Due Nobel, una convinzione

Due Nobel, una convinzione: collaborare

Devo confessarlo, mi ha fatto davvero piacere apprendere che il premio Nobel per l’economia di quest’anno sia stato assegnato ai due professori americani William D. Nordhaus e a Paul M. Romer, visto che le motivazioni per l’assegnazione del premio sono un po’ anche il cavallo di battaglia di questa newsletter.

I premi sono stati conferiti a Nordhaus per aver studiato l’interrelazione tra i cambiamenti climatici e l’economia e a Romer, per i suoi studi sulla crescita endogena, da cui sono emerse nuove ricerche sulle politiche che incoraggiano l’innovazione e la crescita a lungo termine.

In particolare, spiega il Comitato che ha assegnato il premio: “William D. Nordhaus e Paul M. Romer hanno disegnato metodi per indirizzare alcune delle nostre domande sul come ricreare e tenere in piedi una crescita economica sostenibile”. Si tratta di nuovi modelli che hanno allargato le possibilità dell’analisi economica, proponendo soluzioni che spiegano come l’economia di mercato interagisca con la natura e la scienza.

I loro nomi sono poco noti al grande pubblico ma famosi nella comunità scientifica. ll primo è un economista statunitense che insegna alla Yale University, vive a New Haven, nel Connecticut, e si è sempre occupato dei legami tra economia e sostenibilità. Il secondo, anch’egli americano, è pioniere della teoria della crescita endogena, un superamento del modello di Solow. È stato capo economista e vice presidente della World Bank fino al gennaio scorso (da cui si è licenziato con grandi polemiche) e professore alla Stanford University.

A ribadire la crescente necessità di un’economia sostenibile per il prossimo futuro è stato, quasi contemporaneamente alla proclamazione del Premio, anche l’ultimo rapporto del Comitato intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, dedicato alle conseguenze del riscaldamento globale. Secondo il documento, dall’inizio dell’era industriale, l’impatto antropico sul clima ha provocato un aumento della temperatura di un grado, rendendo necessario al più presto drastici cambiamenti in tutti i settori. I target sono quelli di ridurre del 45% entro il 2030 le emissioni di Co2, così da arrivare a un punto di “emissioni nette zero” entro il 2050.

In questa direzione guardano proprio alcune delle misure proposte dal premio Nobel Nordhaus. Fin dagli anni ’70, il suo lavoro si è basato infatti sullo sviluppo di modelli economici volti ad includere l’elemento ambientale, nella consapevolezza che la dimensione economica e quella climatica siano strettamente collegate.

In Climate Casino, per esempio, Nordhaus ha spiegato come molte discipline si intreccino tra loro quando si parla di cambiamenti climatici: dalla scienza all’energia, dall’economia alla politica, individuando al tempo stesso con chiarezza i passi necessari a prevenire la catastrofe. Per dirla con il New York Times: “ È una fonte unica sul riscaldamento globale attraverso il prisma di un economista geniale”.

Secondo una delle premesse della sua ricerca, l’ambiente è un bene comune, condiviso da tutti eppure nessuno paga per esso in modo adeguato o appropriato.

In altri termini, tutti quanti traiamo benefici dall’ambiente ma non paghiamo per farlo. E siamo tutti quanti danneggiati dal suo deterioramento, sebbene il valore di questi danni non venga colto dal normale mercato dei capitali.

Secondo Nordhaus, una tassa sulle emissioni di anidride carbonica – per esempio di 25 dollari a tonnellata – ed un mercato delle emissioni che consenta alle aziende di scambiare crediti per l’inquinamento prodotto rappresentano il modo migliore ed economicamente più efficace di attribuire un valore a questo bene pubblico, contribuendo così a fare qualcosa per risolvere il problema.

Con rara sincerità (per un economista…), ha ammesso di essere ancora alle prese con l’incertezza delle sue proiezioni e di quelle altrui, permettendoci così di vedere senza mistificazioni la complessità delle conseguenze legate al modo in cui gli esseri umani danneggiano l’ambiente attraverso le emissioni dei gas serra.

In particolare, Nordhaus ha innescato il dialogo tra comunità scientifiche diverse e, seguendo i dettami dell’open science, ha creato un modello open source che ogni studioso può scaricare dal suo sito internet, testare e sviluppare. Questo approccio permette quindi di mettere in relazione diverse discipline al fine di ragionare in termini diffusi su argomenti economici.

Lo stesso respiro ampio e pluridisciplinare si ritrova anche negli studi dell’altro premio Nobel per l’economia del 2018, Paul M. Romer.
Romer infatti, nei suoi lavori pubblicati dagli anni ’80, ha saputo formalizzare il ruolo centrale dell’innovazione tecnologica nella crescita economica, incorporando nei modelli macroeconomici proposti anche il progresso tecnico.

Prima di lui, nei modelli macroeconomici il progresso tecnologico era visto come una forza esterna. Romer ha fatto invece capire come incorporare il progresso tecnico e l’accumulazione della conoscenza nei modelli economici. E lo ha fatto formalizzando un’intuizione semplice: quella per cui la fase più importante e impegnativa dell’innovazione è il concepimento dell’idea, mentre la sua applicazione non è costosa. È quello che accade nello sviluppo di un sistema operativo: difficile e costoso da ideare, ma semplice ed economico da replicare su una miriade di computer.

Sostanzialmente entrambi sono giunti alla conclusione che le soluzioni alle grandi sfide della nostra società provengano proprio dal mercato, uno dei sistemi più potenti del pianeta, ma che al tempo stesso sia necessario il supporto di politiche governative consapevoli.

È quindi un vero peccato vedere come negli ultimi anni, da un’intuizione vincente sui limiti di un capitalismo sempre più smodato e pericoloso, si stia arrivando a risposte politiche sempre più populiste, che nel mercato vedono il principale nemico, incapaci di offrire quella consapevolezza e autorevolezza necessarie per guidare gli animal spirits dei mercati stessi.

Chissà se ci sarà una seconda opportunità.

Paolo D’Alfonso
Direttore Commerciale di Banca Consulia

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