100 di questi giorni

100 è un numero che piace, semplice, grande abbastanza per catturare l’attenzione.
Secondo la numerologia – e la matematica – mette insieme nuovi inizi e azione propri dell’1 con il potenziale e l’infinito tipici dello 0. A Dante ispirò i 100 canti della Divina Commedia, a Salvini venne in mente invece la pensione anticipata.

Aspettando quindi i 100 giorni di Draghi, oggi voglio invece prendere spunto dal messaggio lanciato il 28 aprile da Joe Biden, in occasione dei suoi primi 100 giorni da Presidente.

“Sleepy Joe”, come lo chiamava con disprezzo Trump, ha sorpreso tutti per il suo dinamismo, tanto da farlo soprannominare adesso “Speedy Joe”.
Biden in effetti ha realizzato in cento giorni più ordini esecutivi e memo presidenziali di qualsiasi altro Presidente post-Roosevelt, secondo l’archivio del The American Presidency Project.
Inoltre, alle sue spalle nel discorso al Congresso, per la prima volta nella storia, c’erano due donne a rappresentare la leadership di entrambi i rami del Parlamento: Kamala Harris, Presidente del Senato e numero due del Governo e Nancy Pelosi, Speaker della Camera. Non male, per un apparentemente tranquillo signore di 78 anni.

Per sintetizzare, in 100 giorni gli Stati Uniti hanno completamente rinnovato la politica interna ed estera, hanno vinto la sfida al coronavirus, sono rientrati negli accordi di Parigi per il clima, hanno imposto sanzioni alla Russia per le ingerenze elettorali e per gli attacchi informatici, hanno ripreso i colloqui con l’Iran per il programma nucleare, hanno intensificato la presenza militare nell’area sino-indiana e, soprattutto, hanno preparato un piano di rilancio economico e sociale noto come Build Back Better, con una portata da 6.000 miliardi di dollari, che fanno letteralmente impallidire il Next Generation Plan europeo, fermo a “miseri” 750 miliardi di Euro.

Biden sta realizzando l’intervento pubblico più massiccio, dal Dopoguerra a oggi. Il piano Build Back Better si articola in tre differenti capitoli.
Il primo, l’American Rescue, è quello già varato con lo stimolo economico da 1.900 miliardi di dollari per fermare la pandemia e limitare le conseguenze economiche che il virus ha creato per l’economia e il lavoro. Giusto per inquadrarlo, è il piano che porta 1.400 dollari al mese nelle tasche dell’84% degli americani che guadagnano meno di 75.000 dollari lordi annui, a cui si aggiunge un altro 6% che riceverà una quota parte di tale somma.
Ancora da realizzare sono l’American Jobs e l’American Family con un costo preventivato di altri 4.100 miliardi di dollari.
L’American Jobs è il piano per modernizzare le infrastrutture e per creare posti di lavoro con l’energia pulita.
Qui Biden si gioca molto, anche in chiave di Elezioni Mid Term. Sappiamo che la sua bussola economica è orientata verso il ceto medio. Ma in questa categoria, il Presidente comprende anche i «blue collar», i lavoratori meno qualificati. Così ha sottolineato come il 90% dei posti che nasceranno con il piano sulle infrastrutture non richiedano una laurea e il 75% non necessiti un diploma professionale post scuole superiori.
Biden ha anche rilanciato la proposta di innalzare a 15 dollari il salario minimo a livello federale, applicando peraltro tale livello da subito – per dare il buon esempio – a tutti i lavoratori delle ditte esterne impiegate dagli uffici federali. Decisione della quale beneficeranno migliaia di lavoratori che lavorano nelle mense, nella manutenzione e nella pulizia degli uffici federali.

Con l’American Family sarà varato invece un altro pacchetto da 1.800 miliardi, con investimenti per la scuola, la famiglia (congedi di maternità retribuiti), i bambini (diritto all’asilo), per migliorare l’assistenza sanitaria e ridurre le disuguaglianze sociali.
Biden, quindi, sta tentando di realizzare una struttura di protezione simile a quella dei Paesi europei. Questa era l’idea di fondo dei candidati più radicali, quali Bernie Sanders ed Elizabeth Warren, e Biden oggi l’ha recepita in pieno.

Fantastico, ma chi pagherà tutto questo? Sicuramente una parte sarà finanziata tramite deficit di bilancio. Ma non basterà, il resto dovrà venire dalle tasse.
Biden ha detto “Non ho niente contro Wall Street, ma questo Paese è stato costruito dal ceto medio.” Quindi, pur sapendo cha la strada è in salita, ha lanciato un appello perché democratici e repubblicani appoggino il suo piano di alzare le tasse sull’1% della popolazione. “Non imporrò alcun aumento sulle persone che guadagnano meno di 400mila dollari. È invece ora che le grandi aziende americane e i più ricchi paghino la loro giusta quota. Solo quello che è giusto”, ha affermato. “I dati mostrano che il 55% delle aziende più grandi ha pagato zero tasse federali sul reddito lo scorso anno su oltre 40 miliardi di utili. E molte aziende – ha aggiunto – hanno evaso il fisco attraverso paradisi fiscali, dalla Svizzera alle Bermuda alle Cayman. Questo non è giusto”.
Una parte di risorse dovrebbe essere reperita dalla lotta all’evasione, eliminando le elusioni fiscali, aumentando le tasse sull’imponibile per le famiglie che guadagnano più di 400 mila dollari l’anno, portando la tassazione dal 20% al 39,6% sui capital gains per coloro che incassano più di un milione di dollari di profitti e aumentando le corporate tax dal 21 al 28%.
La manovra nasce dalla convinzione che il “trickle down” non funziona. Il riferimento è all’idea cardine dei liberisti e dei repubblicani: si tagliano le imposte ai produttori e a chi ha maggiori redditi; i benefici, poi, goccioleranno (trickle down) anche sulla base della piramide. Biden oppone il modello opposto, ovvero la crescita dal basso e dalla fascia media.

Nella visione del Presidente, tuttavia, le esigenze del ceto medio-operaio dovranno convivere con la centralità della scienza e della ricerca tecnologica. Biden chiede al Paese di unirsi per battere – ad esempio – la concorrenza della Cina.
I settori strategici sui cui si concentrerà sono ad esempio le batterie per l’auto elettrica, le biotecnologie, i chips dei computer e, ovviamente, l’energia rinnovabile.
Esattamente quello che stanno annunciando anche l’Europa e la Cina.

Se tutti andranno davvero in questa direzione e con questo dispiegamento di risorse finanziarie – e non c’è ragione per dubitarne – Il mondo tra cinque anni sarà molto diverso da quello che vediamo oggi.

 

Paolo D’Alfonso
Co-head della Direzione Wealth Management

Iscriviti a What's UP

Ricevi in anteprima tutti gli aggiornamenti