Un benchmark per la consulenza?

In questa edizione della newsletter diamo voce a Roberto Fagarazzi, Responsabile della Consulenza Evoluta in Banca Consulia.
Prima di riportare il suo contributo, proviamo però a definire il termine benchmark. A seconda di come viene impiegato, benchmark assume diverse accezioni:

  • nell’ottica del risparmiatore è uno strumento che può aiutare a scegliere l’investimento più adatto alle proprie esigenze, ma anche un obiettivo a cui fare riferimento per valutare la performance delle proprie scelte di investimento;
  • nell’ottica del gestore è un portafoglio “di riferimento” su cui basare ex ante le proprie strategie d’investimento e da cui staccarsi poi in maniera più o meno importante;
  • nell’ottica del Legislatore è uno strumento di regolamentazione attraverso cui far conoscere al risparmiatore, tramite il prospetto informativo, le caratteristiche dell’investimento in termini di rischiosità e rendimenti attesi.

Queste le riflessioni di Roberto Fagarazzi.

“Mifid 2 determina l’emersione dei costi pagati dai risparmiatori (che forse sarebbe il caso di cominciare a chiamare investitori). Non stupisce quindi che il settore finanziario sia in subbuglio e le analisi proliferino. Come sempre il Sole24Ore lodevolmente svolge la sua importante funzione informativa, rivolta non solo agli operatori del settore, ma anche al mondo dei clienti di banche e consulenti. Plus24 di ieri affronta il tema dei rendiconti annuali. Mi ha colpito una frase nella pubblicità dell’inserto su Radio24, frase che ho poi cercato e ritrovato:

“[…]c’è grande incertezza infatti su come illustrare un dato chiave ovvero il peso dei costi sui rendimenti. Sarà dura infatti per banche e consulenti finanziari conservare i clienti quando quest’ultimi si accorgeranno che hanno pagato commissioni nonostante il “rosso” delle performance di portafoglio […”.]

Ora, è chiaro che i lettori vanno invogliati ed attratti, magari con delle semplificazioni accattivanti che facciano leva sull’emotività, ma quel “nonostante” pesa come un macigno. Ed è il macigno di quella mancanza di educazione finanziaria che proprio la storica testata da sempre contribuisce a contrastare. Fuorviante, direi una concessione alla banalizzazione imperante. Pericoloso nel suo essere “più realista del re” rispetto ad una norma che vuole solo tutelare i clienti da costi ingiustificati, ma non certo sostenere che tutte le commissioni debbano diventare di performance. Nè tantomeno che la consulenza sia sempre ‘consulenza absolute return annua’.

Solo una preposizione, un dettaglio? Tanto rumore per nulla? Beh, si può pensarlo. Ad esempio, siamo abituati ai titoli dei giornali che parlano dei miliardi “bruciati” in borsa in una seduta e mai dei miliardi “creati”.

Mi piace pensare che la gente, almeno un pochino, abbia cominciato a capire, a ridimensionare questi annunci e ad assimilarli a certi titoli gridati sul meteo che addirittura non corrispondono nemmeno alle previsioni riportate all’interno dello stesso sito che li ospita. Tutto sommato, meno danni che nel passato, almeno per chi è seguito da un consulente, fermo restando che ognuno di questi titoli è un’occasione persa per fare educazione finanziaria oltre che corretta informazione.

Ma invece no, qui il discorso è diverso. Non stiamo parlando di disinformazione da contrastare con l’aiuto del proprio consulente, perché questi è parte in causa. Ciò che va assolutamente evitato è spingere i risparmiatori a ragionare in termini di risultato annuale, con l’idea preconcetta che a fronte di una performance negativa sia ingiusto pagare commissioni. E va evitato nel comune interesse di tutti, a partire dai clienti, che storicamente non comprendono l’importanza di assumersi dei rischi negli investimenti e di avere un’adeguata ottica temporale e di gestione di obiettivi e di priorità. Se io investitore mi assumerò dei rischi va da sé che non tutti gli anni potrò avere dei risultati positivi, ma nel frattempo so che il mio portafoglio sta lavorando per consentirmi di raggiungere i miei obiettivi. Che tipo di controllo ho sul processo, piuttosto?

Nel mondo della consulenza entra così di prepotenza il tema del benchmark, in analogia con il risparmio gestito, ma con la decisiva differenza dell’assenza di delega. A cosa parametrare un servizio di consulenza? Nel doppio significato, naturalmente di guida ex-ante e di confronto ex-post, ma sapendo che senza confrontabilità degli ex-ante non c’è omogeneità dei confronti ex-post. Ridurre tutto alla valutazione dei costi pagati non ha senso in finanza come in ogni altra prestazione di servizi. D’altrocanto certe posizioni “di privilegio” andranno a morire per premiare le professionalità serie, perché i costi devono essere proporzionati al servizio, come in tutti i campi.

In definitiva c’è tanto lavoro da fare, su tanti fronti. Il cliente non deve essere portato a confrontare direttamente costi e performance, se non su un orizzonte temporale di lungo termine. Annualmente potrebbe piuttosto, da un lato, confrontare i costi pagati per il servizio, rispetto al costo praticato da altri per un servizio assimilabile e, dall’altro, confrontare le performance finanziarie con quelle di portafogli sufficientemente omogenei al proprio.

Semplificare la complessità è possibile, ma è complesso.

“No free lunch, as usual!”.

Roberto Fagarazzi
Responsabile Consulenza Evoluta Banca Consulia

Iscriviti a What's UP

Ricevi in anteprima tutti gli aggiornamenti