La view del Comitato Investimenti di Banca Consulia

Il sabato del villaggio

Per descrivere il momento che stanno vivendo i mercati finanziari di questo periodo si potrebbe scomodare Giacomo Leopardi e la sua idea del sabato del villaggio: non è che il momento più bello della ripresa sarà stato proprio l’attesa stessa?

D’altra parte, se i mercati sono saliti nel momento più buio della crisi nell’attesa di una ripresa importante, perché non dovrebbe valere anche il contrario? In termini generali il ragionamento non fa una grinza, per cui occorre chiedersi, restando nella metafora leopardiana, se siamo ancora al sabato o se stiamo già assaporando la cena domenicale.

Fuor di metafora, la domanda che dobbiamo farci oggi non è tanto quella relativa ai numeri della ripresa, che è già stata comunque ampiamente scontata, quanto piuttosto in quale fase del ciclo economico ci troviamo. Siamo cioè appena usciti dalla recessione (early cycle quindi) post Covid e stiamo per entrare in un più tranquillo e lungo ciclo intermedio – come alcuni strategist sostengono – oppure siamo nella parte finale (late cycle), iniziato post Grande Crisi Finanziaria e solo momentaneamente interrotto dalla crisi pandemica?

La risposta a questa domanda è fondamentale, in quanto le conseguenze in termini di asset allocation sarebbero molto diverse.

La difficoltà a rispondere a questa domanda sta nella peculiarità dell’attuale situazione, dove si sommano tutta una serie di anomalie che rendono la lettura assai confusa.

Non c’è dubbio che solo un anno fa fossimo nel mezzo di una crisi senza precedenti e quindi immaginare di essere già alla fine della ripresa può suonare stonato. Eppure alcune delle situazioni che possiamo misurare già oggi sono tipiche di situazioni di picco quali, ad esempio, l’andamento delle materie prime, gli indici anticipatori ai livelli massimi di sempre, le pressioni inflazionistiche che stanno montando, le valutazioni dei mercati assai elevate sia su bond che equity, la corsa agli IPO tramite SPAC, per finire con certe sacche di esuberanza alquanto irrazionale sulle criptovalute. La stonatura cesserebbe però se considerassimo il 2021 come l’anno finale di una ripresa lunga 13 anni e iniziata dopo la GFC del 2008.

Nel recente Financial Stability Report la FED ha infatti richiamato l’attenzione sui rischi della condizione iperestesa del mercato: “Vulnerabilities associated with elevated risk appetite are rising. Valuations across a range of asset classes have continued to rise from levels that were already elevated late last year. Equity indices are setting new highs, equity prices relative to forecasts of earnings are near the top of their historical distribution, and the appetite for risk has increased broadly, as the meme stock episode demonstrated.

Abbiamo sottolineato queste preoccupazioni già a marzo ma, con la liquidità ancora abbondante e l’S&P 500 che ogni giorno flirta con nuovi massimi, pochi sembrano realmente preoccupati.

Ad essere onesti, il mercato non ha ignorato completamente questi rischi. Da metà febbraio, molti titoli growth e “a più lunga duration” sono in pesante ribasso, alcuni anche fino al 40%, e non solo perchè i tassi di interesse sono cresciuti più delle attese. Anche le azioni di qualità inferiore (o comunque con attese di utili molto spostate nel tempo) hanno sofferto parecchio negli ultimi due mesi. Per contro, i settori finanziario e petrolifero hanno sovraperformato come non si vedeva da anni.

Lo sappiamo, basta poco per spostare gli umori del mercato, che quando inforca gli occhiali scuri non sente più ragioni. Probabilmente Janet Yellen (oggi Segretario al Tesoro ma ex capo della FED,) con la sua recente dichiarazione “è possibile che i tassi di interesse debbano aumentare un po’ per assicurarsi che la nostra economia non si surriscaldi” ha svolto una sorta di vero e proprio stress test sulle possibili reazioni del mercato all’eventualità di un inasprimento della politica monetaria della Fed.

Tornando al tema dell’estensione del ciclo economico, occorre peraltro dire non c’è mai stata nella storia una fase nella quale i Governi spingessero con tale forza sulla spesa pubblica, come testimoniano i piani di rilancio di lungo termine intrapresi sia in USA che in Europa.

Questo lascia ipotizzare, quindi, che si stia operando a tutti i livelli per allungare a qualsiasi costo la durata di questo ciclo economico, che riteniamo avrà caratteristiche differenti rispetto a quelli passati.

Nel mese di aprile si è assistito infatti ad un susseguirsi di ottime notizie, quasi da record, per quanto riguarda i dati macro USA: PIL del primo trimestre a +6,4% da +4,3%, con le vendite al dettaglio al livello più alto da maggio 2020 (+9,8% rispetto al mese precedente).
Anche l’Europa è entrata nel secondo trimestre con un buon momentum, nonostante i numeri del PIL del primo trimestre siano ancora in territorio negativo (a -1.8% annuo e del 5.5% sotto il livello pre-pandemia).

Passando poi ai dati della reporting season, questa potrebbe rivelarsi la migliore degli ultimi 15 anni. In USA si è assistito a numeri eccezionali delle Big Tech (Alphabet, Amazon, Apple, Facebook, Microsoft in particolare) ed a conseguenti revisioni al rialzo delle stime sull’anno da parte del mercato, su livelli record sia per quanto riguarda l’intero 2021, sia per il trimestre in corso. In particolare, sono stati i settori ciclici, come il finanziario e quello delle basic resources, a beneficiare delle maggiori revisioni al rialzo delle stime.

La borsa americana sta traducendo in performance il differenziale competitivo creatosi a favore dell’economia a stelle e strisce sotto la spinta dei 6 trilioni di dollari di stimoli ed in forza del successo della campagna vaccinale. Ora che però in Europa le vaccinazioni hanno preso vigore e l’estate si preannuncia densa di ripartenze, è probabile assistere ad un passaggio di testimone a favore delle borse europee. In qualche modo sorprende infatti vedere – per lo STOXX 600 – valutazioni (sugli utili 2021) più basse rispetto a quelle del 2019, a fronte di un momentum di dati economici che dovrebbe essere in decisa accelerazione.

Al di là comunque delle logiche stagionali, che vedono i periodi estivi sempre propensi a qualche episodio di correzione decisa, resta verosimile che, se le spinte inflazionistiche rimarranno davvero di breve respiro come pronosticato dalla FED e i Governi sapranno cogliere le opportunità d’investimento innovativo e sociale rese possibili dai piani anti pandemia, potremmo assistere ad uno spostamento indietro delle lancette del ciclo economico dalle 22 di domenica ad un più tranquillizzante sabato mattina.

E i mercati non potranno che prenderne atto nei prossimi anni, con buona pace dei pessimisti, leopardiani o meno che siano.

 

Comitato Investimenti di Banca Consulia del 06/05/2021

Iscriviti a What's UP

Ricevi in anteprima tutti gli aggiornamenti