Natixis

Il punto di vista del gestore:
investire nell’acqua

Perché questa crisi è diversa, e perché prevediamo che il settore idrico mostrerà la sua comprovata resilienza nel lungo termine

Se chiunque abbia più di un interesse passeggero nei confronti del settore idrico dovesse illustrare gli aspetti più interessanti di un investimento in una strategia quotata in borsa specializzata nel tema dell’acqua, probabilmente ne sottolineerebbe le caratteristiche storicamente difensive: la capacità di investire in utility regolamentate del comparto idrico (con la loro visibilità degli utili, dei flussi di cassa e dei dividendi), oltre che in differenti modelli di business nei settori igienico-sanitario e della salute e in altri segmenti cruciali, ha consentito a molte società dell’ecosistema idrico di superare alcune delle tempeste più recenti e violente dei mercati azionari globali, e generalmente con livelli più contenuti di volatilità.

In sostanza, (un aspetto che sottolineiamo sempre nei nostri incontri con gli investitori) investiamo nell’unica vera risorsa vitale attraverso una serie di modelli di business che coprono i mercati delle utility/municipalizzate, dell’agricoltura, dell’industria, dell’edilizia residenziale e commerciale. In parole semplici, l’acqua è fondamentale per tutti gli abitanti del pianeta, di ogni estrazione sociale, e per qualsiasi settore dell’economia, dall’edilizia all’industria estrattiva, dalla produzione di semiconduttori a quella di veicoli elettrici. Semplicemente, non c’è nulla di misterioso riguardo alla fornitura di acqua agli utenti finali: richiede innanzitutto la risorsa in sé, dell’energia e, soprattutto, le infrastrutture, in tutte le loro varie e molteplici forme. In altre parole, gli asset fisici sono essenziali per la fornitura e il trattamento della risorsa più preziosa al mondo, ma forse anche la meno apprezzata.

Cosa ha comportato il coronavirus per gli investimenti nel settore idrico?

Basta con i panegirici. Siamo piombati di recente in una pandemia globale che ha stravolto le convenzioni sociali, bloccato l’attività industriale globale e confinato circa un terzo della popolazione mondiale nelle proprie abitazioni in momenti differenti. La natura di questa crisi che ha colpito tutti noi è diversa da qualsiasi altro evento vissuto in passato, compresi gli attentati dell’11 settembre e la crisi finanziaria globale. Che cosa ha significato questa pandemia per noi come persone e, da un punto di vista finanziario, per i nostri investimenti? Personalmente, come gestori patrimoniali, abbiamo dovuto riorganizzare le nostre giornate lavorando da casa, gestendo al contempo le attività scolastiche on-line dei figli, mantenendo i contatti con i membri più anziani o lontani della famiglia e cercando di mantenerci in forma e in salute. Durante il lockdown, l’attenzione di molti si è concentrata sui contenuti televisivi disponibili, sulla possibilità di abbonarsi a una gamma di servizi on-line come quelli di streaming musicale, su software e applicazioni necessari per lavorare, comunicare e persino seguire le lezioni scolastiche da casa. Mantenersi in salute e vivere confortevolmente sono diventati la principale priorità durante il lockdown, e non potendo uscire di casa, non si è potuto fare altro che ricorrere a cose molto spesso “dematerializzate”. A parte il cibo, i comfort di oggi sono rappresentati in larga misura da prodotti non fisici ma esperienziali. Dal punto di vista degli investimenti, tutto questo ha condotto a una sostanziale sovraperformance del settore tecnologico e, naturalmente, di parti del settore sanitario durante la crisi. Il contrasto fra la capacità di una società tecnologica di far lavorare in smart working i propri dipendenti, sviluppare e vendere prodotti scaricabili da Internet, e un gruppo industriale che produce infrastrutture o componenti cruciali a partire dal metallo in un impianto produttivo non potrebbe essere più netto. Il fatto che quest’ultima categoria di attività abbia subito un duro colpo a livello di dipendenti, con il ricorso alla cassa integrazione, di ordini annullati o posticipati, di una maggiore incertezza e di impatto sulla performance azionaria non dovrebbe quindi sorprendere. Il “mondo fisico” è stato particolarmente penalizzato, e persino le utility tradizionalmente difensive non sono state considerate sufficientemente cruciali. Forse se solo potessero disidratare l’acqua…

Dal nostro punto di vista specifico, da inizio anno abbiamo potuto fare affidamento su una strategia che continua a registrare performance in linea con quelle dei mercati azionari globali, nonostante il nostro focus sulle utility e sui produttori di componenti cruciali.

Efficienza della domanda – continuiamo a concentrarci sull’investimento in produttori di apparecchiature industriali che non dipendono in misura eccessiva da nuovi progetti (un ambito in cui ci aspettiamo ritardi, in particolare nel settore del petrolio e del gas), e preferiamo i produttori di componenti cruciali troppo importanti per non essere oggetto di una regolare manutenzione o sostituzione.

Controllo dell’inquinamento – abbiamo beneficiato delle performance particolarmente brillanti di alcune società che forniscono laboratori o attrezzature per i test di qualità dell’acqua, che spesso sono anche coinvolte nell’effettuazione di test per i virus o nello sviluppo di vaccini.

Infrastrutture idriche – alcune utility del settore idrico hanno forse registrato le performance più sorprendenti e deludenti; sebbene alcune utility regolamentate abbiano messo a segno i migliori rendimenti da inizio anno, gran parte del loro contributo positivo risale a prima della crisi, e la forte correzione di questi titoli ha colto di sorpresa molti investitori. Sottolineiamo in particolare le compressioni dei multipli e alcuni movimenti azionari decisamente bruschi nel sottosegmento delle concessioni.

Quali sono le implicazioni, nell’attuale contesto?

Riteniamo sempre importante sottolineare gli orizzonti a lungo termine pluridecennali che il settore idrico offre agli investitori. Conoscendo i modelli di business in cui investiamo e gli alti e bassi storici dei cicli economici, e con così tante persone sottoposte alle misure di confinamento legate all’emergenza sanitaria, possiamo essere assolutamente certi che la domanda repressa sosterrà una ripresa della domanda per le società in cui investiamo. Vediamo già timidi segnali di ripartenza: pur non potendo escludere una seconda ondata di contagi se questa fase non sarà gestita adeguatamente, siamo molto fiduciosi che nel lungo termine la ripresa dell’attività economica consentirà al più ampio universo investibile legato al settore idrico di guadagnare terreno.

Conclusione

Alla luce della crisi sanitaria in atto e del ruolo dell’acqua nel lavaggio delle mani e nella pulizia degli ambienti, ribadiamo che il fatto che questa risorsa sia data per scontata ci ha molto sorpresi. Dal nostro punto di vista, sono stati rivelatori gli acquisti “da panico” di carta igienica in tutto il mondo all’inizio dei lockdown, mentre si è pensato poco ai servizi idrici o fognari sottostanti richiesti durante questo periodo estremamente difficile. Riconosciamo che difficilmente le persone si affretteranno ad acquistare scorte di acqua quando questo periodo drammatico sarà passato, ma è indubbio che queste società, il loro ruolo cruciale nelle nostre vite e il loro valore a lungo termine siano trascurati e sottovalutati. Che tipo di crisi occorrerà per indurre gli investitori a riconsiderare la loro visione dell’acqua?

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