Amundi Asset Management

Il rendimento dell’investimento in conoscenza è più alto di quello di ogni altro investimento.
Benjamin Franklin, Almanacco

 

Investire nell’istruzione

Investire in conoscenza, nell’istruzione, è la risposta migliore che possiamo dare alle difficoltà di oggi e all’incertezza del futuro, consapevoli che finirà per ripagarci, con gli interessi.

È la radice del progresso umano e sociale, la condizione per lo sviluppo economico e contribuisce all’eliminazione della povertà e delle disuguaglianze, per questo l’ONU l’ha inserita tra i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG).

Inoltre le esigenze educative, spinte da alcune delle più importanti tendenze del nostro tempo, rappresentano un promettente potenziale di crescita.

Il disallineamento tra domanda e offerta di competenze nei paesi sviluppati.

Alla domanda su quale sia il problema più importante che devono affrontare, i datori di lavoro negli Stati Uniti e in Europa (1) rispondono più frequentemente che non è né la mancanza di domanda, né una regolamentazione eccessiva, o un’eccessiva tassazione, ma la difficoltà di assumere dipendenti con competenze adeguate.

Negli Stati Uniti, ci sono meno di 6 milioni di disoccupati ma più di 7 milioni di posizioni aperte. Uno dei motivi per cui la disoccupazione non scompare in un contesto così favorevole è che i disoccupati non hanno le competenze richieste dai datori di lavoro. Questo fenomeno è chiamato “disallineamento delle competenze” e l’istruzione è una delle soluzioni.

L’aspettativa di vita più lunga aumenterà la domanda di istruzione permanente.

Per finanziare le pensioni di anzianità, l’aumento dell’aspettativa di vita spingerà i governi ad aumentare gradualmente l’età pensionabile. In Giappone per esempio, il tasso di partecipazione (percentuale della popolazione occupata o che ricerca attivamente un lavoro) degli over 65 è aumentato a circa il 25% della popolazione (+ 5 punti dalla fine del 2010).

Anche negli Stati Uniti c’è stato un costante aumento del tasso di partecipazione degli ultra settantenni dall’inizio degli anni 2000. L’International Labour Organization prevede che il tasso di partecipazione degli over 65 aumenterà ulteriormente negli USA, Regno Unito e Germania entro il 2030.

L’invecchiamento della popolazione significherà pertanto che il periodo di vita lavorativa sarà più lungo e questo implicherà più cambiamenti durante il percorso di carriera: da un lavoro ad un altro nella stessa azienda, da un’azienda all’altra, da un settore all’altro (2). Le riconversioni saranno più frequenti e richiederanno nella maggior parte dei casi acquisizione di nuove competenze.

Il rapporto Future of Skills and Lifelong Learning pubblicato dall’Ufficio Del Governo per la Scienza, organo consultivo del governo britannico, ha dichiarato: “La sicurezza economica non verrà dall’avere un lavoro per tutta la vita, ma dall’avere la capacità di mantenere e rinnovare le competenze giuste attraverso un continuo apprendimento.

I cambiamenti tecnologici accelerano la cosiddetta “obsolescenza delle competenze”

Nel gergo degli economisti, si chiama “erosione del capitale umano”, ossia le competenze diventano progressivamente obsolete e sempre meno in linea con quanto richiedono le aziende.

ll CEDEFOP (Centro Europeo per lo Sviluppo della Formazione Professionale), agenzia dell’Unione Europea, spiega che “l’obsolescenza delle competenze” è una conseguenza della ristrutturazione industriale e delle mutevoli esigenze in settori con forte ricorso alle nuove tecnologie (Information Technology, finanza, attività scientifiche) e in cui le competenze possono essere rapidamente superate.

«Nell’Unione Europea, il 46% degli occupati ritiene che sia probabile o molto probabile che molte delle loro competenze siano superate nei prossimi cinque anni.” (3)

La sostituzione totale o parziale di posti di lavoro da parte dell’automazione aumenta e / o aumenterà la necessità di formazione durante il periodo lavorativo, poiché i dipendenti dovranno adattarsi a nuove funzioni o persino a nuovi settori di attività. Secondo le stime dell’OCSE, ad esempio, il 14% dei posti di lavoro nei paesi OCSE è automatizzabile e un altro 32% potrebbe essere sostanzialmente modificato (4).

A livello globale, alcuni lavori scompariranno e altri faranno la loro comparsa con l’automazione e la robotica. Soprattutto, le abilità di domani saranno diverse dalle abilità di oggi. Alcune stime suggeriscono che un terzo dei dipendenti statunitensi dovrà cambiare lavoro entro il 2030 se aumenta velocemente l’automazione (Mc Kinsey).

Continuare a formarsi è importante per chiunque in un contesto in rapido cambiamento come quello che stiamo vivendo e diventerà sempre più un imperativo economico a causa dei cambiamenti tecnologici e demografici, dei bisogni e dei tempi delle imprese.

Sul mercato sono già disponibili soluzioni per investire nell’ecosistema dell’istruzione e promuoverla attivamente per far quadrare il potenziale di rendimento con la responsabilità.

Amundi ha costituito il primo ed unico fondo al mondo che investe sul tema della sostenibilità dell’istruzione delle generazioni future.

Per ulteriori informazioni, vedi qui

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Note

  1. Indagine NFIB per gli Stati Uniti e ricerca SAFE della BCE per l’Eurozona.
  2. Vedi ad esempio il libro «La vita di 100 anni» di Lynda Gratton e Andrew Scott.
  3. Allen J. et A. De Grip, 2012, «L’obsolescenza delle competenze aumenta il rischio di perdita del lavoro?», Economia applicata.
  4. «Mettere a fuoco i lavori a rischio dell’automazione», OCSE, marzo 2018.

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