Il lusso di vivere 100 anni

Il regista cult Robert Rodriguez nel 2015 ha girato un film – in gran segreto – con protagonista John Malkovich, dal titolo ‘100 Years’. L’aspetto assolutamente curioso è che non si potrà vedere il film per altri 97 anni. La pellicola è stata infatti rinchiusa in un caveau che farà da capsula del tempo, con una serratura a tempo che assicurerà che il film non sarà rilasciato prima della data prestabilita.

Si tratta di una trovata pubblicitaria per promuovere un famoso Cognac dai lunghi tempi di affinamento, ma lo spunto dei 100 anni mi è rimasto in mente, se non altro per il leggero disappunto di essere certo di perdermi un film comunque curioso.

Di questo sono certo, anche se si parla sempre più frequentemente di crescenti aspettative di vita. Con questo termine si intende il numero medio di anni che ci si aspetta viva una persona : il dato – basato sulle statistiche nazionali – è calcolato su tutta la popolazione e include, quindi, anche coloro che sfortunatamente muoiono in giovane età, in guerra o per incidenti.

Gli anglosassoni la chiamano ‘life expectancy’, e fortunatamente è un numero in continua crescita, essendo passato in Italia dai 30 anni, durante l’impero romano, sino agli attuali 82.
Moltissimi fattori incidono su questo numero: stile di vita, razza, genere, luogo di vita, reddito e disponibilità di cure mediche, per citare i più importanti.

Ma esiste un altro numero, chiamato ‘life span’, che potremmo definire come la durata massima potenziale della vita: rappresenta una sorta di limite biologico, il tetto massimo che l’essere umano non può oltrepassare in base alla programmazione di madre natura.

Per le mosche è un paio di giorni, per le balene artiche 200 anni. Ma per l’essere umano?

Sappiamo quindi – per definizione – che le aspettative di vita possono convergere verso la durata massima biologica e tutto il progresso può solo far sì che si riduca il numero di coloro che muoiono anzitempo e che il periodo della cosiddetta terza età’ sia raggiunto nel miglior modo possibile.

In teoria, si potrebbe immaginare che le aspettative di vita media, che oggi per il mondo sono 71,5 anni (contro i 48 anni degli anni ’50), si avvicineranno asintoticamente verso un numero X, grazie a tutti i progressi, e che la qualità di tali anni sarà complessivamente sempre più accettabile, consentendoci una vita attiva e ricca di relazioni.

Il punto è che non solo stanno crescendo le aspettative di vita, ma soprattutto che la durata massima (life span) si sta incrementando, spostando in avanti quei limiti biologici che non molto tempo fa sembravano quasi immutabili. Negli anni ‘60 si pensava fossero gli 89 anni, ma oggi questo limite si è molto alzato e si stima che sia già situato tra i 100 e i 110 anni. Non solo, grazie ai progressi della genetica, si parla tranquillamente di un limite massimo intorno ai 150 anni.

Ad esempio, i nati nel 2007 hanno già da ora un’aspettativa di vita pari a oltre 100 anni.

Fonte: 100yearslife.com

Se in termini umani questo è un sicuro successo, in termini finanziari potrebbe rivelarsi un autentico disastro, sia per il singolo che per la collettività.

Ricordiamo che la popolazione sopra i 65 anni passerà dagli attuali 600 milioni ai circa 2,1 miliardi nel 2050. Detto in altro modo, nel 2050, ci saranno solo quattro persone che lavoreranno per ogni pensionato, contro le attuali otto.

Vale quindi la pena leggersi un documento del World Economic Forum dal titolo ‘We’ll live to 100 – Can we afford it?’, che affronta le implicazioni finanziarie, politiche e sociali di questi grandi cambiamenti, suggerendo anche alcune ricette, tra cui un ovvio innalzamento dell’età pensionabile, che non vi voglio svelare per evitare malori.

Politicamente si tratta di un percorso molto difficile da far accettare.

Siamo reduci, in Italia, da un innalzamento di 6 mesi dell’età minima pensionabile, fatto che ha scatenato grandissime polemiche. Per contro, la Polonia – con una netta deriva populista – ha agito addirittura in senso opposto, abbassando l’età pensionabile, per gli uomini a 65 anni e per le donne a 60.

