Il cammello vomitante

Il cammello vomitante e la difficile arte delle previsioni

Da oltre trent’anni mi occupo di mercati finanziari: dapprima come analista finanziario, poi da gestore, da responsabile degli investimenti, da amministratore delegato di una società di gestione e da responsabile commerciale.

In questi lunghi anni devo dire che ho provato a riporre la mia fede in molti approcci, con l’obiettivo di prevedere al meglio il futuro dei mercati finanziari.

Mi sono dedicato dapprima all’analisi fondamentale. Studiavo i bilanci delle società, ne studiavo il settore, i concorrenti, i fornitori, leggevo nelle pieghe dei rendiconti finanziari, sviluppavo modelli su Lotus (Excel all’epoca non esisteva ancora…), per arrivare ad una mia valutazione dell’azienda. Il valore intrinseco, potrei dire IL VALORE. Se i prezzi stavano sotto era un buy, se stavano sopra era un sell.

A dire il vero non funzionava molto bene. Mi resi conto subito che mancava qualcosa. Ho cominciato allora ad occuparmi più seriamente di analisi economica e congiunturale. I cicli economici, in fondo, mi avrebbero aiutato a inserire i dati dell’azienda in un contesto più reale e dinamico, dove le previsioni avrebbero avuto maggiore concretezza.

Qualche miglioramento, ma non bastava, i mercati finanziari non sembravano obbedire alle mie regole, che strano. Con l’avvento dei primi computer per uso personale e i primi fornitori di software e dati, ecco allora che vedo la luce: mi dedico con foga allo studio dell’analisi tecnica. Che argomento affascinante! Trendlines, supporti, resistenze, medie mobili di ogni genere, oscillatori per ogni situazione, candele giapponesi. A tutto questo aggiunsi qualche capacità di creare trading systems e il futuro mi sembrò meno nebuloso.

Finalmente avevo “craccato il sistema operativo dei mercati finanziari” e nulla mi avrebbe più fermato. Cosa importava se era stato dato un premio Nobel a chi affermava che i mercati non sono prevedibili in quanto i prezzi già scontano tutte le informazioni possibili. L’espressione “random walk” non mi preoccupava per nulla.

L’illusione divinatoria – di questo stiamo parlando – durò parecchio. Man mano che però incontravo altri adepti, ciascuno con le sue regole e i suoi segreti, mi sembrava di avvicinarmi ad un gruppo di artisti più che ad un club di scienziati. Qualcosa non tornava.

Allora ho cambiato ancora approccio. Mi sono detto: perché inventare io il modello perfetto, quando ho a disposizione una sterminata letteratura relativa agli investitori di maggior successo al mondo che sono lieti di rivelare, a prezzi effettivamente un filo esagerati, i segreti del loro successo finanziario? Grazie ad Amazon ho popolato la mia libreria dei sorrisi di questa èlite di “masters of universe” che mi spiegavano, pagina dopo pagina, i loro segreti per investimenti di successo. Bastava mettere tutto insieme e condensare tutto quel know how in un’unica regola.

Come sempre, il diavolo sta nel dettaglio. Dico questo perché, anche in questo caso, posso affermare che i risultati non sono stati esattamente all’altezza delle mie aspettative.

Cominciavo ad essere scoraggiato, e nel frattempo dovevo gestire altri professionisti tutti ugualmente convinti come me di poter comprendere con i mezzi a loro disposizione, sempre più potenti grazie a database e programmi sofisticati, il futuro andamento di un mercato o di un titolo.

Stesse informazioni, stessi grafici, stesse analisi macro, ma spesso si arrivava a conclusioni opposte. Come era possibile? Anzi, quando tutti eravamo d’accordo, succedeva regolarmente il contrario.

Non è facile condensare in una paginetta l’esperienza di una vita professionale votata alla ricerca del miglioramento continuo delle proprie capacità. L’aspetto spietato dei mercati finanziari è che puoi essere il più preparato al mondo ed avere regolarmente torto, o essere un ignorante totale ed avere ragione al momento giusto. Molto democratici. Non importa che tu sia professore o capra, conta che tu faccia meglio degli altri. Ma la domanda da un milione di dollari è: è davvero possibile? Talento o fortuna? E coloro che stabilmente fanno bene hanno un super talento oppure una super fortuna?

È con questi dubbi amletici che sono fortunatamente incappato in uno dei segreti meglio mantenuti sui mercati finanziari e che ho deciso di condividere in questo articolo.

Una configurazione tecnica così potente che assicura guadagni certi a una cerchia strettissima di fortunati che hanno il privilegio di conoscerla.
Dopo “l’impiccato” (pattern ribassista dell’analisi tecnica basata sulle candele giapponesi), dopo “l’incrocio della morte” (altro pattern ribassista basato sull’incrocio di due medie mobili), ecco svelata una delle più potenti configurazioni tecniche ribassiste, il misterioso “cammello vomitante”.

Questa la figura applicata, ad esempio, all’indice azionario russo RDX, ma recentemente pare che il cammello abbia rovinato la festa anche al Bitcoin.

Sul web (possibilmente quello deep, molto più misterioso di quello che ci propone Google) pare che circolino interviste a soggetti che hanno fondato una lucrosa società di gestione, la VCAM, di cui presto sentiremo parlare dopo che avranno portato in Europa la loro Sicav specializzata in strategie ribassiste.

Inutile forse specificare che VCAM sta per Vomiting Camel Asset Management. Non vedo l’ora di conoscerli e farmi spiegare il loro successo.

Nel frattempo però, prima di buttarmi nuovamente a capofitto nello studio di nuove tecniche di analisi grafica nate allo zoo di New York, quali il JK (jumping kangoroo), figura prepotentemente rialzista e lo SP (sleeping panda), figura di assestamento dei trend, ho deciso di prendermi un periodo di riposo.

Forse le troppe ore passate davanti agli schermi per cercare di prevedere la direzione dei mercati mi stanno giocando brutti scherzi.

La realtà, questa sì che è dimostrata, è che non esistono scorciatoie nel nostro lavoro.

L’attività di investimento, sia per chi la realizza (i gestori) che per chi la subisce (i clienti), è un’attività intrinsecamente faticosa, soprattutto dal punto di vista emotivo.

La pazienza, l’umiltà, la cultura, la conoscenza della storia, il buon senso, sono tutti elementi che non si acquisiscono sui libri, ma che si sviluppano sulla propria pelle a furia di errori.

Perché, come diceva Warren Buffet, investire è semplice, ma non è facile.

P.S. Dopo aver fatto leggere il pezzo a mia moglie, ci tengo a precisare che il cammello e gli altri animali menzionati sono figure assolutamente inventate e non esistono professionisti del settore che le utilizzano per decidere come investire.

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