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To the moon

Nell’agosto 2008, in piena crisi finanziaria globale, su una mailing list di crittografia venne pubblicato, firmato con uno pseudonimo, un articolo di nove pagine intitolato Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System (Bitcoin: un sistema di pagamento elettronico peer-to-peer). Due anni dopo, Laszlo Hanyecz offriva 10.000 Bitcoin per l’acquisto di due pizze, la prima transazione commerciale riconosciuta con questo nuovo concetto di pagamento. Sono passati anni e Bitcoin esiste ancora, sotto forma di una rete Internet per il trasferimento di valore senza ricorrere a un’autorità centrale (anche se Bitcoin stesso è diventato più un asset speculativo che un sostituto stabile del denaro). Oggi, quei 10.000 Bitcoin valgono circa 470 milioni di dollari e i token del sistema delle criptovalute hanno una capitalizzazione di mercato totale pari a circa 3.000 miliardi di dollari.

Blockchain: la tecnologia alla base di tutto

Bitcoin si basa sulla tecnologia blockchain. Per molti, la blockchain è un argomento ostico perché si colloca a cavallo tra economia, crittografia/costruzione di database, statistica teorica e a volte persino filosofia, tutte discipline accademiche di cui pochi vantano una comprensione integrata. È inoltre accompagnata da un enorme clamore da parte di frange di sostenitori ultraliberali. Per di più il sistema è oggetto di una pubblicità esagerata e pullula di truffatori. La tecnologia blockchain, un’innovazione inizialmente promossa dai consumatori e osteggiata dagli investitori professionali e dagli organi di vigilanza, ha subito una svolta nel 2019 con un progetto di valuta digitale da parte di una nota società di social media che ha recentemente cambiato nome. La possibilità che una società adeguatamente finanziata e forte di oltre un miliardo di utenti possa creare più o meno istantaneamente su ampia scala una valuta privata e di importanza sistemica ha suonato un campanello d’allarme.

Semplificando molto, il concetto chiave è questo: si tratta di un nuovo tipo di architettura di database dotato del potenziale necessario a eliminare l’intermediazione in numerosi modelli di business esistenti, in particolare, ma non unicamente, nei servizi finanziari. Questa nuova struttura di database agevola il trasferimento di valore tra le parti tramite Internet senza ricorrere a un’autorità centrale. Inoltre, consente di creare sia contratti “intelligenti” perfezionabili automaticamente, sia denaro programmabile (come spiegheremo più avanti). La sua presenza e le sue caratteristiche potrebbero in teoria abbassare i costi delle verifiche e dello sviluppo di reti nell’economia.

In concreto, quando oggi si usa la moneta elettronica con una carta di debito o di credito per acquistare qualcosa, le banche e le reti di pagamento prelevano commissioni per verificare che il pagatore disponga del denaro versato per un particolare prodotto o servizio. I costi di verifica sono ancora più elevati quando più parti devono verificare/controllare il trasferimento di valori lungo una catena di registri bancari corrispondenti transfrontalieri. È questo il motivo per cui le rimesse transfrontaliere sono lente e costose. La tecnologia blockchain potrebbe consentire l’effettuazione di tali trasferimenti in modo più rapido ed economico e con modalità più facilmente verificabili da tutte le parti coinvolte. Le strutture di database della blockchain prevedono la distribuzione di una sola “fonte di verità” centrale, un registro contabile, tra più parti che possono archiviarne una copia, accedervi e farvi delle aggiunte.

La blockchain dispone inoltre della capacità teorica di ridurre le barriere d’ingresso allo sviluppo di una nuova rete. Se oggi si volesse creare una nuova rete di pagamento centralizzata, ciò comporterebbe costi tecnologici e di sicurezza molto elevati in fase di avvio. Le reti blockchain possono essere sviluppate nel tempo in modo molto più economico, utilizzando incentivi per gli utenti, gli investitori e gli sviluppatori, aumentando la sicurezza e il valore della rete a mano a mano che la rete stessa cresce.

Senza addentrarci troppo nei complessi meccanismi specifici, in sostanza tutto questo ci interessa perché alcuni titoli investono già nella blockchain e stanno creando nuovi servizi per trarre profitto da questa tecnologia.

Certo, siamo ancora ben lontani dall’avvento dell’“Internet of Value” ed è molto difficile fare previsioni per il futuro, per giunta molti investitori ed economisti di spicco guardano con disprezzo alle criptovalute. Dogecoin potrebbe rivelarsi una bolla passeggera. O finire, come dice il motto ufficiale di Dogecoin: “To the Moon!”

 

Morgan Stanley Investment Management

 

 

 

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