L’evoluzione della nostra offerta

Nel settore finanziario italiano, si comincia a parlare con sempre più frequenza di investimenti alternativi, di private capital e di economia reale.

Sebastiano Di Pasquale e Paolo D’Alfonso, responsabili della Direzione Wealth Managemet di Banca Consulia, hanno risposto alle domande di Gianluca Baldini, editor di Citywire Italia, in occasione della Convention di Banca Consulia dal titolo “One Vision, One Mission”.

Baldini: “Il tema degli investimenti alternativi sta tornando di attualità come risposta ai tassi così bassi: cosa sta facendo il mercato in questo settore? L’Italia è restata indietro ma qualcosa sembra muoversi…”

D’Alfonso: “Quando nel 2012 iniziai a occuparmi di SRI mi chiedevo: “Come mai una cosa che ha molto senso finanziario, già diffusa in Europa e in linea con i valori di molti clienti è così arretrata in Italia?” Ebbene, la risposta è arrivata con un po’ di ritardo, ma oggi non si parla d’altro. Secondo noi la stessa cosa sta succedendo con gli investimenti alternativi. Perché stanno diventando di attualità? Certamente a causa dei tassi bassi, ma anche perché stiamo come sempre cominciando ad adeguarci a quello che è normale in gran parte del mondo. I tassi bassi sono la causa forse occasionale, il catalizzatore, ma la validità di questi approcci va ben al di là del contesto, come dimostra lo sviluppo che hanno avuto negli anni. Vale infatti la pena ricordare che, dalla grande crisi finanziaria del 2018, gli investimenti in asset alternativi nel mondo sono cresciuti di 3 volte”.

Perché è avvenuto? Secondo Di Pasquale, essenzialmente per due ragioni: performance buone, diversificazione e decorrelazione dagli asset più tradizionali.
“Quando parliamo di alternativi, parliamo di due grandi famiglie di prodotti:

  • alternativi nelle strategie di investimento, che utilizzano essenzialmente strumenti liquidi: Hedge Funds e veicoli Ucits che replicano le strategie degli Hedge Funds, utilizzando principalmente strumenti quotati;
  • alternativi negli asset su cui investono, e in questo caso parliamo invece di Private equity, Private debt, Infrastrutture e Real Estate. Sono prodotti che investono in asset non quotati e quindi illiquidi, e hanno durate che vanno oltre i 5 anni.

In Europa la quota di ricchezza investita in tali prodotti da parte degli HNWI è del 12% mentre in Italia, secondo l’Associazione Italiana Private Banking, la quota è inferiore all’1%. La regolamentazione più rigida non aiuta, ma anche questo sta cambiando e si apre una nuova opportunità. L’industria sta chiedendo a gran voce la formalizzazione del cosiddetto Well Informed Investor, diverso da cliente retail e dal professionale, assistito da un contratto di Consulenza Evoluta”.

Baldini: “Visto che i segnali ci sono, Banca Consulia si sta organizzando per essere presente e competitiva in questo settore? Bastano nuovi prodotti o serve anche tanta formazione?”

D’Alfonso: “Ci stiamo organizzando e i frutti si vedranno a brevissimo.
Sarà un percorso, non l’introduzione di un prodotto, e ci muoveremo in diverse direzioni.
Vogliamo creare entro il prossimo anno una piattaforma di offerta, un insieme organizzato di soluzioni che utilizzino più strumenti giuridici, in modo da poter spaziare dal mondo simil hedge fund a quello degli illiquidi.
In questi giorni stiamo lavorando per portare in offerta una GPM davvero innovativa, creata per offrire una valida alternativa agli investimenti direzionali, con l’obiettivo di replicare – grazie ad avanzate tecniche di calcolo – le performance dell’industria degli Hedge Funds attraverso l’utilizzo di strumenti liquidi e trasparenti come gli ETF. La linea avrà un target di clientela medio alto, per caratterizzare le GPM verso un pubblico più “private”.
Stiamo lavorando inoltre su un Fondo di Fondi Ucits, che investa su tutte le strategie alternative liquide attraverso i migliori gestori internazionali specializzati, in modo da portare anche al cliente retail una buona diversificazione di portafoglio su strategie impossibili da realizzare da soli.

Di Pasquale: “Stiamo studiando anche nuove proposte nel settore dei prodotti chiusi non riservati, in collaborazione con alcuni Partners. Qui l’idea è mettere in offerta un prodotto attivo sui 3 o 4 segmenti tipici del Private Capital. Si tratta di prodotti costruiti per beneficiare proprio del ‘premio di illiquidità’, e che si stima intorno al 3% in aggiunta al rendimento del corrispondente asset liquido, e destinati ai cosiddetti well informed investors.
Sta entrando nel vivo anche la nostra offerta di soluzioni di Corporate Finance, pensate per gli imprenditori. Stiamo per stringere alcune alleanze per coprire tutte le necessità, dalle operazioni più grandi a quelle medie, dai loans ai minibond fino ad arrivare all’equity.

Insomma, entro breve tempo metteremo a disposizione prodotti e servizi una volta accessibili solo ai super ricchi. Vogliamo evolvere. Esiste già un bacino interno, ma soprattutto vogliamo raggiungere nuovi clienti interessati a offerte innovative di questo tipo.

Accanto a queste innovazioni stiamo strutturando una formazione sull’argomento sia teorica che pratica e costituirà un’occasione di crescita professionale importante per chi saprà coglierla.

È un gioco di squadra, ciascuno deve fare il proprio pezzo. Come dice un proverbio africano, molte formiche possono spostare l’elefante..”

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