L’auto elettrica al punto di non ritorno

Volvo, il produttore automobilistico svedese (ora posseduto dalla cinese Geely) ha annunciato recentemente che dal 2019 immetterà sul mercato solamente auto con un motore elettrico, abbandonando per sempre i motori a combustione interna e mettendo l’elettrificazione al centro del suo business model.

Sono interessanti le dichiarazioni del CEO dell’azienda Hakan Samuelsson, quando afferma che si tratta semplicemente di una richiesta del mercato. Il manager ribadisce infatti che ‘i clienti stanno costantemente richiedendo vetture elettriche, e noi vogliamo rispondere alle richieste attuali e prospettiche della nostra clientela’.

Si tratta di una dichiarazione molto coraggiosa, ma non isolata.

Ad esempio, la Norvegia ha annunciato che entro il 2025 tutte le auto vendute nel Paese saranno elettriche. Per raggiungere tale obiettivo lavorerà non tanto sui divieti, quanto sulla leva degli incentivi fiscali e sull’efficienza della rete di ricarica. Non male come dichiarazione per un Paese produttore di petrolio.

Sembra passato un secolo dall’inizio dello scandalo sulle emissioni truccate dei motori diesel della Volkswagen, ma era solo settembre di due anni fa.

Come per tutti i megatrend, sappiamo che alla base esistono cause profonde sociali e tecnologiche di lungo periodo, ma sappiamo anche che fenomeni occasionali possono innescare un’accelerazione del trend e lo scandalo delle emissioni è stato proprio uno di questi catalizzatori.

Tuttavia, nonostante il crescente interesse, qualcosa ancora manca all’appello per il definitivo decollo.

Limitata percorrenza, difficoltà di ricarica, tempi lunghi di attesa, questi sono sicuramente aspetti che ancora condizionano il pieno sviluppo del settore.

Ma siamo così sicuri che le cose non stiano già cambiando?

Molte nuove tecnologie sono sul punto di far migliorare rapidamente le prospettive.

Per quanto riguarda i tempi di ricarica, ad esempio, una nuova tecnologia, sviluppata da un team di ricerca dell’università di Purdue (Indiana) con alla testa il professor Cushman, deve essere citata. Il team, infatti, ha presentato una ricerca per un nuovo tipo di batterie prive di membrana e con elettroliti fluidi (per esempio una miscela di acqua ed etanolo) che potrebbero quindi essere forniti alle auto tramite pompe, simili a quelle di benzina.

Si tratterebbe di un risparmio enorme in termini anche di investimenti strutturali, necessari per sviluppare un sistema credibile di punti di ricarica in grado di rimpiazzare l’attuale sistema. La tecnologia- assai promettente – è in fase di sviluppo da parte di una start up, la IFBattery.

Per contro, un’altra start up, l’israeliana Storedot, ha recentemente mostrato al Cube Tech Fair di Berlino una nuova tecnologia per batterie non basata sugli ioni-litio, ma su nanomateriali di nuova concezione, una batteria, cioè, in grado di ricaricarsi in 5 minuti e con un’autonomia di circa 500 km.

E come dimenticare Henrik Fisker? Fisker è stato uno dei pionieri del settore, forse precedendo lo stesso Elon Musk, con la società Fisker Automotive. Grossi problemi di sicurezza, con alcune batterie che si incendiavano, nel 2013 portarono al fallimento dell’iniziativa.

Tuttavia oggi Fisker ci riprova, con una nuova supercar, la E-Motion, disegnata dalla VLF Automotive (che ha progettato anche la BMW i8 e la Aston Martin DB9) e una ‘batteria’ (tecnicamente un supercapacitor) dichiarata in grado di raggiungere i 700 km, basata sul grafene, il materiale di cui abbiamo già parlato in uno dei numeri di What’s Up.

Uno dei principali problemi con il grafene è rappresentato dal suo costo di produzione ancora proibitivo, ma secondo la rivista Business Insider, la Fisker Nanotechnology avrebbe sviluppato una tecnologia in grado di produrre una tonnellata di grafene al costo di 0,1$ per chilogrammo. Questo renderebbe economicamente utilizzabile un materiale eccezionale ma oggi poco più che confinato nei laboratori di ricerca.

Allacciamo le cinture, il punto di non ritorno è molto vicino.

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