Message in a bottle

L’uso della plastica negli anni non ha fatto che aumentare. Tanto per dare un’idea, negli ultimi 10 anni abbiamo prodotto più plastica che negli ultimi 100 anni precedenti. Nel 1996 si consumavano 3,8 miliardi di bottiglie di plastica, mentre oggi siamo a 100 miliardi, un aumento di circa 28 volte.

Se volessimo aggiungere un po’ di stupore, potremmo anche ricordare che ci vuole più acqua per produrre una bottiglia di quella che può esservi contenuta, ma non divaghiamo.

Ogni anno stiamo producendo, quindi, oltre 300 milioni di tonnellate di plastica, metà delle quali ha un utilizzo singolo, quali bottiglie, piatti e imballaggi. Ad esempio, un sacchetto di plastica ha una vita utile di ben 15 minuti e ogni anno ne vengono prodotti 1.000 miliardi.

Secondo il programma ambientale dell’ONU, tra il 22% e il 43% della plastica usata nel mondo finisce in discarica e tra il 10 e il 20% finisce in mare. Anche quella ‘riciclata’ finisce spesso in impianti situati in Paesi dove le procedure di smaltimento non sono troppo stringenti.

A questo punto suggeriamo un’idea a tutti quelli che hanno sempre sognato una doppia cittadinanza, ma che non è a Montecarlo, Panama o alle Cayman.

Nel nord dell’Oceano Pacifico, infatti, c’è un’isola, più o meno grande quanto la Francia che non ha ancora avuto riconoscimento politico, che non è reclamata da nessuna Nazione, ma che potrebbe e dovrebbe diventare uno Stato a tutti gli effetti.

L’isola si trova peraltro in un gran bel posto, diciamo tra le Hawaii e la California.

Qui finiscono le belle notizie. Infatti già il nome non ispira molto: Pacific Trash Vortex non balzerebbe certo in testa ai motori di ricerca turistici, e non a torto.

L’isola è infatti formata da un ammasso di detriti di plastica che si è accumulato all’interno di un grosso vortice, alimentato da correnti oceaniche che fanno sì che la parte interna (ovvero l’isola stessa) sia piuttosto stabile.

L’ex vice presidente degli Stati Uniti Al Gore, premio Nobel per la pace nel 2007, ha accettato di diventare cittadino onorario dello Stato galleggiante, ora chiamato Great Garbage Pack. Oltre 100.000 persone hanno già aderito alla richiesta di cittadinanza, per il tramite del sito www.change.org.

La richiesta di cittadinanza – e la relativa richiesta all’ONU di riconoscere il 196esimo Stato a livello mondiale – non è uno scherzo né una pura provocazione.

Il fatto di possedere confini, abitanti e governo consentirebbe di poter affrontare il problema dello smaltimento di questo ammasso di rifiuti con una strategia decisa dal governo dell’isola e, soprattutto, di poter ricorrere all’aiuto delle organizzazioni sovrannazionali.

Ricordiamo, infatti, che tutto ciò che è in acque internazionali è fuori dalla giurisdizione dei singoli Paesi e quindi, in estrema sintesi, le Trash Isles sono un problema per tutta l’umanità ma non sono un problema per un singolo governo.

Il fatto è che, di isole analoghe, ne esistono diverse altre, un po’ in tutti gli oceani. Non trattandosi di vere e proprie isole, ma di agglomerati trasportati dalle grandi correnti oceaniche, è difficile identificarle con certezza, ma se ne riconoscono almeno 5, di cui due nell’Oceano Pacifico, due nell’Atlantico e una nell’Indiano.

A tutto ciò si aggiunge quanto viene a concentrarsi intorno alle coste o arcipelaghi, spesso in Asia e America Latina.

Vale la pena ricordare la curiosa storia dell’isola di Henderson, situata in prossimità del vortice del Pacifico meridionale. L’isola è stata a lungo famosa perché vicino ad essa fece naufragio la baleniera Essex, la cui storia fu di ispirazione a Herman Melville per la scrittura di Moby Dick. L’equipaggio della nave, dopo il naufragio, nel dicembre 1820, si diresse sull’isola, ma le scarsissime risorse naturali consentirono solo a tre marinai la sopravvivenza fino al salvataggio, avvenuto quasi due anni dopo.

L’isola, che ha una superficie di 36 km2, è ancora completamente disabitata ed è un territorio sotto la protezione dell’Unesco, che l’ha definita ‘uno dei migliori esempi di atollo corallino rimasto intatto grazie alla quasi assenza di attività umane’. La cosa suona oggi alquanto beffarda.

Beffarda in quanto l’isola è il posto con la più alta densità di plastica al mondo. Secondo lo studio pubblicato dalla rivista scientifica PNAS, sull’isola di Henderson si sono accumulati 38 milioni di pezzi di plastica di piccole e medie dimensioni, due terzi dei quali non visibili perché coperti da uno strato di sabbia, per un peso equivalente di circa 18 tonnellate, ovvero 500kg per km2.

Che non si tratti solo di una questione estetica, ma di salute pubblica, deve essere chiarito meglio.

Anziché biodegradarsi, la plastica si fotodegrada, ovvero si disintegra in pezzi sempre più piccoli fino alle dimensioni dei polimeri che la compongono; nondimeno, questi ultimi restano plastica e la loro biodegradazione resta quindi molto difficile. La fotodegradazione della plastica produce inquinamento da PCB (policlorobifenili).

ll PCB penetra nel corpo degli animali, ed essendo liposolubile, passa e si accumula nei tessuti adiposi. La tossicità diretta non è quella più pericolosa, mentre è la somministrazione prolungata e quindi l’accumulo che porta alla morte. Il PCB penetra e si diffonde infatti nel fegato e nei tessuti nervosi.

Il galleggiamento delle particelle plastiche, che hanno un comportamento simile a quello del plancton, ne induce l’ingestione da parte di varie specie animali e ciò causa l’introduzione di plastica nella catena alimentare, fino ad arrivare all’uomo. In alcuni campioni di acqua marina prelevati nella zona, il rapporto tra la quantità di plastica e quella del plancton era superiore a sei parti di plastica per ogni parte di plancton.

Le isole di rifiuti costituiscono quindi un nuovo ecosistema dove la plastica, inoltre, è colonizzata da circa mille tipi diversi di organismi di origine batterica, alcuni dei quali anche fortemente patogeni, come i batteri del genere vibrio. Forse batteri di altro tipo, che si cibano proprio di plastica, potranno essere domani la soluzione a questo problema al momento irrisolvibile.

Quando i Police nel 1979 – nel testo di “Message in a Bottle” – cantavano: ‘Passeggiando questa mattina non credevo a quello che ho visto, cento miliardi di bottiglie lavate sulla costa’, probabilmente non pensavano di essere così visionari.

Chissà quindi se a Sting verrà offerta la cittadinanza onoraria nell’Isola dei Rifiuti.

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