Il tulipano nero

Il tulipano nero e la teoria dei lemmings

La bolla dei tulipani è stata probabilmente la prima bolla speculativa economico-finanziaria di cui vi sia traccia nella storia del capitalismo.

Il tulipano deve il suo nome ad una parola turca che significa turbante: per la forma della corolla e perché furono i Turchi a rendere popolare questo fiore originario dell’Asia centrale, amato dai califfi di Baghdad, coltivato in Anatolia e portato a Costantinopoli, dove divenne la passione del sultano Solimano il Magnifico

Il tulipano fu introdotto in Europa nella metà del 1500 dalla Turchia (ma il commerciante pare fosse un portoghese) ed ebbe una crescente popolarità nei Paesi Bassi.

L’interesse per i tulipani coincise peraltro con una fase di forte crescita commerciale dei Paesi Bassi, da poco indipendenti ed al centro del lucroso commercio delle Indie Orientali.

Il tulipano divenne rapidamente una merce di lusso e uno status symbol.

Poiché il prezzo andava aumentando col tempo, si cominciò ad acquistare i bulbi di tulipano per fini speculativi.

Alcuni commercianti vendevano bulbi che erano stati appena piantati o quelli che avevano intenzione di piantare: sostanzialmente si trattava di futures sui tulipani. Questa pratica fu soprannominata “commercio del vento”. Un editto statale fece diventare illegale questa pratica, non riconoscendo carattere di coercibilità legale a questo genere di contratti, ma la legislazione non riuscì a far cessare l’attività.

Il cronista della Gazzetta di Haarlem (oggi Amsterdam), così scriveva: “Oggi un contadino ha acquistato un singolo bulbo del raro tulipano chiamato Vicerè, pagando per esso: otto maiali, quattro buoi, dodici pecore, due carichi di grano, quattro carichi di segale, due botti di vino, quattro barili di birra, due barilotti di burro, mille libbre di formaggio, un letto completo di accessori, un calice d’argento e un vestito, per un valore totale di 2.500 fiorini”. A titolo di paragone, il reddito medio annuo era pari a 250 fiorini.

Il prezzo record fu pagato nel 1636 per il bulbo più famoso, il Semper Augustus, venduto ad Haarlem per ben 6.000 fiorini.

In quell’anno il bulbo di tulipano era diventato il quarto principale prodotto di esportazione dei Paesi Bassi, dopo gin, aringhe e formaggio.

I tulipani erano scambiati nei “collegi” ospitati in taverne di numerose città olandesi. Agli acquirenti era richiesto di pagare una commissione di negoziazione del 2,5 % chiamata “soldo del vino”, fino a un massimo di tre fiorini per scambio. Erano, dunque, scambi “over-the-counter”. Nulla di strano, quelli con più di cinquant’anni, come me, ricorderanno che i prezzi del cosiddetto ‘Terzo Mercato, si facevano in un bar vicino a Piazza Affari…

Molte persone cominciarono a vendere immobili o aziende per poter speculare sul mercato dei tulipani.

Il 5 febbraio del 1637, nella città olandese di Alkmaar, famosa per il suo mercato dei formaggi, si tenne un’insolita vendita all’asta. Nelle sale era convenuta una grande folla di compratori; le offerte, all’inizio sostenute, divennero in brevissimo tempo deliranti. All’epoca dei fatti una famiglia olandese, come abbiamo detto, viveva per un anno con 250 fiorini mentre i lotti battuti giunsero ad ottenere offerte sino a 4.000 fiorini.
La giornata si concluse con un introito pari a 90.000 fiorini. L’asta di Alkmaar segnò il vero picco del mercato.

Nei giorni immediatamente successivi, la febbre dei tulipani si tramutò all’improvviso in panico: fu sufficiente che ad Haarlem un’asta di bulbi andasse deserta per provocare un panic selling incontrollato e far precipitare i prezzi di mercato in tutto il paese.

Nonostante gli sforzi degli operatori, la domanda divenne largamente insufficiente a sostenere le forti richieste di vendite: il mercato dei tulipani crollò del tutto e le negoziazioni s’interruppero.
In una tale situazione, chi aveva acquistato attraverso i contratti futures sui bulbi si ritrovò vincolato contrattualmente a pagarli una cifra notevolmente più elevata rispetto ai prezzi reali del momento, generando così ulteriori vendite per necessità di realizzo.

Si noti bene che la lobby dei fioristi, gravemente colpita, indusse la giustizia olandese a decretare la trasformazione dei contratti a termine in contratti di opzione.

In questo modo il detentore del contratto (in questo caso il fiorista o il commerciante) fu autorizzato a non onorare l’impegno (nei confronti dei contadini o coltivatori) pagando solo una penalità pari al 3,5% del prezzo pattuito, anziché essere obbligato a comprare a prezzi elevatissimi un bulbo che in quel momento aveva un valore di mercato largamente inferiore a quanto previsto nel contratto originario.

Fu durante questa epoca che Alexandre Dumas ambientò – duecento anni dopo – il suo romanzo dal titolo ‘Il tulipano nero’. La storia di Dumas, che non è un saggio finanziario ma un racconto d’amore, vede protagonista il medico Cornelius Van Bearle che, pur appartenendo a una ricca famiglia dell’Aja, investe grosse somme di denaro nella sua mania per i tulipani, alla ricerca di forme e colori sempre più nuovi, per riuscire a creare l’impossibile tulipano nero, per il quale la città di Haarlem offre il ricchissimo premio di 100.000 fiorini.

Fino a ieri, la bolla dei tulipani è stata la più grande bolla speculativa della storia.

La società di asset management Convoy Investments ha pubblicato a dicembre 2017 un grafico che raccoglie gli andamenti delle principali bolle finanziarie della storia e, tra queste, inserisce sia i bulbi di tulipano che BitCoin. Dopo il balzo di dicembre, l’andamento di BTC ha superato infatti quello dei bulbi di tulipano.

Questo potrebbe non significare nulla, tantomeno che un crollo è dietro l’angolo. Il problema delle ‘bolle’ è che sono visibili solo con il senno di poi e non esiste un limite all’ammontare che può essere raggiunto dall’euforia.

Un elemento tipico delle bolle speculative è costituito comunque dall’attitudine degli individui a mettere in atto comportamenti imitativi (herding behaviour) ispirati all’agire comune e alle prassi maggiormente diffuse tra gli altri investitori. Si fa spesso riferimento al comportamento dei lemmings, piccoli roditori artici che durante le migrazioni si gettano in mare dalla costa con un ‘suicidio di massa’ apparentemente senza una specifica ragione, seguendo solo un comportamento imitativo.

Chissà se la finanza comportamentale riuscirà a spiegare quello che sta succedendo oggi. In fondo, l’avidità e la paura saranno sempre alla base dei movimenti dei mercati, perché sono parte dei nostri istinti primordiali. Difficile combatterli razionalmente, ma un tentativo vale la pena farlo.

ll lieto fine del libro ‘Il tulipano nero’, accade solo in un romanzo.

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