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Tecnologie idriche: le opportunità offerte dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile

Mentre i leader politici di tutto il mondo cercano di garantire a tutti acqua pulita e sistemi igienico-sanitari moderni, la prossima liberalizzazione del settore idrico, fortemente regolamentato e sotto il controllo statale, offrirà nuove opportunità di investimento.

L’impegno delle Nazioni Unite a “garantire acqua e sistemi igienico-sanitari per tutti” entro il 2030 creerà diverse opportunità di investimento in un momento in cui i governi liberalizzano le utility e cercano partner nel settore privato per costruire nuove infrastrutture. Ma questo obiettivo rischia di restare sulla carta perché è presentato in modo troppo generico per consentire interventi concreti da parte delle società sia private che pubbliche.

Questo il parere del Comitato di Consulenza del Comparto Pictet-Water di Pictet Asset Management, costituito da dirigenti senior del settore idrico,accademici e consulenti.

Infrastrutture inadeguate e un’economia disfunzionale provocano ogni anno la morte di milioni di persone per malattie legate alla carenza di sistemi idrici e igienico-sanitari; da qui nasce uno dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite che gli Stati Membri sono chiamati a integrare nelle proprie politiche.

Gli SDG sono gli ambiziosi eredi degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDG), lanciati nel 2000, volti a ridurre il tasso di povertà assoluta e migliorare la salute pubblica e l’istruzione. La maggior parte di questi obiettivi è stata raggiunta soprattutto grazie al progresso economico di Cina e India. Sebbene gli MDG si limitassero a otto punti ben definiti, gli SDG sono stati formulati in modo più generico. Accanto ai 17 target principali, ci sono oltre 100 sottoobiettivi che coprono diverse aree tra cui l’uguaglianza di genere e l’ambiente. Questa struttura, avvertono i membri, ha un punto debole. Gli obiettivi in ambito idrico e igienico-sanitario non vengono messi abbastanza a fuoco, sono troppo ambiziosi e i sotto-obiettivi non tengono conto della complessità del problema.

“Da un punto di vista tecnologico, non si tratta di traguardi irraggiungibili, ma non intravedo possibili sviluppi. Da un punto di vista societario, finché qualcuno effettivamente non capirà come muoversi e come finanziare questo progetto, andremo alle riunioni e diremo cose giustissime, ma quello di cui abbiamo davvero bisogno è un piano tattico. Proprio ciò che manca!”, afferma un membro del Comitato, dirigente senior del settore idrico.

Tuttavia, ci si impegna a fornire “a tutti acqua potabile in modo sicuro e conveniente”, nonché “l’accesso a sistemi igienico-sanitari adeguati ed equi”.

Le sfide sono enormi. Le Nazioni Unite dichiarano che 2,5 miliardi di persone (oltre un terzo della popolazione mondiale) non dispongono di strutture sanitarie di base e che 748 milioni di persone non hanno accesso a una fonte di acqua potabile adeguata.

Non stiamo dicendo che governi e altre agenzie non abbiano fatto progressi in questi anni. Tra il 1990 e il 2012, 2,3 miliardi di persone hanno avuto accesso a una fonte d’acqua potabile adeguata. In un rapporto delle Nazioni Unite stilato nel 2014 si indica l’esempio dell’Etiopia, dove l’accesso agli impianti di acqua potabile è passato dal 13% nel 1990 al 52% nel 2012, mentre per quanto riguarda i sistemi igienico-sanitari il dato è balzato dal 2 al 24%. Tale miglioramento viene attribuito principalmente a una forte volontà politica, a un solido sistema educativo che ha contribuito a implementare programmi volti a porre fine ad alcuni comportamenti come le deiezioni all’aria aperta, e a una buona gestione finanziaria.

Le Nazioni Unite riconoscono tuttavia la presenza di limiti di tipo istituzionale e finanziario che impediscono l’accesso universale all’acqua, come indicato negli obiettivi di sviluppo, e chiedono un “cambiamento a livello comportamentale” al fine di mobilitare gli investimenti. In particolare, indicano gli investimenti privati, oltre a quelli pubblici, quale mezzo principale per raggiungere gli obiettivi in ambito di fornitura idrica e sviluppo igienicosanitario. Secondo le Nazioni Unite, quindi, perché tutti possano bere acqua potabile e usufruire di sistemi igienicosanitari adeguati è necessario investire l’equivalente dello 0,1% del PIL mondiale, ovvero circa 53 miliardi di dollari in 5 anni.

Opportunità di investimento

Secondo i membri del Comitato di Consulenza di Pictet, il fatto che le Nazioni Unite riconoscano il ruolo centrale del settore privato al fianco di governi e organizzazioni internazionali è fonte di ottimismo. Nel frattempo, lo sviluppo offrirà nuove opportunità di investimento e incoraggerà la classe politica a liberalizzare il settore idrico, eliminando, ad esempio, le normative che hanno finora escluso molti investitori, come i limiti sulle tariffe dell’acqua.

“(L’obiettivo delle Nazioni Unite) attirerà capitali privati. Capitali che consentiranno di implementare le tecnologie necessarie e finanziare adeguatamente le utility. Alcune nazioni si assumeranno questo impegno”, sostiene un membro, a capo di una società di consulenza idrica.

L’esperto esprime inoltre apprezzamento per il linguaggio utilizzato dalle Nazioni Unite nel definire l’obiettivo di sviluppo sostenibile, in particolare per l’uso del termine “sicuro” nell’impegno a garantire l’accesso all’acqua potabile.

“Il numero di persone senza acqua potabile è compreso tra 1,5 e 3 miliardi: un dato che dimostra l’entità della sfida. Dal punto di vista dell’investitore è importante sapere che ora ammettiamo di dover affrontare un problema concreto”, afferma l’esperto.

Un altro membro del Comitato di Consulenza, un accademico senior, avverte che l’inerzia dei governi rappresenta un grande ostacolo al raggiungimento dell’obiettivo a livello mondiale, specialmente nei Paesi in via di sviluppo.

È quindi improbabile che le autorità politiche adottino misure concrete ed efficaci finché la questione dell’accesso all’acqua potabile e ad adeguati sistemi igienico-sanitari non diventerà una vera emergenza per la salute pubblica.

“Forse servirebbe una catastrofe in India o in Cina per innescare un cambiamento”, conclude.

PICTET-WATER Fund
Per ulteriori informazioni, visitare i siti:
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www.pictet.com

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