Investiamo nell’Economia Reale

Dopo l’arrivo di Mario Draghi a capo del nuovo Governo dell’Italia, l’interesse e la fiducia verso il nostro Paese hanno registrato un balzo significativo.

Nel suo discorso d’insediamento, Draghi ha sottolineato anche il ruolo fondamentale delle imprese per una ripresa sana e duratura.

Come sappiamo, l’Italia è caratterizzata dalla presenza di moltissime medie aziende estremamente competitive, spesso leader mondiali nei loro segmenti di mercato, e al contempo poco conosciute dai risparmiatori, per la mancanza di collegamento tra ciò che potrebbe essere oggetto di investimento e ciò che il mercato offre come prodotti.

Sappiamo anche che il legislatore europeo sta guardano con favore a questo legame da rafforzare, consapevole del ruolo tendenzialmente minore che i prestiti bancari dovranno e potranno avere nella struttura dei finanziamenti delle aziende.

«Capital Market Union» è il nome del progetto promosso dalla Commissione europea per mettere in moto maggiori capitali al servizio delle imprese. L’obiettivo, infatti, è fornire alle aziende del Vecchio continente, incluse le Piccole e Medie Imprese, un bacino sempre più ricco di capitali e un ventaglio sempre più ampio di fonti di finanziamento.

L’introduzione, all’ inizio del 2017, dei PIR (Fondi Comuni dedicati a investimenti in PMI italiane con trattamento fiscale di particolare favore era già da leggersi in quest’ottica e allineava l’Italia alle esperienze di altri Paesi europei.
La normativa europea, infatti, è ampia e prevede diverse opportunità. Una di queste è rappresentata dagli ELTIF.

ELTIF è un acronimo che sta per “European Long Term Investment Fund”, ovvero “Fondo Europeo di investimento a lungo termine”. Si tratta di una categoria di fondi chiusi, ovvero veicoli di investimento dove l’ingresso e l’uscita da parte degli investitori sono regolati da specifiche previsioni indicate nel regolamento di gestione. Gli ELTIF consentono agli investitori di accedere ad asset class illiquide o con minor grado di liquidità rispetto agli investimenti tradizionali quotati. Le asset class sono riconducibili a categoria di investimento definite “reali”, cioè legate al capitale proprio o al capitale di credito di piccole e medie imprese o a progetti di sviluppo infrastrutturali (azioni, obbligazioni, note, etc.).

La durata di un ELTIF può andare da un minimo di 5-6 anni fino ad una durata di 10 anni: da questo punto di vista l’orizzonte temporale dell’ELTIF non è difforme in termini di durata rispetto ad obbligazioni di medio lungo termine con scadenze dai 5 ai 10 anni che molti investitori hanno storicamente detenuto (e detengono tutt’oggi) nei propri portafogli in un’ottica “buy & hold”.

La cosa interessante è che per la prima volta il legislatore ha inteso avvicinare il piccolo risparmiatore a queste opportunità d’investimento, prima esclusivo appannaggio degli investitori istituzionali, consentendo in linea generale l’investimento anche per somme a partire da 10.000 Euro, purché il risparmiatore sia assistito da una forma di Consulenza, per comprendere opportunità e rischi, e a patto che l’investimento non rappresenti una parte eccessiva del patrimonio.

L’orizzonte di investimento di medio-lungo termine è un elemento di forza di questa tipologia di prodotti. La durata non è di per sé garanzia di guadagno ma è storicamente un fattore che accresce le probabilità di rendimento e, in molti casi, anche l’entità delle plusvalenze realizzabili. La durata “regolata” dell’investimento nella forma dell’ELTIF preserva maggiormente l’investitore dai rischi di influenza della “finanza comportamentale”. Nervosismo e riscatti in perdita, infatti, spesso sono causati da decisioni affrettate. Si pensi ad esempio alla crisi 2008-2009: dopo i tracolli dei listini, l’azionario americano ha risposto, negli anni, triplicando il valore dell’SP500.
Il principio dell’ELTIF è privilegiare una visione industriale piuttosto che una visione finanziaria. Il tempo generalmente permette di ottenere risultati coerenti con il potenziale delle aziende e consente di realizzare i progetti industriali e sfruttarne compiutamente i risultati.

Questa particolarità è molto interessante soprattutto oggi. Tassi d’interesse compressi e repentini balzi di volatilità inducono il risparmiatore privato ad avvicinarsi ad una parte dell’economia “meno finanziarizzata”, in altri termini più “reale”, investendo in attività dirette, in imprese produttive difficilmente accessibili attraverso i mercati tradizionali dei capitali quotati.

Fonte: Anthilia Sgr

L’ELTIF, teoricamente, offre quindi al portafoglio rendimenti attesi più interessanti rispetto ai mercati quotati tradizionali.

Ma non solo infatti la recente normativa fiscale italiana prevede forti incentivi per l’investimento nei PIR Alternativi detenuti per almeno 5 anni, ovvero uno sgravio al 100% sulle plusvalenze realizzate, la non tassabilità in caso di successione e la possibilità di detrazione fiscale delle eventuali perdite realizzate.

Il minore livello informativo determinato dalla ridotta dimensione delle aziende target richiede però di investire per il tramite di operatori altamente specializzati.

Per questa ragione in Banca Consulia – che da tempo sta riservando particolare attenzione ai bisogni dell’economia reale e degli imprenditori con l’attività di Corporate Finance Advisory – stiamo collaborando con Anthilia SGR – operatore italiano specializzato proprio nel segmento delle Small Cap italiane e del mercato dei Mini Bonds – per offrire ai nostri clienti l’ELTIF “Anthilia Economia Reale”.

Questo ELTIF (che è un PIR Alternativo e gode quindi dei benefici fiscali di cui sopra) investe in due categorie principali di attivi: azionario ed obbligazionario. Il peso dell’obbligazionario è non inferiore al 50% del totale degli attivi di portafoglio, mentre quello della componente azionaria va da un 35% ad un 50%.

La componente azionaria è costituita da azioni emesse da Small Cap Italiane, quotate o quotande (IPOs) con una forte potenzialità di crescita. La copertura degli analisti in questo segmento è scarsa mentre grande enfasi è data dalla SGR alla conoscenza diretta degli imprenditori e dei “cantieri” di ricerca e sviluppo delle società target.

La componente obbligazionaria è costituita da bond / loans o titoli rappresentativi di credito associati a progetti di sviluppo imprenditoriale di aziende non quotate appartenenti al tessuto produttivo italiano. Possono altresì essere oggetto di investimento anche strumenti di debito collegati allo sviluppo di progetti infrastrutturali nei comparti energetici o legati alla “transition economy”.

La combinazione di strumenti azionari e obbligazionari conferisce al portafoglio un profilo bilanciato con un rischio controllato e soprattutto un grado di illiquidità non troppo elevato: le small cap sono infatti quotate e i bond per definizione hanno una scadenza.

Riteniamo che in questo momento sia uno strumento adatto a interpretare le migliori opportunità dell’economia italiana, con un approccio bilanciato all’investimento e con uno sguardo di grande favore da parte della normativa.

Per tutte le informazioni dettagliate, si rimanda alla documentazione di offerta messa a disposizione dalla SGR e dalla Banca.

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