Green is the colour

Elon è conosciuto in tutto il mondo, il fratello Kimbal meno ma quanto a idee innovative evidentemente tutta la famiglia Musk è portentosa.

Il progetto è stato battezzato da qualcuno “la Tesla dell’agricoltura”: stiamo parlando dell’agricoltura verticale in container di Kimbal Musk.

L’agricoltura verticale consiste nel coltivare piante alimentari una sopra l’altra, in strutture a più livelli. La coltivazione spesso è idroponica, cioè fuori suolo, con le piantine che crescono in acqua, nella quale vengono disciolte sostanze nutritive, con o senza un substrato inerte che può essere di varia natura (argilla espansa, cocco, torba, lana di roccia…). L’agricoltura idroponica consente di coltivare ovunque, anche dove non c’è terreno o il clima non permetterebbe determinate coltivazioni.

Altri vantaggi notevoli sono il controllo delle risorse idriche e nutrizionali e il loro risparmio, grazie al recupero e al riciclo del flusso idrico, che viene sempre raccolto e riutilizzato per nuovi cicli di irrigazione. Le coltivazioni fuori suolo non vengono attaccate da parassiti e questo vuol dire zero trattamenti nocivi sui prodotti, non vengono soffocate da erbe infestanti e questo vuol dire zero diserbanti e non sono esposte a contaminazioni da inquinamento in quanto al chiuso. Inoltre le emissioni di CO2, a parità di prodotto ottenuto, risultano nettamente inferiori rispetto all’agricoltura orizzontale tradizionale.

L’insicurezza alimentare causata dall’urbanizzazione, dall’incremento demografico, dai cambi climatici, dalla contaminazione dei raccolti da parte di agenti inquinanti o da trattamenti chimici può essere fronteggiata con coltivazioni verticali in serra e il rapporto è che con un ettaro di superficie verticale si riesce a coltivare la quantità di cibo ricavata con coltivazioni orizzontali di oltre 20 ettari di terreno.

Ricerca scientifica e nuove tecnologie sostenibili possono quindi contribuire a preservare la salute della terra e allo stesso tempo quella dell’uomo. Le coltivazioni verticali in serra permettono uno sviluppo straordinario dei vegetali, raccolti multipli senza inquinanti e con garanzie bio totali.

Kimbal Musk è un convinto sostenitore del biologico e del chilometro zero: insieme al socio Hugo Matheson, dal 2004 gestisce con successo The Kitchen e le varianti “urban casual” Next Door e rustica Hedge Row, catene di ristoranti americani con bio menù rigorosamente a chilometro zero. Il biologico esiste ma è di nicchia invece per Musk il cibo sano e a chilometro zero dovrebbe essere alla portata di tutti.

Ed è per raggiungere questo obiettivo che ha dato vita al progetto Square Roots, realizzato con Tobias Peggs, una start-up di agricoltura metropolitana indoor in container, abbinata alla creazione di percorsi formativi per insegnarla ai giovani.

Quindi non serre verticali fuori porta bensì container urbani. I primi dieci, ciascuno dei quali capace di coltivare la stessa quantità di ortaggi coltivabili in due ettari di terra, sono stati installati a Brooklyn, nel parcheggio della vecchia fabbrica Pfizer. Per la commercializzazione è prevista una filiera corta, in sostanza si coltiva per un approvvigionamento destinato alla città, quindi la catena distributiva è a impatto minimo poiché locale.
Anche il Dipartimento per l’Agricoltura degli Stati Uniti sovvenziona il progetto, che per giunta si inserisce in un percorso di educazione alimentare che porti la popolazione americana ad allontanarsi da junk e fast food verso “real food” e salutare (“Real Food For Everyone” è per l’appunto il motto di Kimbal).

Square Roots è quindi un incubatore dove vengono impiegate le più moderne tecnologie: le luci a led sostituiscono l’illuminazione naturale, impianti di climatizzazione regolano la temperatura più adatta alle diverse colture, sensori e strumentazioni sofisticate monitorano tutti i parametri di umidità, irrigazione, esposizione alla luce al fine di favorire livelli ottimali di crescita vegetale, con il minimo impiego di risorse possibile, meglio ancora quando alimentate da fonti rinnovabili.

Orientamento green dunque e Big Green è il nome della sua organizzazione no-profit che offre aule didattiche permanenti all’aperto, in centinaia di scuole in tutta l’America, con progetti che coinvolgono oltre 300.000 studenti ogni anno e che consistono in lezioni che il fondatore chiama di “alfabetizzazione alimentare” e in percorsi di apprendimento esperienziale in orti produttivi e giardini, collocati nei cortili delle scuole.

Come la rivoluzione di Elon Musk interessa i settori automobilistico (Tesla Motors), quello dell’astronautica (SpaceX) e quello dell’energia rinnovabile (Solar City) così la food revolution e la organic revolution del fratello Kimbal coinvolgono gli ambiti di agricoltura e alimentazione con un denominatore comune: l’impiego di tecnologie avanzate a supporto di grandi idee.

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