Equality can’t wait

Spiccare il volo è il titolo del libro scritto da Melinda Gates e pubblicato recentemente in Italia.

Intervistata dalla stampa, Melinda ha detto che “…è solo il primo passo di una campagna appena lanciata su cui investiamo un miliardo di dollari”. Campagna su cosa, vi starete chiedendo?

Secondo Melinda, moglie del fondatore di Microsoft, “…anche nel nostro matrimonio privilegiato, pieno di aiutanti, abbiamo dovuto imparare ad essere uguali. E un passo fu la decisione che Bill avrebbe accompagnato nostra figlia Jenn a scuola, a 40 minuti da casa”.

Mi viene da sorridere pensando a Bill Gates che lava i piatti in cucina, ma è difficile non cadere nelle banalità quando si affronta il tema dell’uguaglianza di genere, soprattutto da parte di un uomo.

Il punto 5 degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile, stilati dall’ONU nel 2015, si prefigge di raggiungere entro il 2030 l’uguaglianza di genere, l’emancipazione delle donne, l’eliminazione di tutte le forme di violenza contro le donne, l’eliminazione dei matrimoni precoci e forzati e la parità di partecipazione a tutti i livelli.

Belle parole, eppure è già chiaro a tutti che sarà disatteso.

La disuguaglianza di genere è uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo sostenibile, alla crescita economica e alla riduzione della povertà. Grazie agli 8 Obiettivi di Sviluppo del Millennio (OSM 2000-2015) su parità di genere e empowerment delle donne, i progressi nella possibilità per le bambine di iscriversi a scuola e l’integrazione delle donne nel mercato del lavoro sono stati considerevoli. Per questo l’Agenda dell’ONU 2030 ha inserito questi obiettivi come GOAL #5.

Secondo una ricerca del gruppo Sodexo, basta che la quota femminile impiegata salga al 40% perché l’azienda veda salire la sua produttività dell’8%. Inoltre, l’equilibrio di genere aumenta la produttività, la sicurezza, la fidelizzazione dei dipendenti e dei clienti, come mostra una ricerca su 50 mila manager di 70 aziende internazionali nel quinquennio 2011-2016.

“L’equilibrio di genere, insieme a una cultura inclusiva, aiuta a migliorare l’innovazione, l’impegno e la produttività, osserva Rohini Anand, Vicepresidente senior Corporate Responsability and Global Chief Diversity Officer di Sodexo. I dati dimostrano che non è soltanto una questione etica: uomini e donne insieme hanno più successo e il talento, l’impegno e la costanza femminili sono un valore aggiunto per le aziende”.

L’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere ha pubblicato il suo ultimo rapporto 2018 e ha illustrato i risultati del Gender Equality Index, da cui emergono spunti interessanti di riflessione per le politiche europee e anche del nostro Paese.
Il rapporto di quest’anno mostra una certa lentezza in questa direzione, con livelli assoluti e tassi di progresso come al solito molto diversi tra i vari Paesi europei. Uno degli ambiti su cui tutti – da Nord a Sud – sono più indietro è quello del ‘potere’, ovvero l’eguaglianza nel ‘decision making’.

Le istituzioni europee stanno tuttavia dando un ottimo esempio, come mostra ad esempio la nomina di Christine Lagarde al vertice della BCE e di Ursula von der Leyen in Commissione Europea.

Per rimanere su questo tema nel nostro Paese, spostiamoci ad esempio in ambito di corporate governance (ovvero la “stanza dei bottoni” dei Consigli di Amministrazione) e di Società quotate in Borsa. Vale la pena ricordare che solo grazie alla legge Golfo-Mosca del 2011 è stato fatto un enorme passo avanti e le donne nei Cda delle società quotate sono passate dal 5,6% (172) del 2010 al 35% (1.240) del 2018. Si tratta di risultati eccezionali, che vanno stabilizzati, protetti dal rischio, non remoto, di passi indietro. Basterebbe, per cogliere questo obiettivo, l’estensione da tre a sei mandati del ricorso al criterio di riequilibrio introdotto nel 2011, secondo cui almeno un terzo dei consiglieri eletti deve appartenere al genere meno rappresentato.

È proprio questo “raddoppio” l’oggetto di una nuova proposta di legge trasversale presentata recentemente alla Camera, frutto del lavoro di un gruppo di donne della politica e della società civile.

È di queste ore la notizia che l’Assemblea degli azionisti di Snam, importante società quotata in Italia, ha approvato all’unanimità una modifica dello Statuto che rende permanente l’equilibrio di genere nel CdA e nel collegio sindacale, andando quindi oltre anche le previsioni della proposta di legge.

Peraltro, un recente Quaderno Consob mostra chiaramente come, grazie a questa norma, si sia ridotta l’età media dei Consiglieri e sia aumentato il livello di istruzione dei Board aziendali, con conseguente miglioramento anche delle performance economiche.

L’analisi di queste dinamiche, così come di tante altre che appartengono alla sfera del buon governo societario, è uno dei punti più rilevanti dell’analisi dei fattori ESG, che sono alla base dei processi di scelta per gli Investimenti Socialmente Responsabili.

L’applicazione di questa ulteriore dimensione di analisi consente non solo di scegliere le società con management più adatto a un mondo che sta cambiando velocemente e quindi più promettenti, ma anche di ridurre i rischi a ciò connessi.

In Banca Consulia abbiamo da tempo sposato questa impostazione a livello di investimenti, aderendo al Forum per la Finanza Sostenibile, e abbiamo creato quindi alcune linee di gestione in collaborazione con partner internazionali specializzati in ambito SRI, oltre che una consulenza specializzata su questi temi.

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