunciato una modifica ai questionari Mifid, per garantire che le preferenze in materia di sostenibilità vengano registrate e tenute in considerazione nell’ambito dell’attività di consulenza.

Un approccio alla finanza che persegua il profitto e sia attenta alle conseguenze sociali e ambientali delle attività in cui investe è possibile.

A noi la scelta per il nostro futuro.

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