Il momento delle dissonanze

Nel linguaggio musicale con il termine ‘consonanza’ si indica, in genere, un insieme di suoni eseguiti simultaneamente e tali che l’effetto complessivo risulti morbido e gradevole, mentre con il termine ‘dissonanza’, all’opposto, si indica un agglomerato di suoni dall’effetto aspro e stridente.

Fu Gioseffo Zarlino, intorno al 1500, ad introdurre il principio della tonalità e la teoria della formazione dell’accordo.

Storicamente la musica tonale è la grande maggioranza della musica oggi esistente: essa si impose in Europa e nel mondo occidentale tra il XVII e il XVIII secolo e iniziò il suo declino nel corso del XIX secolo, messa in discussione, in particolare, da Richard Wagner e Franz Liszt, sino ad arrivare alla dodecafonia di Arnold Schönberg e alla atonalità. La caratteristica principale della musica tonale, rispetto a quella precedente (modale) e a quella successiva (atonale) è la sua forte spinta verso la cosiddetta ‘risoluzione’. In termini semplicistici, l’orecchio – quasi a livello fisiologico – si aspetta una risoluzione, cioè una conclusione ‘naturale’ dell’armonia.

Come intelligentemente notato dall’Economist, questi primi mesi del 2017 stanno mostrando una evidente dissonanza tra l’andamento delle principali economie internazionali e il livello di insoddisfazione politica verso l’attività dei Governi.

Sembra stridente che molti politici si vedano penalizzati e sconfitti proprio al termine di un faticoso percorso di rilancio economico, lasciando agli avversari – che non hanno fatto nulla se non cavalcare il malcontento – i meriti della ripresa in arrivo.
Da una parte, cioè, abbiamo per la prima volta in un decennio una crescita globale sincronizzata e, dall’altra, registriamo il picco di consensi per politiche populistiche che fanno leva sul malcontento popolare.

Il World Economic Forum di inizio anno ha citato la crescente polarizzazione di ricchezza/reddito tra i rischi maggiori per la tenuta del sistema capitalistico attuale. Anzi, è proprio il WEF a dichiarare che sarà necessario riformare la natura profonda del capitalismo per contrastare le crescenti forze populiste presenti nel mondo.

Martin Schultz, l’uomo che potrebbe deporre Angela Merkel, ha colto questo aspetto nel suo recente discorso a Berlino di fronte alla Progressive Alliance, che riunisce a livello internazionale i partiti di centro-sinistra, accusando i neoliberali e un capitalismo senza vergogna di aver creato il problema dei rifugiati, dei cambiamenti climatici, di aver distrutto condizioni produttive e di vita, generando conflitti e facendo cadere Nazioni. Tutto questo è accaduto perché il mondo sarebbe stato governato nell’interesse delle grandi aziende, che hanno prosperato a discapito di tutto il resto.

Dice Schultz che ‘delle principali 100 economie mondiali, ben 69 sono rappresentate da multinazionali. Walmart (la catena retail, ndr) è al decimo posto, prima di Spagna, Australia e Olanda’.

Non ho idea di come Schultz sia arrivato a questi dati. Si potrebbe obiettare – e in parte credo sia giusto farlo – che alcuni indicatori economici non siano in grado di misurare efficacemente lo stato di salute di un Paese, e che comunque confrontare Stati e Aziende sia un esercizio ardito.

Tuttavia è certo che, mai come oggi, queste dissonanze dovranno risolversi – esattamente come nella teoria tonale della musica – su un livello più consonante con la natura dell’essere umano. Oppure, sarà necessario cominciare a familiarizzare con Schönberg e la musica dodecafonica, che, purtroppo, non piacciono quasi a nessuno.

Paolo D’Alfonso
Responsabile Marketing Operativo e Sviluppo Prodotti

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