Bla Bla Land

Prima gli Italiani? La disponibilità di energia è al centro della nostra prosperità economica, presente e futura.

A livello globale, i sistemi energetici stanno vivendo un cambiamento significativo e veloce, guidato da innovazione tecnologica, nuovi modelli di consumo, dinamiche di approvvigionamento e mutati assetti politici . Queste forze offrono l’opportunità di risolvere le sfide che il sistema energetico globale deve affrontare oggi: fornire l’accesso all’energia a più di un miliardo di persone a cui manca, soddisfare la domanda di ulteriori due miliardi di persone entro il 2050, e, allo stesso tempo, fornire quell’energia a costi accessibili e con un impatto negativo sulle emissioni di CO2.

Ciò pone due domande chiave per i decision makers: cosa sia necessario per un miglioramento accelerato nei sistemi energetici dei Paesi e come possano essere messe in atto le giuste condizioni per realizzare questa transizione energetica.

Nessun attore nel sistema energetico può guidare da solo questo miglioramento. Molti protagonisti delle imprese, dei governi e degli enti sovrannazionali dovranno incontrarsi, portando i loro diversi punti di vista, priorità e sentimenti. Per facilitare un dialogo efficace tra queste parti, sono necessari una base di dati omogenei e una comprensione comune delle sfide.

Il Word Economic Forum – insieme a McKinsey & Company – ha costruito nel 2018 il primo quadro analitico oggettivo, che descrive gli imperativi necessari per una transizione energetica efficace.

L’ Energy Transition Index (ETI) è un indice che è stato creato dalle due organizzazioni per consentire appunto la valutazione dei sistemi energetici di 114 paesi all’interno di questo quadro, fornendo un benchmark su:

  • prestazioni del sistema: misura le prestazioni attuali, basate sulla distribuzione del sistema energetico sugli imperativi del triangolo energetico, ovvero promuovendo un sistema energetico che supporti lo sviluppo economico inclusivo e la crescita, l’accesso sicuro e affidabile all’energia e la sostenibilità ambientale,
  • prontezza della transizione: misura la preparazione futura dei sistemi dei paesi. La prontezza della transizione viene definita utilizzando sei dimensioni, che supportano un progresso efficace e tempestivo nelle prestazioni del sistema. Sono la disponibilità di investimenti e capitali, regolamentazione efficace e impegno politico, istituzioni e governance stabili, infrastrutture di supporto e un ambiente imprenditoriale innovativo, capitale umano e la capacità dell’attuale sistema energetico di adattarsi ai cambiamenti.

Di seguito la tabella riassuntiva che offre il valore dell’ETI per 25 Paesi

Chi si chiedesse dove si posiziona il nostro Paese, ottava economia al mondo per dimensione del PIL, scoprirebbe che siamo posizionati al 35° posto, preceduti da Perù, Slovenia e Colombia, con un ETI di 54.

Irresistibile quindi la tentazione di esaminare la versione definitiva del “Contratto per il Governo del cambiamento”. La stampa italiana ha infatti dedicato molto poco spazio alle questioni ambientali programmate dal Governo, ad esclusione forse della TAV.

Alle tematiche energetico-ambientali o riguardanti la sostenibilità sono dedicate le sezioni “Ambiente, green economy e rifiuti zero” e “Trasporti, infrastrutture e telecomunicazioni”, con un breve passaggio sui reati ambientali nel capitolo “Giustizia rapida ed efficiente”.

Prima di riassumere i contenuti dell’accordo su questi temi, va evidenziato che le pagine prodotte dai Tavoli tecnici non fanno riferimento né a specifici provvedimenti né a cifre o date collegate a futuri interventi legislativi, limitandosi di conseguenza all’enunciazione di principi di carattere generale.

Alla base della visione sull’ambiente vi è l’obiettivo di “decarbonizzare e defossilizzare produzione e finanza, promuovendo l’economia circolare”. Concretamente, le future strategie in campo di sviluppo economico e, più in generale, gli interventi dei decisori politici dovranno favorire la diffusione di modelli di sviluppo sostenibile e inserirsi nella filosofia dell’economia circolare, in base alla quale nessun prodotto può essere considerato un rifiuto non più utilizzabile. Di conseguenza, nell’intesa si punta a ridurre l’incenerimento e il conferimento in discarica, in favore di un aumento delle percentuali di riciclo. In questo senso, viene indicato come punto di riferimento il servizio garantito dalla provincia di Treviso, “studiato in tutto il mondo”. Sempre sul fronte della circolarità, vengono menzionate l’introduzione di incentivi per la produzione di merci riciclabili e riutilizzabili, la realizzazione di “centri di riparazione e riuso dei beni utilizzati” e la messa in opera di “azioni contro lo spreco alimentare”.

Nel documento viene riservato uno spazio rilevante anche al contrasto del consumo di suolo, da attuarsi mediante politiche di rigenerazione urbana. A tal riguardo, viene ritenuto centrale il rilancio del patrimonio edilizio esistente, con il contributo delle riqualificazioni energetiche degli edifici. Non a caso, si legge nel testo: “Gli immobili capaci di autoprodurre energia rappresentano la sfida del futuro”.

Non poteva mancare all’appello la sfida rappresentata dal climate change, da giocare puntando su “interventi per accelerare la transizione alla produzione energetica rinnovabile e spingere sul risparmio e l’efficienza energetica in tutti i settori”. Da questo punto di vista, il Contratto “legastellato” guarda alla redazione di Piani Nazionali per ridurre i consumi di energia e i livelli di inquinamento nelle aree più sensibili del Paese, come ad esempio Taranto.

Altro pilastro ambientale del patto per il Governo è il sostegno alla mobilità sostenibile, a scapito dei veicoli alimentati a diesel e benzina (per quanto nella sezione sul fisco il Contratto preveda la riduzione delle accise sui carburanti). Nel dettaglio, la chiave individuata per ridurre il numero di vetture inquinanti risiede nel ricorso a “strumenti finanziari per favorire l’acquisto di un nuovo veicolo ibrido ed elettrico a fronte della rottamazione-vendita di un mezzo con motore endotermico”. In altri termini, si tratta di incentivi la cui portata dovrebbe garantire il rafforzamento tanto del sistema di vendita quanto delle infrastrutture di ricarica delle vetture elettriche. In aggiunta, in quanto forme di mobilità alternativa, viene ritenuto necessario concedere spazi pubblici per i servizi di car sharing (a fronte dell’aumento di mezzi elettrici) e incentivare lo sviluppo di reti ciclabili urbane ed extraurbane.

In conclusione, l’importanza e l’ambiziosità degli argomenti elencati devono tuttavia fare i conti con l’indeterminatezza complessiva dell’accordo, che per quanto riguarda energia (cui formalmente non è stato dedicato alcun punto) e ambiente sembra aver risentito della maggior attenzione dedicata ai temi più sentiti da politici ed elettori che non ad un vero esame delle sfide che attendono il nostro Paese sui temi energetici.

Giusto per la cronaca, la Colombia ha recentemente varato la ‘Risoluzione 0570’ che cerca di portare il Paese nel campo dell’energia verde e di adattarsi alle necessità del cambiamento climatico. Questa mossa consentirà alla Colombia di rispettare gli accordi internazionali in materia di energia, come la COP21, dotando il Paese di un quadro di riferimento finalmente chiaro.

Purtroppo senza numeri e piani, ogni affermazione resta un’opinione.
“Prima gli italiani”, affermazione o domanda non so dire, speriamo solo non sia il sottotitolo di un remake estivo, Bla Bla Land.

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