La nostra voce

Non so se avete avuto già modo di vedere ‘L’insulto’. È un bellissimo film di un regista libanese, Ziad Doueiri dove l’intreccio pubblico e privato di una lite verbale tra i due protagonisti rivela il potere dirompente delle parole.

Perché parlare del peso delle parole e delle sue conseguenze reali, vuole anche dire parlare della responsabilità di chi si esprime attraverso un mezzo che è – a tutti gli effetti – un amplificatore.

Anche questa piccola newsletter utilizza, ovviamente, le parole come strumento per portare, con un po’ di anticipo, l’attenzione dei nostri lettori su alcune delle tendenze e su alcuni stimoli che ci sembra di cogliere nella società.

Abbiamo cominciato a marzo di quest’anno, ritenendo che un’azienda come Banca Consulia – che fa della consulenza il suo business – dovesse avere prima, e dovesse diffondere poi, idee forti e anticipatorie, con una prospettiva di analisi legata non solo alle dinamiche quotidiane dei mercati, ma anche alle evoluzioni del mondo economico, della tecnologia e della società.

Pensavamo fosse importante raccogliere tutte queste idee in un punto, con sistematicità, per condividerle con clienti e colleghi, facendo sentire così la nostra voce.

Nel numero di marzo ci siamo occupati, prima di tanti altri, dei PIR, un argomento che ha continuato – e continuerà – ad essere di attualità. Finalmente anche in Italia uno strumento utile e vantaggioso, sia per i risparmiatori che per le aziende di piccola e medie dimensioni, che sono la spina dorsale del nostro sistema. Troppe polemiche ci sono state su questo fronte, spesso utilizzate solo per ottenere visibilità sui media.

E poi abbiamo cominciato a parlare dei profondi effetti della demografia, spesso molto più impattanti sull’economia delle classiche politiche economiche o monetarie. L’innalzamento della vita media, ad esempio, avrà numerose conseguenze economiche e sociali, così come l’arrivo di una nuova generazione, quella dei Millenials, che ha caratteristiche, esigenze e aspirazioni molto diverse da quelle della Baby Boom generation. Fenomeni come l’attenzione all’ambiente, alla sharing economy, alla tecnologia, non possono essere ignorati. Uno scontro generazionale, tra padri e figli, potrebbe essere dietro l’angolo. Una bella sfida per chiunque si trovi a governare. In un contesto di risorse limitate, l’obiettivo della politica non è più quello di pensare a chi assegnare risorse, bensì a chi toglierle.

Ad aprile, primo numero ufficiale, nell’editoriale di apertura abbiamo affrontato un tema significativo, sotto gli occhi di tutti e che stava cominciando a emergere prepotentemente. Già a marzo si intravedeva come si stesse creando una stridente dissonanza tra l’andamento degli indicatori economici mondiali, tutti mai così positivi da anni, e il livello di crescente insoddisfazione dei cittadini verso l’attività dei Governi, spesso sfociata in clamorosi voti di protesta a favore di formazioni populiste. Il fenomeno è lungi dall’essere concluso.

Nel numero di maggio, ha suscitato molto interesse il tema del Momentum investing, in contrapposizione con lo stile Value. Il dibattito tra i sostenitori dell’uno o dell’altro caratterizza da decenni il mondo dell’asset management e i supporters si scontrano regolarmente per imporre la propria verità. Secondo noi non esiste, purtroppo, uno stile migliore in assoluto ma esistono stili adatti o non adatti alle proprie caratteristiche psicologiche. Essere value e magari anche contrarian significa saper resistere a tutte le pressioni psicologiche derivanti dal comprare quando tutti stanno vendendo e viceversa. Tutto questo senza sapere se il fondo (o il top) del mercato saranno dietro l’angolo, oppure distanti mesi, se non anni.

A giugno ci siamo occupati, tra l’altro, di gig economy e della morte annunciata (da Trump) dell’accordo sul clima di Parigi, noto come COP21.

La gig economy, ovvero l’economia dei lavoretti, è una tendenza che sembra inarrestabile. Con gig economy si intende un modello economico dove non esistono più le prestazioni lavorative continuative (il posto fisso, con contratto a tempo indeterminato) ma si lavora on demand, cioè solo quando c’è richiesta per i propri servizi, prodotti o competenze, e dove domanda e offerta vengono gestite online, attraverso piattaforme e app dedicate quali Uber Foodora, e Airbnb tanto per citarne alcune.

Che sia un bene o un male dipende dal punto di vista ma di sicuro si tratta di una trasformazione epocale che interesserà la generazione dei Millenials.
Questa generazione, sempre più sensibile ai temi ambientali, è stata particolarmente colpita dalla decisione dell’amministrazione Trump di non onorare più gli impegni di Parigi del COP21, ovvero il primo accordo contro il cambiamento climatico significativo degli ultimi decenni, sottoscritto da ben 200 Nazioni. A prescindere dall’aspetto ‘propagandistico’ dell’annuncio, si notava, come dato consolatorio, quanto fosse complicato sganciarsi dall’accordo prima del 2020, a meno di non disdettare la ‘Convenzione Onu contro il cambiamento climatico’. Inoltre, molte tra le più importanti aziende americane, hanno rinnovato il proprio impegno verso la lotta alle emissioni inquinanti, con progetti che dureranno ben oltre la durata di una singola amministrazione. Incrociamo le dita e speriamo che la dichiarazione di dicembre del Presidente Macron sulla sconfitta della sfida al cambiamento climatico sia solo un momento di pessimismo transitorio.

