NPL Corporate

NPL Corporate (Unlikely To Pay): come uscirne

Il variegato mondo del credito bancario è scosso, da alcuni anni, da quello tsunami che prende il nome di NPL, acronimo per indicare i “ Non Performing Loas, segnatamente i crediti deteriorati – la cui riscossione appare incerta – maturati, da un lato, nei confronti della fascia di clientela comprendente principalmente i privati, i professionisti, gli esercenti e gli artigiani ( cd retail ), dall’altro nell’ambito delle imprese di medie e grandi dimensioni ( cd mid – corporate e large corporate ).

Le linee guida di Banca d’Italia, all’interno della normativa stilata dall’ Autorità Bancaria Europea (EBA), differenziano gli NPL in tre categorie, segnatamente le sofferenze, riconducibili a soggetti in stato di insolvenza, le inadempienze probabili ( cd Unlikely to pay ), connesse ad esposizioni creditizie, per le quali il sistema bancario giudichi improbabile ottenere dal debitore – senza l’escussione delle garanzie – l’adempimento integrale del debito ( in linea capitale e/o interessi ) nonché, da ultimo, le esposizioni scadute e /o sconfinanti da oltre 90 giorni, superanti una predeterminata soglia di materialità.

Accanto alle predette tipologie di NPL è poi stata, introdotta anche un’ ulteriore definizione , quella cioè dei crediti ( deteriorati o in bonis ) oggetto di concessione da parte della Banca ( forborne exposures ), attraverso delle modifiche alle originarie condizioni contrattuali delle linea di credito quali, ad esempio, una diversa rimodulazione temporale della restituzione del mutuo o una riduzione del tasso di interesse.

In questo contesto, in un’ ottica di coordinamento a livello di eurozona, il 20 Marzo scorso, la BCE ha rilasciato le sue linee guida – sia pure con effetto irretroattivo – per la gestione degli NPL, illustrando quali strategie dovrebbero essere poste in essere dal sistema bancario, al fine di ridurre i crediti deteriorati, auspicando un’ oculata gestione interna, piuttosto che ricorrere ad una loro cessione sul mercato che, peraltro, ha visto, negli ultimi periodi, cospicue vendite di portafogli a multinazionali o fondi specializzati.

In tale ottica, si appalesa di particolare interesse il settore degli UTP corporate ( cd Unlikely to pay ) – che sta riscuotendo anche significativa attenzione da parte del mondo finanziario (si pensi che su 278 miliardi di esposizioni deteriorate lorde delle banche italiane , 99 miliardi circa rientrano nella categoria in esame ) – scaturente dai finanziamenti, erogati dalle Banche alla media – grande impresa, che, a posteriori, potrebbe essere in difficoltà a rimborsare e per i quali la metodica di gestione non si concretizza – a differenza degli altri NPL – nelle tecniche a valle di recupero del credito, bensì nell’assistenza a monte del cliente, proprio al fine di evitare la successiva insorgenza della sofferenza.

Ciò, ovviamente, dovrà valere, sia nell’ipotesi in cui la stessa struttura bancaria intenda operare , dall’interno, “ il risanamento “ del proprio debitore, ( la citata normativa della BCE costringe gli istituti di credito a trattare le inadempienze probabili – appunto gli UTP – quasi come fossero sofferenze bancarie ), sia laddove si optasse, invece, per la cessione del credito sul mercato.

In sintesi – e ciò in entrambe le ipotesi – si tratta di operare sul cliente ancora “ ben vivo” – seppur con qualche difficoltà – attraverso un’oculata gestione proattiva , ma per far ciò occorre possedere e sviluppare conoscenze approfondite, multidisciplinari, di mercato, della privativa industriale, del mondo del credito, attraverso l’ausilio di professionisti esperti, che, con lungimiranza, abbiano compreso, in anticipo, le potenzialità di tale segmento di business e abbiano attivato “ piattaforme sinergiche” o, per meglio dire, “ associazioni di circostanza”, anche con investitori specializzati, al fine di interagire con il modo bancario e/o con i fondi acquirenti degli UTP, allo scopo di rivitalizzare l’impresa, consentendole di riprodurre utili, di restituire il finanziamento e, ovviamente, di “ remunerare” l’eventuale investitore o acquirente del credito.

Tale modello operativo, a parere di chi scrive, porterà necessariamente il sistema bancario italiano ad adeguarsi alle nuove esigenze del mercato, attraverso la modifica della propria struttura organizzativa, per dotarsi delle più specialistiche competenze, sia interne che esterne , veicolabili, non solo all’insorgere della difficoltà imprenditoriale, ma, anche, in precedenza , allorquando il cliente intenda ricorrere al finanziamento per il consolidamento dell’impresa o per rilevanti operazioni strategiche.

Assolutamente speculare si appalesa, da ultimo, l’evidente interesse dello stesso sistema imprenditoriale, a rivolgersi ai citati professionisti che, interagendo con il sistema bancario, con i fondi interessati all’acquisto degli UTP e con gli investitori, appaiano in grado di ricalibrare le loro necessità ed il loro posizionamento sul mercato.

 

Avv Fabrizio Bracco
Studio Legale Bracco
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