Cosa resterà dell’anno 2022?

Venti-ventidue, così dicono gli anglosassoni. Un anno difficile, sia dal punto di vista emotivo che finanziario, che ci ha riportato prepotentemente alla memoria due parole che sembravano ormai cancellate dal nostro dizionario: guerra in Europa ed inflazione.

Come dimenticare quel 24 febbraio 2022, quando partì la famigerata “operazione speciale” che ha visto le truppe russe attaccare da nord a sud il territorio dell’Ucraina!

Qualcuno ricorderà che è una guerra preannunciata dai servizi informativi militari americani, a cui pochi hanno voluto credere. E ancora meno si credeva che il conflitto sarebbe durato quasi un anno, vista la disparità teorica delle forze in campo.

Non è questa la sede per addentrarsi in certe analisi, citiamo l’esempio solo per ricordare che molte volte non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

Infatti, lo stesso si può dire che sia successo sempre un anno fa a livello finanziario.

Un anno fa, all’incirca, il presidente della Fed, Jerome Powell, ha letteralmente buttato a mare il ‘playbook’ che le Banche Centrali hanno utilizzato per oltre un decennio e che gli investitori globali avevano imparato a memoria con grande soddisfazione, basato su tassi bassi e QE. L’inflazione da mesi era in ripresa, con l’allentamento dei blocchi pandemici, ma Powell aveva esortato famiglie, imprese e investitori a non farsi prendere dal panico. La rapida esplosione dei prezzi, insisteva, si sarebbe rivelata transitoria. Ma il 30 novembre 2021, Powell ha ammesso pubblicamente che la valutazione era sbagliata e ha usato il termine ‘persistente’. Le nuove regole, quindi, sarebbero state basate su rialzi dei tassi e QT. Il mercato inizialmente non ci diede troppo peso, tanto che lo SP500 fece il suo massimo proprio nei primi giorni del 2022. Senza farla troppo lunga – a distanza esatta di un anno – ci confrontiamo invece con uno dei livelli d’inflazione più alti dagli anni ’70, con un ciclo di rialzo dei tassi che non ha eguali nella storia come velocità di realizzazione, e con un conseguente andamento dei mercati finanziari e delle asset class che ha anch’esso pochi precedenti nella storia. Anzi, se a livello azionario l’anno è stato brutto, ma non statisticamente anomalo, ciò che ha completamente sorpreso gli investitori è stato l’andamento del mercato obbligazionario, che – insieme all’azionario – costituisce la base di tutte le allocazioni strategiche degli investitori istituzionali e privati.

Poiché un’immagine vale più di mille parole, basta guardare come si posiziona il puntino rosso (2022) nel grafico che rappresenta la storia dal 1871 delle performance dei mercati equity e bond.

Quindi, a voler essere positivi, potremmo dire che – dal punto di vista statistico – difficilmente il 2023 potrà essere peggio del 2022, accompagnando l’affermazione perlomeno con decisi gesti scaramantici.

Questa è la speranza, perché invece la parola che più viene utilizzata dagli strategist delle principali banche d’affari per il 2023 è “recessione”, termine che non evoca di sicuro immagini piacevoli.

C’è molto consenso su questa visione, anche perché tutte le azioni delle principali Banche Centrali mondiali – attraverso i continui rialzi dei tassi adottati per combattere l’inflazione – sembrano spingere in quella direzione. Recentemente, infatti, sia FED che BCE hanno mostrato una dose di aggressività inequivocabile. E poiché al peggio non c’è mai fine, si è soliti ricordare anche che ogni tentativo delle Banche Centrali di ottenere un soft landing, ovvero un rallentamento controllato e composto dell’economia, nel passato non ha avuto molto successo e ha spinto l’economia verso recessioni più o meno profonde. L’inclinazione negativa delle curve dei tassi, l’andamento del mercato immobiliare, tutti gli indici anticipatori sembrano puntare infatti verso ‘perturbazioni violente in arrivo.

Gli ottimisti, tuttavia, non si arrendono: i mercati – affermano – si sono già portati molto avanti nello scontare un quadro economico pessimo, e quindi questo è, come si usa dire, già incorporato nei prezzi. E poi aggiungono che il mercato del lavoro è così resistente e continuano a mancare così tanti posti di lavoro che il rallentamento non potrà che essere modesto. Infine, osservano, le principali componenti che avevano fatto rialzare l’inflazione stanno rientrando, e questo farà tornare velocemente le Banche Centrali sui loro passi, bloccando il ciclo dei rialzi prima del previsto, magari già in primavera. Non a caso, in questi giorni sta circolando il grafico del prezzo del gas in Europa, il famigerato TTF che abbiamo conosciuto nei mesi passati, che oggi si è riportato sui livelli addirittura precedenti a quelli dell’invasione ucraina.

Tanto rumore per nulla? Come abbiamo più volte ricordato su queste pagine, i mercati sono macchine da anticipazione estremamente efficienti ma, quando si guardano le lancette su un quadrante di un orologio, a furia di anticipare, a volte si rischia di trovarsi in ritardo.

Prendiamo in considerazione per un attimo la Cina e la politica zero-Covid. Il mercato azionario ha cominciato a riprendersi proprio quando il numero dei contagi è esploso su livelli stratosferici, anticipando la fine inevitabile della politica zero-Covid, che ha rappresentato un freno potente all’economia. Meglio un dolore intenso subito che una lenta agonia, si dice. Oggi gli operatori hanno deciso di guardare oltre: vedremo se questo coraggio durerà nel momento più buio, tra decessi e blocchi produttivi inevitabili.

Concluderei quindi la breve sfida dialettica tra ottimisti e pessimisti con questa provocazione, che riassume perfettamente l’atteggiamento dei mercati: avrà ragione il T-Rex o il Centrosauro?

Non abbiamo la risposta certa, pur avendo le nostre idee, e come professionisti del settore non potremo quindi che seguire con attenzione, umiltà e prudenza l’evoluzione dei dati, consapevoli di quanto il 2023 possa rappresentare il primo anno di un nuovo ‘regime’ economico e geopolitico, oppure sia già l’ultimo atto di una parentesi inflazionistica all’interno di un contesto deflazionistico di lungo termine.

Nonostante le difficoltà che abbiamo affrontato nel corso del 2022, e nonostante le sfide che dobbiamo ancora affrontare, è però importante guardare avanti con fiducia, anche se dovremo attingere a qualche riserva di pazienza in più e spostare l’orizzonte un po’ più avanti.

Nel frattempo, leviamo comunque i nostri calici e brindiamo a un nuovo anno pieno di speranza e di opportunità. Buon anno nuovo a tutti!

Paolo D’Alfonso
Co-head Wealth Management Finint Private Bank

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