E a proposito di lotta al cambiamento climatico, nell’edizione di luglio abbiamo svolto una breve analisi che ci ha mostrato come l’automobile, grazie ai progressi nelle tecnologie delle batterie e negli investimenti in infrastrutture di ricarica, sia destinata ad una ineluttabile transizione verso la propulsione elettrica, senza alcuna possibilità – si perdoni il gioco di parole – di fare marcia indietro. Volvo, ad esempio, ha annunciato che dal 2019 immetterà sul mercato solamente auto con un motore elettrico, abbandonando per sempre i motori a combustione interna e mettendo l’elettrificazione al centro del suo business model. Sicuramente più utile questo che non il blocco della circolazione dei diesel Euro 3 ed Euro 4, parola di torinese afflitto dalle polveri sottili.

Come abbiamo ribadito nella stessa edizione, litio e cobalto, materiali fondamentali per la costruzione delle batterie, devono però essere oggetto di particolare attenzione nella catena di forniture, per evitare che le conseguenze ambientali relative alla loro (cattiva) estrazione rendano vani i benefici del processo di adozione dell’elettrico.

Settembre è stato un mese caldo, in tutti i sensi, dove abbiamo affrontato alcuni temi scottanti di attualità politica e finanziaria. L’escalation di tensioni tra Corea del Nord e Stati Uniti, con prove atomiche e lanci di missili a sempre maggior gittata, ha tenuto banco ancora per i mesi successivi. Gli attacchi, almeno verbali, oggi si sono ridotti: diplomazia parallela al lavoro o solo la calma prima della tempesta?

L’altro tema – forse ora ancora più di attualità – è stato il fenomeno Bitcoin. Le performance della criptovaluta, già stellari all’epoca, hanno continuato a stupire tutti i commentatori e hanno trasformato Bitcoin nella più grossa ‘bolla’ finanziaria della storia, sorpassando anche quella dei tulipani. Peraltro, dopo l’introduzione dei futures legati al Bitcoin da parte di due primarie borse americane, anche i più scettici osservatori si stanno ponendo delle domande. Sembra improbabile, a questo punto, che le Autorità di Vigilanza continuino a ignorare il fenomeno. Speriamo che non succeda come per la vendita dei diamanti nelle banche.

Con il mese di ottobre abbiamo reso omaggio al nuovo premio Nobel per l’Economia, assegnato al Prof. Richard Thaler, che ha riportato l’economia nel mondo delle scienze comportamentali. Questo riconoscimento ci ha fatto particolarmente piacere, perché ha ribadito l’importanza di un argomento che abbiamo trattato sistematicamente all’interno di questa newsletter.

Come tema forte del mese, abbiamo invece lanciato una provocazione: l’Europa unita sarà fatta prima dalle aziende che non dalla politica. A testimoniarlo ci sono le numerose e importanti operazioni di M&A che hanno riguardato aziende tedesche, francesi e italiane.

E, visto che abbiamo iniziato citando il Libano, chiudiamo questa carrellata ricollegandoci a una vicenda che ha interessato proprio questo Paese e che potrebbe avere ripercussioni geopolitiche formidabili.

Tutto nasce intorno alla sempre più forte ingerenza dell’Arabia Saudita sulla famiglia libanese Hariri, il cui leader, Saad, il 4 novembre è stato costretto a dimettersi dal suo incarico di primo Ministro del Libano ed è stato trattenuto nella capitale saudita. Il tema centrale che sta infatti infuocando la regione, che si stava avviando verso una prima normalizzazione della situazione post crisi siriana, è ovviamente sempre quello del dualismo Arabia Saudita/Iran, dietro al quale si nasconde il secolare scontro tra sunniti (Arabia) e sciiti (Iran).

Quando si parla di Medio Oriente l’attenzione cade inevitabilmente sul petrolio, che è alla base di tutte le economie dell’area. Dopo mesi di prezzi stazionari o calanti, colpisce il silente innalzamento del prezzo del greggio, che potrebbe costituire ‘il cigno nero’ che i mercati finanziari hanno più volte evocato.

Insomma, tanti spunti, anche molto impegnativi, per aiutare e incuriosire i lettori su argomenti che spesso sono tralasciati dai media o affrontati solo a cose fatte.

L’impegno continuerà immutato anche per l’anno a venire.

Nel frattempo, un caloroso augurio di Buone Feste a tutti Voi.

Paolo D’Alfonso
Direttore Commerciale di Banca Consulia

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