Banche e fintech

Uno dei temi più trattati del momento nel settore finanziario e bancario è quello del cosiddetto Fintech.

Fintech è una parola generica, che racchiude moltissimi argomenti e che potremmo definire come la fornitura di prodotti e servizi finanziari attraverso le più avanzate tecnologie informatiche, solitamente per il tramite di nuove società, create appositamente per questo scopo.

Realtà o esagerazione?

È indubbio che, nonostante i grandi progressi delle tecnologie digitali, sia ancora ben radicato in moltissimi clienti il valore della relazione personale. Quello che è innegabile, tuttavia, è ad esempio che il tasso di utilizzo della filiale bancaria stia calando significativamente, in tutto il mondo.

Chiusure o accorpamenti di filiali sono quindi argomenti già all’ordine del giorno per molte realtà bancarie tradizionalie il nostro Paese non è un’eccezione.

Per capire cosa succederà in Italia, possiamo quindi dare un’occhiata a quello che accade negli USA, perché spesso le tendenze iniziano lì e arrivano da noi con qualche anno di ritardo.

Secondo il ‘Digital Banking Report’, in America negli ultimi 10 anni hanno chiuso più di 8.000 filiali, a causa del fatto che circa il 90% delle transazioni avviene on-line. Le cose, però, sono destinate a cambiare ancora più velocementee incideranno sul concetto stesso di filiale fisica.

Questo perché nuove tecnologie sempre più evolute – magari nate con finalità diverse – stanno trovando spazio crescente proprio nel settore bancario tradizionale.

Ad esempio, Bank of America sta realizzando alcune mini-filiali senza dipendenti, che offrono un collegamento in videoconferenza con esperti situati presso la sede centrale.

Ma questo è solo l’inizio. Sempre più diffusi sono i sistemi di “chatbots”, software programmati per interagire con le richieste dei clienti tramite le classiche chat di assistenza, che sono già in grado di rispondere in autonomia alle più comuni richieste. Questo, ad esempio, assicurerà assistenza 24 ore al giorno per 365 giorni all’anno, senza costi di struttura aggiuntivi. Man mano che le tecniche di text recognition e cognitive learning progrediranno, sarà impossibile capire se dall’altra parte del video ci sia una persona fisica o un robot. Questi assistenti virtuali sono stati infatti programmati per imparare e affinare le loro capacità man mano che fanno esperienza. Esattamente come una mente umana.

Ma non basta, stiamo arrivando al “banking by voice”. Capital One sta integrando le sue funzionalità con quelle dell’assistente vocale Alexa di Amazon. I clienti della Banca potranno quindi consultare saldi, vedere bonifici e fare transazioni semplicemente utilizzando comandi vocali. Anche in questo caso il tutto è reso possibile dai progressi dei sistemi di speech recognition, di cui i più noti sono Siri di Apple e Google Voice Search. Lo stesso sta facendo Bank of America, sviluppando il suo sistema proprietario Erica.

E, sempre rimanendo nel tema della voice recognition, alcune banche anglosassoni stanno introducendo un sistema di riconoscimento vocale che elimini la necessità di password e token.

Ma il vero salto sarà fatto quando verranno integrate le possibilità offerte da “realtà aumentata” e da “realtà virtuale”.

La realtà aumentata è l’arricchimento – con dati aggiuntivi in formato digitale – di informazioni di cui già normalmente disponiamo nelle attività, semplici o complesse, che svolgiamo durante il giorno. La realtà aumentata è quindi l’integrazione e il potenziamento delle possibilità che ci vengono offerte dai nostri cinque sensi, con dispositivi ad alta tecnologia.

La realtà aumentata parte da quello che c’è attorno a noi e che viene tuttavia modificato con l’aggiunta di contenuti digitali che consentono di avere una conoscenza più approfondita dell’ambiente che ci circonda. Diverso è il caso della realtà virtuale. Quest’ultima crea un ambiente totalmente artificiale, costruito al computer, e lo rende credibile avvalendosi di tecnologie che danno la sensazione, a chi le utilizza, di trovarsi realmente immerso in quello scenario. Pensate ad esempio ai simulatori di volo o ai visori per giochi e film in 3D, oppure, ad un’ intera filiale bancaria…

Il dispositivo di VR ad oggi più noto è Oculus Rift, sviluppato da Facebook, e l’esempio più famoso è rappresentato dal film Avatar (ma non si può dimenticare Matrix).

Se volessimo fare un passo ancora più avanti, senza per questo entrare nella fantascienza, potremmo considerare nell’evoluzione del sistema anche le possibilità offerte dal cd Big Data.

La possibilità di sfruttare al meglio le potenzialità insite nell’enorme mole di dati residenti nelle banche stesse e nel web, relativamente a ciascun cliente, consentirà ad esempio di poter personalizzare al massimo l’esperienza della VR, andando a creare ambienti virtuali personalizzati sulla base delle preferenze ed esperienze di acquisto e di investimento di ciascun cliente.

Non andiamo oltre, ma di sicuro il fintech sarà un ambito di convergenza la cui portata stiamo solo iniziando a intuire, con impatti un po’ in ogni area di business bancario, incluso il lending e l’advisory e perché no, la creazione di moneta con Bitcoin ed Ethereum.

Questa di seguito è una mappa recente dell’ecosistema Fintech americano.

Jamie Dimon, il famoso CEO di Jp Morgan, nella sua lettera agli azionisti scritta alla fine dell’anno, ha ricordato come un intero esercito di start up in Silicon Valley sia stato creato e finanziato con ingentissime quantità di capitali per strappare fette di business crescenti alle banche tradizionali.

Come andrà a finire? La mia visione è sempre quella di “distruzione creativa”, secondo il modello di Schumpeter.

Quel che però è altrettanto certo, è che nessuna macchina, nessun software, potrà mai sostituire il profondo legame di empatia e fiducia che lega un Consulente al suo Cliente.

Paolo D’Alfonso
Responsabile Marketing Operativo e Sviluppo Prodotti

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