Le forme dell’acqua

Il premio Oscar come miglior film, quest’anno, è stato assegnato a : ”La forma dell’acqua” del regista messicano Guillermo del Toro, una storia surreale e romantica, fuori dal tempo e dalla realtà.

Per essere precisi, di premi Oscar ne ha vinti ben quattro.

Tanti i personaggi, tutti molto ben caratterizzati, incluso il misterioso uomo/pesce – ineluttabilmente legato alla necessità di acqua per sopravvivere – e intorno al quale ruota l’intera storia.

Negli stessi giorni in cui l’acqua diventava argomento da Oscar, sui giornali – un po’ sottotraccia – passava un’altra notizia, anch’essa legata all’acqua.

Il 22 marzo si è celebrata – come ogni anno da quando è stata istituita dall’ONU nel 1993- la Giornata mondiale dell’acqua. La giornata ha lo scopo, tra l’altro, di ricordarci che non tutti hanno accesso all’acqua potabile. Garantirla all’intera popolazione mondiale è uno degli obiettivi di sviluppo sostenibile da raggiungere entro il 2030.

Sembrano cose lontane, ma non lo sono affatto. “Non conosciamo mai il valore dell’acqua finché il pozzo non si prosciuga”, scriveva infatti Thomas Fuller.

Prendiamo ad esempio Città del Capo. Una città di circa 4 milioni di abitanti, principale meta turistica del Sud Africa, che sta vivendo una situazione di siccità senza precedenti. La siccità è tale che presto si dovrebbe andare verso il cosiddetto “giorno zero”, ovvero il giorno in cui l’erogazione dell’acqua in città sarà completamente tagliata.

Fonte: Bloomberg via Getty Images

Inizialmente previsto per il 16 aprile, il “giorno zero” è stato rinviato più volte, e attualmente è annunciato per il 9 luglio.

Gli abitanti, in queste settimane, hanno avuto a disposizione dapprima 87 litri d’acqua al giorno a testa, e poi, dal 1 febbraio, solo 50 litri.

Chi non rispetta la normativa rischia sanzioni particolarmente pesanti ma appare impossibile immaginare che le autorità possano monitorare i comportamenti di ciascun cittadino. Si tratta di una situazione davvero molto difficile da gestire.

Se effettivamente la situazione non dovesse migliorare, l’erogazione sarà bloccata e gli abitanti avranno diritto a 25 litri al giorno, che potranno ritirare in uno dei duecento punti di distribuzione che saranno predisposti. Duecento punti in una città di quattro milioni di persone…

Per dare un’idea delle proporzioni, nel comune di Milano il consumo pro-capite è di 200 litri al giorno.

Questa crisi deriva da tre anni consecutivi di siccità (mai accaduto da quando esistono le statistiche sul clima) che ha azzerato le riserve di acqua potabile. Attualmente sono in corso delle perforazioni per cercare falde in profondità e sono in costruzione impianti di desalinizzazione per le emergenze. Nulla di questo potrà però risolvere la situazione a breve termine.

Ancora più a Sud, in Antartide, sta succedendo qualcosa di ancora più grave. Occorre spostarsi a est, verso l’Australia.

Un ghiacciaio grande come la Francia si sta sciogliendo sotto l’effetto del surriscaldamento climatico.

Nuove ricognizioni aeree, condotte dalla Divisione Antartica Australiana, hanno dato agli scienziati una conoscenza senza precedenti su come si sta disciogliendo il ghiacciaio Totten nell’est del sesto continente. La ricerca, pubblicata su Nature Geoscience, ha scoperto una serie di tunnel e di aperture che permettono all’acqua calda di erodere il ghiacciaio, causando potenzialmente un drammatico sollevamento dei livelli globali dei mari.

Il ghiacciaio è uno dei più grandi del continente bianco, precisamente il quarto in termini dimensionali. È, ovviamente, uno dei “sorvegliati speciali” perché potrebbe liberare una quantità enorme d’acqua, minacciando le centinaia di milioni di persone che vivono sulle zone costiere.

L’Antartide concentra il 62% delle riserve d’acqua dolce del pianeta, il suo disgelo contribuirebbe – oltre che ad alzare il livello del mare – a desalinizzare i mari della Terra, un meccanismo fatale per numerose specie marine. Ancora ignote sono poi le ripercussioni sulle correnti marine, calde e fredde, che contribuiscono a regolare il clima del pianeta.

Peraltro, il rapporto annuale dell’organizzazione meteorologica mondiale afferma che gli ultimi 3 anni sono stati i più caldi della storia e che anche il 2018 sta proseguendo in questa direzione.

Per fortuna c’è l’accordo di Parigi, direte voi…

Purtroppo non è che arrivino tante belle notizie da questo fronte.

Infatti – dopo tre anni di declino – le emissioni di C02 stanno tornando a crescere e nel 2017 sono aumentate dell’1,4 %, raggiungendo il record 32,5 miliardi di tonnellate.

Il dato è stato pubblicato dall’AIE (Agenzia Internazionale dell’Energia) e non include neppure le emissioni prodotte da agricoltura e allevamento.

Lo sviluppo delle energie rinnovabili, per quanto veloce (è cresciuto di oltre il 6%) non ha ancora raggiunto effetti significativi, in quanto il punto di partenza è troppo basso per produrli. Per contro, è cresciuto paradossalmente anche l’uso del carbone, seppure dell’1%.

Per gli accordi di Parigi, gli obiettivi di emissioni di CO2 per il 2050 dovrebbero essere 20 miliardi di tonnellate. Non solo quindi non inizia la decrescita, ma la crescita continua a tassi importanti.

L’incremento di emissioni, per dare un’idea più concreta, equivale all’impatto che avrebbe la messa in strada in un anno di ben 170 milioni di nuove automobili.

La città di Parigi, per dare il buon esempio, ha però recentemente annunciato che diventerà entro il 2050 una città “carbon neutral” cioè a impatto nullo in termini di emissioni di CO2. E sarà alimentata al 100 per cento da energie rinnovabili. L’obiettivo è stato approvato il 21 marzo e posto nero su bianco nel nuovo “Piano clima, aria, energia” della capitale della Francia.

Come abbiamo avuto più volte modo di commentare, il lato oscuro e il paradosso della globalizzazione è proprio questo: non si può impedire alle economie emergenti di crescere ma, senza uno sviluppo sostenibile, alla lunga gli effetti negativi saranno superiori ai benefici e, soprattutto, saranno totalmente imprevedibili.

Non per niente, secondo la società di riassicurazione Munich Re, i danni causati da eventi climatici estremi sono stati nel 2017 pari a ben 330 mld di $, una cifra che rende il 2017 il secondo anno più costoso della storia.

Ma vogliamo chiudere con una nota di ottimismo, nonostante le apparenze. Nel film, il Generale Hoyt rivolgendosi al cattivissimo Strickland urla: “Figliolo, risolvi questo casino!”.

Le cose non andranno nel modo sperato dal Generale e il lieto fine comunque trionferà.

In ogni caso la prossima volta che mi lamenterò della pioggia, mi morderò la lingua!

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