Pronti per Quota 55?

Sgombriamo subito il campo dai dubbi: non stiamo proponendo un nuovo meccanismo per l’anticipo dell’età pensionabile. Stiamo comunque parlando del nostro futuro, quello non solo dei pensionandi ma anche di quello dei nostri figli. Ma partiamo dall’inizio.

Il Sistema Europeo di Scambio di Quote di Emissione (EU ETS) è il principale strumento adottato dall’Unione europea, in attuazione del Protocollo di Kyoto, per ridurre le emissioni di gas a effetto serra nei settori che consumano energia in modo intenso.

Istituito già nel 2003, l’EU ETS regolamenta il cosiddetto “cap&trade” per gli impianti industriali, per il settore della produzione di energia elettrica e termica e per gli operatori aerei.

Viene definito un sistema cap&trade perché fissa un tetto massimo (cap) al livello complessivo delle emissioni consentite a tutti i soggetti vincolati, ma permette ai partecipanti di acquistare e vendere sul mercato (trade) diritti a emettere CO2 (quote) secondo le loro necessità, all’interno del limite stabilito.

L’EU ETS coinvolge oltre 11.000 operatori a livello europeo e sono circa 1.200 gli impianti italiani coinvolti, di cui il 71% nel settore manifatturiero.

Ogni impianto autorizzato deve monitorare annualmente le proprie emissioni e compensarle con quote di emissione che possono essere comprate e vendute sul mercato.

Le aste si svolgono presso European Energy Exchange, (EEX) con sede a Lipsia, che si è aggiudicata le gare d’appalto di tutte le piattaforme d’asta.

I gestori degli impianti possono quindi scegliere la combinazione economicamente più vantaggiosa tra investire per ridurre le proprie emissioni (con tecnologie a basso contenuto di carbonio, variazioni del mix energetico e misure di efficienza energetica) e acquistare quote a titolo oneroso attraverso aste pubbliche europee.

Ad esempio, Fiat nel 2020 ha pagato 300 mln di euro, principalmente a Tesla, per rientrare nei limiti stabiliti di emissioni.

Dalla sua introduzione il meccanismo ha subito numerosi cambiamenti ed è stato suddiviso in distinti periodi di trading, noti come “fasi”. L’attuale fase 3 dell’EU ETS è iniziata nel 2013 ed è terminata a fine 2020. La fase 4 andrà dal 2021 al 2030. Alla vigilia del passaggio dalla fase 3 alla fase 4, nell’ambito del Green Deal europeo, il piano della Commissione Europea per la sostenibilità basato sui tre pilastri fondamentali dell’annullamento delle emissioni di gas serra entro il 2050, del decoupling della crescita economica dallo sfruttamento delle risorse naturali e sull’inclusività (no person and no place is left behind), l’EU ETSsi conferma lo strumento chiave per contrastare il cambiamento climatico. In questo contesto, lo scorso settembre, la Commissione, proponendo di elevare l’obiettivo della riduzione delle emissioni di gas serra per il 2030, compresi emissioni e assorbimenti, ad almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990, ha infatti ribadito la centralità del sistema di scambio di quote di emissione dell’UE.

Stiamo parlando del pacchetto “Pronti per il 55%”, costituito da una serie di proposte strategiche volte a conseguire questo traguardo, senza il quale le emissioni di GES si ridurrebbero solo del 40%.

Il massimale per le emissioni di gas a effetto serra previsto dall’EU ETS scende ogni anno di una quantità prestabilita (le emissioni dovrebbero ridursi di anno in anno). Questo cosiddetto fattore di riduzione lineare era dell’1,74% nella fase 3 (2013-2020). La nuova proposta intende portare tale fattore al 4,2% nella fase 4.

Peraltro, non cresce solo la percentuale, ma anche la base di riferimento. Nell’attuale EU ETS rientrano infatti solo le imprese produttrici di energia, gli impianti industriali che producono emissioni e il settore del trasporto aereo con i voli interni all’UE. Nel complesso, solo il 41% dei GES è coperto dal sistema ETS. La proposta “Pronti per il 55%” estenderà entro il 2025 questa copertura ai settori del trasporto marittimo, del trasporto stradale e dell’edilizia.

La limitazione delle quote e l’allargamento ad altri settori (e un conseguente incremento della domanda di quote) potrebbero costituire una “ricetta” per l’aumento dei prezzi delle quote di emissioni dell’UE. Il prezzo dei future sulle quote di emissioni dell’UE è già salito a oltre 70 EUR/tonnellata equivalente di CO2 contro i 23 EUR/tCO2 registrati alla fine di ottobre 2020.

L’offerta è rigida, la domanda in aumento, ognuno tragga la propria conclusione.

Ma saranno davvero i prezzi di mercato alle stelle a spingere le aziende ad investire in tecnologie a basso contenuto di CO2 anziché buttare al vento annualmente milioni di euro? E fino a quando sarà sostenibile riversarli sui costi dei prodotti o dei servizi pagati dai consumatori?

Domande per ora senza risposta e che ci obbligano – volenti o nolenti – a essere molto confidenti sulle capacità di indirizzo dei mercati.

Ma come diceva Keynes, nel lungo termine saremo tutti morti e non sarà stato solo il Covid a portarci in quella direzione, anche se oggi si fa fatica a ricordarcelo.

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