50 sfumature di guerra

Nel 1999 due colonnelli delle forze armate della Repubblica Popolare Cinese, Qiao Liang e Wang Xiangsui, pubblicarono “Guerra Senza Limiti: L’Arte della Guerra Asimmetrica fra Terrorismo e Globalizzazione” nel quale, per la prima volta in assoluto, venne codificato in maniera esaustiva “un nuovo modo di fare la guerra”. All’epoca il libro venne accolto con una certa curiosità tuttavia alcune delle sue considerazioni più innovative erano ancora troppo “acerbe” per poter essere apprezzate. Vent’anni dopo occorre purtroppo ammettere che la nuova guerra – nelle declinazioni che vedremo tra poco – è diventata un sistema osmotico e integrato nelle politiche delle superpotenze.

In effetti, nel 1808, il generale prussiano Carl von Clausewitz scriveva negli appunti di quello che sarebbe diventato il suo principale lascito intellettuale, il libro intitolato “Della Guerra”, che: “La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è mai quindi uno strumento a sé, ma è sempre inscritta in un sistema più ampio che la vede asservita agli obiettivi fissati dalla politica.

Guerra militare certo, ma anche informatica, di propaganda, commerciale, valutaria che, con tutti i risvolti, i sostegni a partiti antigovernativi etc. sono l’applicazione di questo nuovo dogma.

La nuova multidimensionalità della guerra fa sbiadire il concetto stesso di pace.

Quindi, non più un conflitto aperto, dichiarato, che implicherebbe una difesa convenzionale e un costo politico inaccettabile per chiunque, ma una provocazione costante, invisibile, attuata su più fronti per fratturare il tessuto sociale avversario, la sua economia, la sua sicurezza e capacità di controllo politico.

Una guerra “indiretta” (o non-contact) ma non per questo meno letale nel lungo periodo.

Quale sia il confine tra guerra e pace non è quindi più così chiaro. Ripensiamo ai continui attacchi informatici verso gli USA da parte di hacker russi, o alla proliferazione di fake news e manipolazioni sui social media utilizzate dalla Russia per favorire l’elezione di Trump. Neppure i sistemi normativi sono aggiornati per considerare questi attacchi veri e propri atti di guerra.

Abbiamo già parlato di guerra fredda 2.0 per commentare l’escalation economica con la Cina per la supremazia tecnologica, che abbiamo quasi derubricato con il termine ‘guerra dei dazi’. Il bivio.

Ricordiamo solo che due dei capisaldi del confronto erano il blocco dell’accesso al mercato Usa di Huawey (leggi: 5G) da un lato e il divieto di esportazione di terre rare dalla Cina, che sono alla base delle più sofisticate tecnologie, anche militari.

Che la Cina guardi quindi all’Ucraina come ad un test importante per la vicenda di Taiwan non può sorprendere e in questa chiave bisogna anche considerare alcuni atteggiamenti americani di risposta alla Russia. La vera partita si giocherà tra qualche anno nell’area indo-pacifica.

In un mondo multipolare, se tutti giocano questa partita con gli stessi mezzi vuol dire che le tensioni saranno sempre presenti: un’onda smussata ma lunghissima.

Le pressioni sono continue e basta riunire i puntini sulla vicenda Ucraina, dove la prima posta in gioco per Putin è allontanare la Nato dai suoi confini e indebolire nel lungo termine il blocco europeo e la Nato stessa, per capire che non può essere vista come un fatto isolato.

E lo sta facendo non solo ammassando le truppe al confine, ma anche indirettamente con la sua presenza in Siria, con le esercitazioni continue nel Mediterraneo e nel Baltico, con le sue forniture militari avanzate a un paese Nato come la Turchia, attraverso il taglio brutale di oltre il 50% di forniture di gas ai Paesi europei ma in maniera differenziata per metterci così gli uni contro gli altri.

E veniamo all’ultimo avvertimento all’Occidente, all’apice delle tensioni sull’Ucraina: il Corriere della Sera ha riportato che il 2 febbraio scorso Mosca ha vietato, per almeno due mesi, l’esportazione nel resto del mondo del fosfato di ammonio e degli altri fertilizzanti azotati prodotti dal metano, dei quali la Russia è oligopolista globale.
E poiché essi rappresentano il 20-25% del costo di produzione del grano, l’impennata recente delle quotazioni (il prezzo è triplicato) avrà effetti devastanti su molti beni primari.

Aggiungiamo anche una nota da spy story: il blocco arriva – guarda caso due giorni dopo l’incendio, per cause ancora da spiegare, del grande impianto di fertilizzanti azotati della Winston Weaver a Winston-Salem, in North Carolina. Dopo la chiusura di quello stabilimento, l’impatto del divieto russo risulterà ancora più efficace nel far crescere l’inflazione in Europa e nel resto del mondo.
Peraltro, il resto del mondo dovrà rivolgersi ancora più di prima alla Russia per le sue riserve di grano, con buona pace delle sanzioni economiche che l’Occidente sta valutando in queste ore.

Anche l’inflazione può essere usata come un’arma politica: viene definita la tassa sui poveri. Che sono di certo una parte importante della base elettorale di un Biden che sta arrivando ai minimi di consenso proprio in prossimità delle elezioni Mid-Term.

Non occorre essere un appassionato di Le Carrè per pensare ad una perfetta applicazione della guerra asimmetrica. Non serve quindi ripescare uno dei suoi romanzi: la realtà è molto più sorprendente e intricata e il libro di due colonnelli cinesi molto più istruttivo.

 

Paolo D’Alfonso
Co-head della Direzione Wealth Management

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