Blowing in the wind

Bob Dylan in fondo lo aveva previsto nel 1962, quando nel suo testo più famoso aveva cantato: “La risposta, amico mio, corre nel vento”.

Forse non era da interpretare in maniera così letterale, ma sicuramente – al di là del sorriso – penso che nessuno all’epoca avrebbe potuto immaginare che il vento, oltre che le risposte, avrebbe portato energia, lavoro, ricchezza e speranza per un mondo meno inquinato. Quando si parla di energie rinnovabili, chissà perché, il primo pensiero corre sempre all’energia solare. Eppure, l’energia eolica ha il potenziale di arrivare ragionevolmente a coprire ben il 30% del fabbisogno energetico europeo entro il 2030.

Secondo stime attendibili, già da qui al 2020 si potrebbe assistere ad un livello di installazioni di 12,6 GW annui. Per quella data, quindi, ci sarebbero ben 204 GW installati, facendo diventare il vento la forma di energia alternativa più diffusa (sorpassando quindi anche quella idroelettrica) con un tasso di penetrazione del 16.5%.

Gli scenari mostrano, tuttavia, ancora grandi possibilità di miglioramento, con una prospettiva di raddoppio ulteriore della quota di mercato entro il 2030. Si tratta di un traguardo molto ambizioso. Una percentuale del 30% sarà possibile solo mettendo in campo tutta una serie di aggiustamenti. Ad esempio, maggior visibilità sulle tariffe nel lungo termine, investimenti nella rete di trasmissione e una chiara politica di incentivazione.

Per la stessa data, Paesi come Danimarca, Olanda, Estonia e Irlanda entreranno nel Club del 50, ovvero tra i paesi che produrranno più del 50% della loro elettricità da fonti eoliche.

In termini di impatto ambientale significherà davvero molto. Saranno risparmiati annualmente circa 380 Mt di CO2, equivalenti ad un risparmio annuo pari a 13,2 bln € di importazioni di combustibili fossili.

L’Italia è al quinto posto nell’Unione europea per capacità installata, pari a 9 GW di potenza. Davanti ci sono la Germania (44,9 GW), la Spagna (23 GW), il Regno Unito (13,6 GW) e la Francia (10 GW).

Con una visione probabilmente molto locale, siamo abituati a pensare ai campi eolici come ad una serie di pali un po’ isolati, piantati sulle nostre colline in ordine un po’ sparso, e diventati più famosi per il loro impatto visivo negativo sui nostri paesaggi che non per la loro effettiva produttività.

La realtà è tuttavia molto diversa.

I più grandi ed efficienti campi eolici sono invece posizionati in mare, al largo delle coste. Ad esempio il più grande campo in Europa oggi è posizionato in UK, con una potenza di 630 MW, di poco inferiore alla potenza della più grossa ex centrale nucleare italiana, quella di Caorso.

Ma il record è destinato a durare poco, perché in Olanda sta prendendo il via il progetto Gemini.

Si tratta di una wind farm situata ad 85km (avete letto bene) dalla costa, di fatto invisibile dalla terraferma, ovviamente installata nel mare del Nord.

Sarà in grado di produrre quasi 700 MW, grazie a ben 150 pale eoliche disseminate su 68 km2, di fatto un quadrato di 8 km per lato.
Una volta terminato, fornirà energia a circa 1,5 mln di abitanti, riducendo ogni anno l’emissione di CO2 per 1,3 tonnellate.

Oltre a diventare sempre più estese, le wind farm sono dotate di pale sempre più grandi.

La società danese Vestas Wind sta per rendere operativa una pala alta 220 metri (più di due terzi della Torre Eiffel) e pesante 5.900 tonnellate (pari a circa 10 aeroplani Airbus 380 a pieno carico). Le sue pale rotanti di 80 metri invece “spazzano” un’area equivalente a quella di tre campi da calcio.

La maggiore altezza della torre consente al rotore di funzionare in modo più stabile, perché le turbolenze sono inferiori e l’intensità del vento più costante. Il risultato è un incremento dell’efficienza complessiva: l’output del generatore è sempre vicino al suo livello massimo anche in condizioni di modesta ventosità (6,5 ms).

Aspettiamoci allora una competizione sempre più serrata tra costruttori di turbine eoliche. La società di consulenza danese K2 Management sostiene che, grazie ai miglioramenti nelle tecniche di installazione e all’utilizzo di nuovi materiali più leggeri e resistenti, si potrebbero presto realizzare turbine con pale lunghe 200 metri.

Una curiosità e un segno del destino: un campo eolico molto importante si trova oggi sull’Isola di Wight, dove nel 1969, Bob Dylan, durante l’edizione del festival, cantò la sua canzone più famosa. E in un’intervista sulla canzone disse questo: ‘Io continuo a dire che i peggiori criminali sono tutte le persone che girano la testa dall’altra parte quando vedono il male e sanno che è male. Ho solo ventun’anni ma so già che ci sono state troppe guerre… La maniera migliore di rispondere a tutte queste domande è porsele. Ma molte persone devono prima trovarsi nel vento…’.

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