La view del Comitato Investimenti di Banca Consulia

Al tavolo degli eventi politici europei, già ricco di appuntamenti importanti, si aggiunge ora anche la Gran Bretagna: la May infatti ha portato in Parlamento la richiesta di elezioni anticipate per l’8 giugno prossimo, chiedendo agli elettori sostegno per il negoziato sulla Brexit con l’Ue. La Camera dei Comuni ha approvato la mozione senza molte sorprese, confermando quindi la tornata elettorale anche in Uk. Sebbene gli esiti dell’ultimo anno ci insegnino che non possiamo essere sicuri di nulla in vista di una consultazione elettorale, stando ai sondaggi, le strade sembrerebbero spalancate per la riconquista del governo del Regno Unito da parte dei Conservatori. Indipendentemente dall’esito del voto, però, le trattative di uscita dall’UE saranno comunque lunghe e complesse.

Per quanto riguarda i mercati, invece, l’evento che probabilmente ha più spiazzato gli operatori e le loro scelte allocative è stato l’andamento del bond decennale USA. Sulla scommessa inflattiva ed in scia al rialzo dei tassi da parte della Fed il rendimento del T-10 era atteso in netta ascesa. Andando completamente contro le aspettative, il T-Bond decennale, dopo aver toccato il 2.62%, ha visto il proprio rendimento scendere fino a quota 2.25% nel momento in cui scriviamo.

Questo evento inaspettato può essere la conseguenza sia dell’eccesso di posizioni short sui Treasuries a 10 anni, accumulate durante il mese di marzo (i ribassisti infatti, dato l’andamento dei rendimenti, sono stati costretti ad avviare ricoperture), sia dello scenario di incertezza generale che sta colpendo il panorama geo-politico mondiale.

In particolare in Europa restano centrali le elezioni francesi per le quali si andrà al ballottaggio tra Macron e Le Pen con una resa dei partiti storici, socialisti ed ex-gollisti.

Per completare il quadro, la minaccia nucleare coreana non appartiene a quel genere di cose che si possano ignorare ed ha creato forte tensione in particolare con gli Stati Uniti.

Considerando anche il fatto che il presidente Trump sta mostrando una certa fatica nel farsi approvare dal Congresso quelle riforme già ampiamente annunciate ed in parte già scontate nei prezzi, il mercato sta risentendo di tutte queste incertezze con la tipica reazione “flight to quality”. Ne beneficiano, come spesso accade, alcuni investimenti piuttosto che altri, tra cui il T-Bond decennale e altre tradizionali “assicurazioni” dei mercati quali Yen, oro e Bund. In particolare: lo Yen si è rafforzato nonostante la BoJ sarà probabilmente l’ultima Banca Centrale a togliere il freno alle politiche monetarie espansive; l’oro nell’ultimo mese ha registrato un incremento di circa 3.5 punti percentuali (al netto della rivalutazione del dollaro contro euro) e infine il rendimento del Bund è sceso fino a toccare lo 0.17%. Come controprova, lo spread con il BTP è ai massimi degli ultimi anni (circa 210) e quello con l’OAT è aumentato rispetto al comitato scorso, anche se con un andamento altalenante e correlato alle notizie uscenti dai sondaggi sulle elezioni francesi.

In questo contesto, tuttavia, i mercati azionari non hanno corretto quanto si poteva immaginare visto il rafforzamento dei sopracitati asset conservativi. L’indice S&P ad esempio ha ritracciato di circa il 2% rispetto ai massimi, mentre nello stesso periodo il Treasury decennale ha guadagnato circa il 4% dai minimi. I flussi sull’azionario rimangono sostenuti, quindi si mantiene l’equity nonostante i livelli di P/E elevati, ma probabilmente ci si copre dai pericoli degli eventi descritti in precedenza, acquistando opzioni put o i vari investimenti rifugio quali oro, Yen, e Bun. In particolare in USA, nonostante le difficoltà del presidente Trump, resta ancora aperta la possibilità di riforma fiscale volta ad una riduzione delle imposte per le aziende. I primi dati della reporting season, che riguardano come sempre il settore finanziario, appaiono buoni. Tra le altre ricordiamo American Express, BlackRock, Morgan Stanley, Bank of America.

L’impressione è che in questo momento i mercati stiano prezzando abbastanza bene i rischi della congiuntura attuale ma non altrettanto le potenzialità di rialzo in caso di scenario politico favorevole. Alla fine, quello che conta, sono i dati macro positivi, ed in particolare quelli riguardanti la crescita continuano ad essere buoni in tutte le zone. Anche il Fondo Monetario ha rivisto al rialzo sia i dati di Pil a livello mondiale, portandolo da 3.1% a 3.5%, che a livello di area Euro, portandolo a 1,7% con un incremento dello 0.1%. Questi dati denotano quindi una crescita sincronizzata in tutto il pianeta che, se favorita da un dollaro stabile, potrebbe coinvolgere ancora di più i paesi emergenti, prolungando il trend positivo in atto.
A nostro avviso sarà comunque da monitorare attentamente il dato sul CPI Usa che nella sua ultima lettura ha mostrato una flessione rispetto al dato precedente, anche nella sua componente core. Il primo dato infatti ha registrato un incremento a/a del 2.40%, mentre il precedente era stato di 2,7% a/a. Il dato core invece si è attestato al 2% a/a rispetto al precedente che era stato di 2.2% a/a. Per il dato core questa è la seconda diminuzione consecutiva.

Restano cauti la Yellen e Draghi il cui obiettivo è comunque quello di un ritorno alla normalizzazione dei tassi anche se con tempistiche e modalità differenti.

Dalle minute del Fomc emerge che la Fed è molto attenta al fatto che la borsa americana possa essere sopravvalutata anche per effetto delle aspettative di tagli alle imposte, piuttosto che da aspettative di una più forte crescita economica. Nonostante questo però, al momento, grazie anche alla volontà di ridurre il suo bilancio entro fine anno, la Fed risulta andare verso una politica monetaria meno accomodante.
Per quanto riguarda la view della Bce, è stato detto chiaramente da Draghi che i tassi rimarranno bassi per un periodo prolungato, ben oltre il termine del QE. Questo perché sia la crescita reale sia l’inflazione permangono su livelli troppo bassi per poter favorire una crescita autonoma nell’area. Nonostante i progressi fatti sia in termini di occupazione che di Pil, restano delle differenze all’interno dell’area che devono essere colmate.
Anche i governatori non potranno prescindere né dagli eventi elettorali dei prossimi mesi, quali prossime elezioni in Area euro e UK, né dagli eventi geopolitici, quali la questione siriana e quella della Corea del nord, per cui anche le loro scelte dei prossimi mesi non sono così facilmente prevedibili ed il quadro si chiarirà presumibilmente solo verso fine anno.

Comitato Investimenti di Banca Consulia

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