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Il “vento della distruzione creatrice” di Will Schumpeter spazzerà le nuvole dal cielo?

L’economista Joseph Schumpeter utilizzò l’espressione “vento di distruzione creatrice” per descrivere un processo che rivoluziona la struttura economica dall’interno, “distruggendo incessantemente quella vecchia, creandone incessantemente una nuova”. Secondo le nostre osservazioni, un’onda di distruzione creatrice sta trasformando il settore dell’energia. La transizione in atto potrebbe trasformare la componente “ambientale” dei fattori ESG (ambientali, sociali e di governance) in un importante propulsore della crescita economica.

Gli investimenti destinati alla produzione di energia iniziano a spostarsi in modo percettibile verso fonti più ecocompatibili da un punto di vista climatico. Negli Stati Uniti, il gas naturale (un combustibile fossile più pulito) sta sostituendo il carbone. Può darsi che i puristi storcano il naso, ma per l’ambiente si tratta di una vittoria significativa. In Europa, il mercato delle emissioni incentiva l’utilizzo di fonti di energia più pulite. L’India e la Cina, dal canto loro, stanno cercando di muoversi verso una maggiore efficienza energetica. È palese che la tendenza a sostituire le vecchie fonti di energia con fonti nuove e più ecocompatibili sia ormai affermata.
Non è una tendenza che produrrà tutti i suoi effetti dall’oggi al domani, ma crea opportunità per flussi d’investimento nel lungo termine, che potrebbero porre in essere un notevole potenziale di rialzo per il prodotto interno lordo (PIL).

Le emissioni globali di CO2 si stanno sganciando dalla crescita del PIL

Negli ultimi anni, le emissioni di anidride carbonica (CO2) sono calate a livello globale, con valori visibilmente in declino nella maggior parte delle regioni. Su scala planetaria, la variazione anno su anno delle emissioni di CO2 è passata dal +5% abbondante del 2010 al +2% del 2013, quindi al +1,2% del 2014 e infine al -0,1% del 2015. In quello stesso arco di tempo, la crescita del PIL globale è rimasta nella fascia del 3%. Il calo di emissioni di CO2 nel 2013 e nel 2014 è riconducibile in parte a un rallentamento della crescita in Cina. Nel 2015, però, è apparso ormai evidente che il calo delle emissioni di CO2 è diventato un fenomeno autonomo e sempre meno collegato alla crescita del PIL.

Questo fenomeno è un fatto nuovo. Fino al 2010, la correlazione tra PIL ed emissioni di CO2 è stata molto stretta: la produzione di beni e servizi richiede energia che, tradizionalmente, è stata ottenuta dai combustibili fossili. Dal 2010, tuttavia, tale correlazione ha iniziato a venir meno. E nel 2015, l’economia è cresciuta mentre le emissioni di CO2 sono calate (Figura1).

Per il 2016, le stime di emissioni correlate all’energia – che rappresentano quasi il 90% delle emissioni totali e possono quindi essere utilizzate per valutare le tendenze globali – sono risultate invariate per il terzo anno consecutivo. Ma la crescita del PIL nel 2016 si è attestata nuovamente nella fascia del 3%, confermando la minore correlazione tra emissioni e attività economica.

Lo sganciamento delle emissioni di CO2 dalla crescita del PIL significa che l’energia che alimenta l’economia viene utilizzata in modo più efficiente oppure che viene prodotta utilizzando metodi più ecocompatibili.

Il “vento della distruzione creatrice” di Will Schumpeter spazzerà le nuvole dal cielo?

Il modello di produzione dell’energia sta per cambiare radicalmente. Quando si verificano rivoluzioni tecnologiche di questa natura, come il passaggio dalle carrozze trainate dai cavalli alle automobili, il fenomeno può essere rapido e violento. Forze schumpeteriane analoghe si faranno sentire, con ogni probabilità, anche in altri settori che producono un impatto ambientale maggiore, ad esempio il settore automobilistico.

Quelli che stiamo osservando sono solo i primi soffi di quel vento di distruzione creatrice che prevedibilmente rivoluzionerà l’intero settore dell’energia, demolendo settori obsoleti e creandone di nuovi e più ecocompatibili. Il “vento della distruzione creatrice” di Will Schumpeter basterà a spazzare le nuvole dal cielo? Vedremo. Ma la storia ha dimostrato che transizioni di questo tipo tendono a produrre effetti estremamente benefici sull’economia.

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