Certo, gli Stati possono e devono fare molto altro, favorendo una maggiore cultura finanziaria nelle scuole, dando accesso a piani di risparmio con incentivazioni fiscali, rendendo possibili forme di flessibilità per i lavoratori oltre i 65 anni e creando politiche sociali a sostegno di tassi di natalità adeguati.

Il Giappone, ad esempio, è il Paese al mondo con il più rapido invecchiamento della popolazione.

Secondo una stima delle Nazioni Unite nel 2015 il 33% della popolazione nipponica era over 60, il 7,8% over 80. Nel 2050 gli over 60 dovrebbero essere il 42,5% della popolazionee gli over 80 il 15,1%. Si tratta di dati che possono avere effetti devastanti sui sistemi sanitario e previdenziale.

Siamo nell’epoca della “vita che dura 100 anni” e, per questo motivo, bisogna “fare una grande trasformazione del sistema socio-economico”. Così ha affermato il Primo Ministro giapponese Shinzo Abe nel suo discorso programmatico per il nuovo governo, dopo la vittoria elettorale del 22 ottobre. La trasformazione passerà attraverso la robotizzazione e l’enfasi sulle tecnologie, da un lato, ma anche attraverso il sostegno alla maternità e alle famiglie.

Abe intende cioè affrontare il problema su due fronti: da un lato, incentivando la natalità e sostenendo gli anziani e, dall’altro, rafforzando i processi di meccanizzazione e robotizzazione, per sostituire forza lavoro e aumentare la produttività.

Ad esempio, entro il 2020 verranno resi gratis asili e scuole materne per i bambini tra i 3 e i 5 anni e verranno creati 300.000 nuovi centri diurni per la cura dei bambini e 500.000 strutture per la cura degli anziani.

Questo stanno facendo alcuni Governi, ma oltre un certo limite la responsabilità della propria situazione finanziaria in età avanzata diverrà – in maniera ineluttabile – strettamente personale. Che piaccia o no, un corretto comportamento oggi diventerà la principale arma a disposizione per fronteggiare la situazione futura.

Ad esempio, con un tasso di copertura delle pensioni pubbliche rispetto agli stipendi che nel mondo sta scendendo velocemente (siamo a circa il 50%), l’utilizzo di forme pensionistiche integrative dovrà inevitabilmente crescere.

Ma quale parte di reddito dovremo considerare di risparmiare annualmente per integrare la pensione pubblica? Per non parlare di coloro che, per una ragione o per l’altra, alla pensione pubblica non possono o non hanno potuto accedere.

Secondo la Covip, ci sono 7,2 milioni di iscritti a Fondi Pensione, a fronte di oltre 22 milioni di lavoratori. Un numero basso, aggravato dalla circostanza che ben il 25% di essi non effettua alcun versamento.

Secondo lo studio del WEF, almeno il 10-15% del reddito annuo dovrebbe invece essere accantonato per forme complementari pensionistiche, un livello mediamente molto superiore al tasso di risparmio prevalente in gran parte dei paesi sviluppati.

La situazione si complica – perché le necessità di risparmio aumentano – se si ipotizzano rendimenti di lungo periodo inferiori a quelli storicamente realizzati. Si tratta di un’ipotesi peraltro non così irrealistica, visto che mediamente si utilizza un tasso atteso del 3% per i bond e del 5% per le azioni.

Per concludere con una visione globale, ad oggi, si stima che nel mondo ci sia un già oggi gap da risparmi pensionistici pari a circa 70 trln $, per intenderci una cifra pari a 1,5 volte il PIL mondiale. Con i trend attuali, nel 2050 tale gap sarà pari a 400 Trln $.

In tale contesto, sicuramente troppo complicato per poter essere affrontato con un breve articolo di una newsletter, c’è davvero molto da fare per tutti.

Il settore finanziario dovrà avere un ruolo importante, sia ovviamente come gestore dei risparmi, ma ancor di più come consulente, in grado di assistere le famiglie dei propri clienti con un check up realistico.

Dovremo affrontare da subito temi, magari anche spiacevoli sull’immediato, ma che faranno sicuramente una bella differenza positiva per fare raggiungere, a noi e ai nostri figli, un futuro sempre più sereno.

Una bella responsabilità, senza dubbio, che andrà affrontata con grande competenza e determinazione.

P.S. I curiosi possono trovare un trailer del film su internet con relativa facilità, ma io non voglio dare a Rodriguez questa soddisfazione…

Iscriviti a What's UP

Ricevi in anteprima tutti gli aggiornamenti